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REPORTAGE 22 Giugno Giu 2016 0800 22 giugno 2016

Malta, l'isola degli europei in fuga dall'austerity

Boom di investitori e lavoratori dall'estero. Italiani in primis: 2 mila all'anagrafe. La Valletta ha superato indenne la crisi e offre sgravi fiscali. Il viaggio di L43.

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da La Valletta

Veduta della Valletta.

L'aereo decolla da Pisa, 20 euro un volo low cost prenotato per tempo, meno di 100 con poche settimane di anticipo, se si ha fortuna anche andata e ritorno.
Elisa è in partenza dalla Toscana alla volta di Malta.
Giovane, neolaureata, tre lingue straniere e bella presenza, anziché da Firenze, culla del Rinascimento e delle orde di visitatori, viene chiamata dalla piccola isola-Stato nel Mediterraneo per lavori stagionali.
STAGIONALI A MALTA. Il biglietto aereo è a suo carico «ma conviene», assicura a Lettera43.it. Ha già fatto una settimana un mese fa e dopo la seconda tornerà: l'estate è lunga e a Malta «pagano di più e non schiavizzano».
Un giorno è libero, di vacanza. Gli altri li passerà nei resort o sulle navi, al lavoro in luoghi da cartolina e con ritmi ancora umani, a due ore di volo da casa.
AL RIPARO DALLA CRISI. «I maltesi dicono che c'è un po' di crisi, che anche lì sta peggiorando», ma il paragone con i vicini Paesi dell'Ue in affanno non regge.
Malta è isolata, un po' come Cipro, ma più sana anche dell'altra mini repubblica nel mare.
Un via vai di imprenditori italiani, oltre che di dipendenti e stagionali, popola l'ex paradiso fiscale e colonia inglese, oggi con un rating medio A considerato stabile, che offre vantaggi economici agli investitori stranieri e anche una buona sicurezza bancaria.

Boom di informatica, high-tech... e italiani

Ufficialmente, dagli ultimi dati disponibili, l'anagrafe degli italiani residenti all'estero (Aire) conta quasi 2 mila persone a Malta: non pochi per un arcipelago di 400 mila abitanti, ma il giro di connazionali è molto più ampio.
Ingegneri, informatici, consulenti finanziari, ristoratori, costruttori. Anche architetti e team di restauratori, perché negli ultimi anni la capitale La Valletta è stata un cantiere a cielo aperto per il restyling, spesso affidato a curatori e nomi di punta italiani.
+30% DI STRANIERI ALL'ANNO. Non tutti gli imprenditori hanno fatto il grande passo. Vanno e vengono, sondano il terreno.
Ma il tasso di espatriati cresce al ritmo del 30% l'anno: nei bar e nei locali si incontrano gruppi di stagionali estivi, operai, titolari di piccole e medie imprese che hanno fatto le valigie per «cambiare aria dall'Italia». E chi è nel giro vede bazzicare La Valletta sempre più anche da grandi volti dell'industria nazionale.
Nell'Ue dal 2004, Malta ha un sistema bancario che si è dimostrato solido negli ormai quasi 10 anni di crisi finanziaria, la sua economia è in crescita del 3% e la disoccupazione è tra il 5% e il 6%, cioè quasi ai minimi tedeschi.
BASSA TASSAZIONE E INCENTIVI. Gli stipendi non sono esorbitanti, ma in linea con gli standard europei prima delle riforme d'austerity: si può insomma ancora avere una busta paga onesta e il salario minimo garantito è attorno ai 600 euro.
Dal Business promotion act del 2001 i governi (a Malta c'è un bipolarismo tra laburisti e conservator-nazionalisti) hanno varato una serie di incentivi per investitori nazionali ed esteri, autorizzati dalla Commissione Ue e interessanti per diversi settori.
Primi tra tutti le telecomunicazioni e information technology, l'industria farmaceutica e sanitaria e le biotecnologie, il comparto manifatturiero ad alto valore innovativo.

Banche senza spazzatura lodate dalla Bce

Più in espansione, nell'ultimo decennio, sono l'informatica che spinge il gioco d'azzardo online e le società finanziarie: un retaggio del passato inglese di Malta (è indipendente dal 1964, ma ancora nel Commonwealth) e del paradiso fiscale fino al 2010.
Ma pure l'industria del turismo ha fatto un balzo in avanti di quasi il 100%, grazie all'accresciuta notorietà con l'ingresso nell'Ue, e di conseguenza il settore immobiliare è fiorente per i visitatori e l'alta densità abitativa.
Il principio di fondo è di attrarre capitali con poca burocrazia e minima imposizione fiscale: circa al 20% contro l'oltre 60% italiano, ma con particolari agevolazioni si può scendere anche sotto il 10%.
MINIMA BUROCRAZIA. In pochi giorni a Malta si può aprire un'azienda in regola con le normative Ue e minori spese di costituzione e gestione: anche gli affitti costano meno e non ci sono patrimoniali, i contributi previdenziali dei dipendenti sono inferiori e, rispetto agli altri Paesi a tassazione ridotta, l'economia non ha le ossa rotte dai crac dell'Irlanda o di Cipro.
È vicina allo Stivale, si mangia bene e si parla italiano accanto all'inglese, del quale basta una conoscenza scolastica. Ma, attraverso i legami con la City londinese, La Valletta è anche un trampolino di lancio nel mercato globale.
Degne di nota sono l'alta diffusione di tecnologie avanzate (sull'isola c'è anche una smart city) e la sanità a livelli d'eccellenza, gratuita per i turisti con la tessera sanitaria dei Paesi Ue.
FONDI DELOCALIZZATI. Le banche sono diventate dei forzieri per il regime fiscale favorevole e i depositi affidabili: oggi la trentina di istituti dell'isola è per metà a capitale estero, sportelli ideali per accumulare i risparmi di una vita; più di 500 i fondi d'investimento delocalizzati alla Valletta e oltre 10 mila gli operatori finanziari.
Ma chi si aspettava il botto con le crisi del 2008 e del 2011 è rimasto deluso: dalla fine dell'offshore la vigilanza dei maltesi è scrupolosa. Non hanno mai fatto le scorpacciate di titoli spazzatura greco-ciprioti - e non solo - come gli istituti francesi e tedeschi, e la Bce di Mario Draghi ha certificato La Valletta un porto sicuro per le sue banche a più alto tasso di solvibilità dell'Ue.

Twitter @BarbaraCiolli

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