Londra 120109175544
FINANZA 23 Giugno Giu 2016 1012 23 giugno 2016

Brexit, la strategia degli speculatori

La Borsa di Londra continua a crescere. A differenza dei listini continentali. Speculazioni anche su oro, petrolio e Bitcoin. Così si fanno affari con il Leave.

  • ...

La Borsa londinese.

Gli analisti sono concordi nel loro pessimismo.
Se nelle prossime ore i britannici sceglieranno l’opzione Remain, le Borse saliranno timidamente per poi riprendere quelle oscillazioni schizofreniche, che contraddistinguono i mercati dall’inizio dell’anno.
Se vince la Brexit, invece, sarà semplicemente il delirio.
VERSO UN VENERDÌ NERO. In suo recente report la Banca svizzera Ubs ha stimato che l’indice Ftse 100 potrebbe vedere la sua capitalizzazione crollare in poche ore del 21% e bruciare 346 miliardi di sterline.
Un crollo degno, scrivono gli analisti svizzeri, del 17 ottobre 1989, il più famoso lunedì nero che le Borse ricordino, quando si vendevano – senza gli attuali algoritmi – 3 milioni di titoli al minuto.
Perché oggi come allora il listino britannico è ai massimi. Soprattutto per quanto riguarda le posizioni verso le aziende che hanno più rapporti con l’Europa.
IL FOOTSIE VOTA BREXIT. Il 'Footsie' è infatti saldamente sopra i 5 mila punti. Un livello che ha contribuito a spingere il presidente della Fed, Janet Yellen, a paventare lo scoppio di una bolla.
Oltremanica l’industria più aggressiva resta quella dei servizi, mentre la sterlina s’indebolisce e l’export made in Uk rallenta.
Ma gli operatori sembrano poco interessati a questi trend: a riprova che si possono fare soldi anche sotto la minaccia della Brexit, hanno continuato a puntare sull’indice britannico, che è composto soprattutto da grandi petroliferi e aziende “old economy”, come per esempio i colossi della chimica o della difesa. Quindi grandi esportatori.

In caso di Leave, almeno due anni senza dazi

Il Sun si schiera a favore della Brexit.

L’equazione degli operatori è semplice: se vince la Brexit, gli investitori stranieri porteranno i loro capitali fuori dal territorio britannico e il pound si indebolirà. E il crollo della moneta, si sa, facilita la vendita all’estero dei propri prodotti. Verso l’America, ma anche verso l’Europa.
Dal fronte Leave fanno notare che la transazione e le trattative con Bruxelles dureranno almeno due anni: di conseguenza, in quel lasso di tempo, il Regno Unito non sarà gravato di quei dazi che hanno promesso senza se e senza ma Angela Merkel, François Hollande o Jean-Claude Juncker.
BENI RIFUGIO E SPECULAZIONI. Parallelamente gli operatori si sono coperti in due modi: non hanno chiuso le loro posizioni sul mercato britannico, ma hanno attivato paracaduti come derivati ed Eft legati all’indebolimento della sterlina; hanno tarato i loro sistemi informatici di short selling sia sulle oscillazioni monetarie sia (analizzando i messaggi di Twitter) sulle notizie di mercato.
Quando è stata uccisa la deputata Jo Cox, per esempio, sono schizzati gli ordini di acquisto.
Va da sé che l’orizzonte dei mercati non supera il breve termine. E in quest’ottica gli investitori, per fare soldi con la Brexit, hanno saputo mixare beni rifugio e asset ai minimi.
CORSA A VALUTE STRANIERE. Infatti, la paura di una crisi finanziaria hanno visto tornare il Bund tedesco sotto rendita negativa, mentre fino a un paio di settimane fa era frenetica la corsa al franco svizzero o all’oro, con il metallo prezioso vicino a 1.300 dollari l'oncia.
Parallelamente il petrolio è tornato sopra i 50 dollari, le Borse degli emergenti in caduta libera hanno avuto un’improvvisa ripresa (soltanto quella brasiliana, cioè di un Paese di fatto privo di governo, ha guadagnato quasi il 30%), mentre il Bitcoin ha ottenuto a metà giugno il nuovo picco di 719 dollari.
Il tutto mentre a Londra c’è la fila davanti a cambisti per comprare euro o biglietti verdi.

Twitter @FrrrrrPacifico

Correlati

Potresti esserti perso