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BILANCI 23 Giugno Giu 2016 1128 23 giugno 2016

Corte dei Conti: con la spending risparmiati 10 miliardi sui redditi della Pa

Il presidente della Corte dei Conti Squitieri: «L'uscita dall'emergenza ha consentito correttivi ai tagli che stavano mostrando 'effetti collaterali' insostenibili». 

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Il presidente della Corte dei conti, Raffaele Squitieri.

La spending review è stata dura ma ha portato i suoi frutti. A dirlo il presidente della Corte dei Conti Raffaele Squitieri secondo cui «lo sforzo di contenimento degli ultimi anni appare assai severo», soprattutto sulle spese «che più incidono sul funzionamento delle amministrazioni e sui servizi resi ai cittadini».
Insomma, l'azione di riequilibrio dei conti pubblici si è tradotta anche in risparmi «molto rilevanti» della spesa per interessi sul debito. Il presidente ha ricordato in particolare che tra 2010 e 2015 la spesa per i redditi da lavoro dipendente nella pubblica amministrazione è diminuita «in valore assoluto a oltre 10 miliardi».
CORRETTIVI CON EFFETTI COLLATERALI. Per Squitieri, nella sua relazione sul rendiconto generale dello Stato 2015, «l'uscita dalla stretta emergenza finanziaria e l'auspicio di una ripresa economica più solida hanno consentito, di recente, di predisporre correttivi a manovre di taglio che, alla lunga, stavano mostrando 'effetti collaterali' insostenibili».
Non solo. «L'urgenza, a volte affannosa, di realizzare un rigido percorso di rientro verso l'equilibrio di finanza pubblica ha reso più difficile il bilanciamento con le esigenze, anch'esse pressanti, di salvaguardia di politiche pubbliche vitali» come «infrastrutture» e «opere pubbliche», ha sottolineato il presidente della Corte.

Il presidente delle sezioni riunite Buscema: «Modesto il recupero del Pil»

Detto ciò, rimane un problema: «il recupero della crescita del Pil appare ancora troppo modesto e, soprattutto, in ritardo rispetto alla ripresa in atto negli altri principali Paesi europei», ha spiegato il presidente di coordinamento delle sezioni riunite della Corte dei Conti Angelo Buscema, secondo cui «l'elemento di maggiore vulnerabilità» italiana, ovvero «l'elevato livello del debito pubblico, impone, ben più dei vincoli Ue, un dosaggio molto attento» tra sostegno alla crescita e rientro del debito, «fondamentale per le aspettative dei mercati».
QUADRO EUROPEO INSTABILE. Guardando all'Unione europea, per Buscema il quadro appare «sempre meno stabile» per le spinte che arrivano «non solo nella Gran Bretagna». Il presidente di coordinamento ha osservato anche che la fase attuale «è dominata da molteplici fattori di incertezza sul piano internazionale come su quello interno». Tra i fattori di incertezza anche «una condizione latente di instabilità finanziaria, connessa alle incertezze che originano dai diffusi timori sullo stato del sistema bancario in Europa».
RIORDINO 'DISORDINATO'. Tornando all'Italia, Buscema ha criticato «il processo di riordino degli assetti organizzativi» della Pa asserendo che «è stato defatigante, continuo e disordinato e, in taluni casi, si è venuto a sovrapporre ad analoghi percorsi derivanti dalla ridefinizione delle competenze dei ministeri ovvero dalla costituzione di enti e agenzie nazionali». Inoltre «anche il processo di riduzione della rete periferica degli uffici dei ministeri è stato sinora troppo timido e ha, in definitiva, inciso solo sui vertici degli uffici».

Il procuratore Colella: «Enti ipertrofici»

Il procuratore generale della Corte dei Conti Martino Colella ha insistito invece sui tagli: «L'attuale ipertrofia di enti e strutture, comprese le cosiddette autorità indipendenti» richiede «che si attivi una concreta attività di sfoltimento degli stessi, partendo dai casi in cui più evidente è la duplicazione delle competenze e la sostanziale mancanza di un interesse pubblico attuale alla loro sopravvivenza». Colella ha anche sottolineato che servono interventi concreti «più che l'avvicendarsi di generiche e spesso contraddittorie previsioni di riduzione o razionalizzazione, la cui attuazione è sostanzialmente lasciata alla mera discrezionalità, se non all'arbitrio, delle amministrazioni centrali o locali interessate».
RIDUZIONE DELLE TASSE. Il procuratore ha ribadito che «l'auspicabile prospettiva di una riduzione della pressione fiscale su famiglie e imprese ripropone la necessità di una revisione strutturale dell'intero sistema tributario». L'impegno, ha sottolineato il magistrato contabile, deve muoversi «in tre direzioni: un ampliamento della base imponibile, una rivisitazione degli obiettivi redistributivi assegnati al sistema di prelievo e la ricerca di un effettivo coordinamento della leva fiscale tra livelli di governo».

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