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CINEMA E TIVÙ 23 Giugno Giu 2016 1634 23 giugno 2016

La Brexit mette in pericolo «Game of Thrones»

La serie si gira In Irlanda del Nord. Ma con la Brexit mancherebbero i fondi Ue.

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Kit Harington nei panni di Jon Snow, protagonista della serie 'Game of Thrones'.

La notte è scura e piena di terrore. Su Westeros ed Essos incombe una terribile minaccia. Non sono gli Estranei o l'ormai incombente inverno, ma la Brexit. Al referendum del 23 giugno è appeso il destino di Regno Unito, Unione europea e Trono di spade.
Come ha spiegato l'Independent, la popolare serie tivù della Hbo, infatti, è in gran parte girata in Irlanda del Nord, e i suoi altissimi costi di produzione sono finanziati anche con fondi europei. Investimenti che hanno portato alla creazione di tanti posti di lavoro nel Paese.
POSSIBILI MODIFICHE DELLA TRAMA. Se Londra dovesse uscire dall'Ue, Belfast sarebbe costretta a seguirla. E allora tutti quei fondi per Game of Thrones svanirebbero, mettendo in difficoltà la Hbo. Secondo lo scenario più pessimista, la serie potrebbe chiudere i battenti per bancarotta, più probabilmente a subire dei danni sarebbe lo sviluppo della trama.
A sparire sarebbero, tra le altre, Winterfell (Grande Inverno, capitale del regno degli Stark), Pyke e Le isole di ferro (terra dei Greyjoy). Ma a subire danni potrebbe essere, ancora una volta, soprattutto l'economia locale.
Il turismo nord irlandese genere 940 milioni di euro l'anno, spinta soprattutto dall'industria cinematografica. La troupe e il cast di Game of Thrones passano sei mesi all'anno nel Paese. La puntata 9, andata in onda negli Usa domenica 19 giugno e in arrivo in Italia lunedì 27, è stata girata in Irlanda del Nord, su un terreno privato chiamato Saintfield.
A RISCHIO ANCHE ALTRI FILM E SERIE TIVÙ. Ma Game of Thrones non sarebbe l'unica produzione colpita. Negli ultimi sette anni, associazioni come Creative Europe hanno elargito 28 milioni di euro a progetti televisivi e cinematografici britannici, compresi film candidati agli Oscar come Carol, Brooklyn, Shaun the Sheep, il documentario Amy sulla vita di Amy Winehouse.
Ecco perché, negli ultimi mesi, diversi artisti e attori britannici si sono spesi per la campagna per il remain. Appelli in questo senso sono arrivati dallo scrittore John le Carre e da attori come Jude Law, Keira Knightley, Benedict Cumberbatch. Una petizione ha raccolto le firme di 278 esponenti di cinema, musica, teatro, letteratura, danza, arte, moda, convinti che «la Gran Bretagna non è solo più forte in Europa, ma è anche più creativa, e il nostro successo in questo ambito sarebbe seriamente minacciato da un'uscita».

Twitter @GabrieleLippi1

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