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MERCATI 24 Giugno Giu 2016 0800 24 giugno 2016

Brexit, Borse a picco: la diretta

Milano termina a -12,48% e brucia 61 miliardi di euro. Nell'intera Europa in fumo 637 miliardi. La Bce pronta a iniettare liquidità. Wall Street in ribasso. Il live.

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L'impatto è stato forte, i crolli sui mercati proporzionati.
Non appena lo spettro della Brexit si è materializzato, i listini asiatici sono colati a picco, mentre quelli europei non sono nemmeno riusciti a fare prezzo in avvio, per poi assestarsi su passivi pesanti.
PER MILANO CROLLO STORICO. Ma per Milano c'è stato un crollo storico: dopo una seduta di passione il Ftse Mib ha chiuso a -12,48%, la maggiore perdita da quando è possibile ricostruirne a ritroso l'andamento, dal 1994.
Nelle fasi del post crac Lehman il Ftse Mib ricalcolato ha segnato un crollo dell'8,24% il 6 ottobre 2008. L'11 settembre 2001 aveva perso il 7,57%.
IN FUMO 61 MLD. Il tonfo registrato a Piazza Affari manda in fumo quasi 61 miliardi di euro: il listino alla vigilia dell'esito del referendum sulla Brexit capitalizzava 488.725 milioni.
SPREAD A 160 PUNTI BASE. Lo spread tra il Btp e il Bund chiude a 160 punti base, col tasso sul decennale del Tesoro all'1,54%. Nel corso della seduta il differenziale di rendimento era schizzato oltre i 190 punti.

L'Europa brucia 637 miliardi

L'uscita del Regno Unito dalla Ue costa alle borse europee nel complesso oltre 637 miliardi di euro. A tanto ammonta la capitalizzazione bruciata, nel venerdì nero dopo l'esito del referendum sulla Brexit, se si guarda al calo dello Stoxx Europe 600.
PIAZZE EUROPEE IN RIBASSO. L'indice, che comprende 600 società quotate sui mercati di 18 Paesi del Vecchio Continente, ha perso in una sola seduta l'8,62% mandando in fumo una bella fetta della capitalizzazione della vigilia (7.394 miliardi di euro giovedì) .
La Borsa di Parigi ha terminato la seduta con un tonfo dell'indice Cac dell'8,04% a 4.106 punti.
A Francoforte l'indice Dax è scivolato in chiusura a 9.557 punti: la perdita della seduta è del 6,82%.
Londra, epicentro del terremoto Brexit per i mercati, ha chiuso con l'indice Ftse 100 in calo del 3,15% a 6.138 punti.
A Madrid l'indice Ibex lascia sul terreno il 12,35% a 7.787 punti.
BCE PRONTA A INIETTARE DENARO. A metà mattina la Bce ha fatto sapere di essere «pronta a iniettare liquidità in euro e in altre valute» per far fronte i contraccolpi della Brexit.

Asia e New York in rosso

Wall Street ha aperto col Dow Jones in perdita del 2,33%. Il Nasdaq era in calo del 3,90%. In profondo rosso anche l'indice S&P500 che cedeva il 2,33%.
PEGGIOR CHIUSURA PER TOKYO DAL 2000. Il mercato azionario di Tokyo - che ha applicato il circuit breaker per inibire le funzioni di immissione e modifica degli ordini limitando i ribassi troppo elevati - ha chiuso a -7,92% e lasciato sul terreno 1.286 punti, crollando a quota 14.952,02, ai minimi del 2016 e degli ultimi 20 mesi.
Hong Kong ha limitato le perdite a -2,9%, Seul, Sidney e Mumbai più del 3%.
Meno accentuati (attorno ai due punti percentuali) i cali di Singapore, Bangkok e Jakarta, mentre anche le Borse cinesi - che in un primo momento hanno provato a tenere - dopo la la pausa di metà seduta hanno raddoppiato le perdite: Shanghai a -2% e Shenzhen a -3%.
L'ORO AI MASSIMI DAL 2008. La sterlina è scesa a 1,33 sul dollaro, ai minimi da 30 anni.
Corrono i beni rifugio: l'oro, in particolare, ha toccato il +7,8%, ai massimi dal 2008.
Il petrolio cede oltre il 6% a 47 dollari per il barile Wti, mentre il Brent perde poco meno (il 5,95%) a 47,88 dollari.
Il greggio crolla a New York: un barile è scambiato a 47,54 dolllari (-5,13%)

La diretta

18.15 - L'EUROPA BRUCIA 637 MLD. L'uscita del Regno Unito dalla Ue costa alle borse europee oltre 637 miliardi di euro. A tanto ammonta la capitalizzazione bruciata se si guarda al calo dello Stoxx Europe 600. L'indice, che comprende 600 società quotate sui mercati di 18 Paesi del Vecchio Continente, ha perso in una sola seduta l'8,62% mandando in fumo una bella fetta della capitalizzazione della vigilia (7.394 miliardi di euro giovedì) .

17.55 - PARIGI IN CALO DELL8%. Parigi ha terminato la seduta con un tonfo dell'indice Cac dell'8,04% a 4.106 punti.

17.54 - FRANCOFORTE PERDE IL 6,8%. A Francoforte l'indice Dax è scivolato in chiusura a 9.557 punti: la perdita della seduta è del 6,82 per cento

17.54 - A LONDRA CALO DEL 3,15%. Londra, epicentro del terremoto Brexit per i mercati, ha chiuso con l'indice Ftse 100 in calo del 3,15% a 6.138 punti.

17.48 - A MILANO IN FUMO 61 MLD. Il tonfo registrato a Piazza Affari manda in fumo quasi 61 miliardi di euro.
Il listino infatti alla vigilia dell'esito del referendum sulla Brexit capitalizzava 488.725 milioni. Con la caduta dell'indice Ftse Mib del 12,48% (per il Ftse All Share il calo è stato poco minore e pari all'11,75%) si sono persi 61 miliardi in termini di valore.

17.47 - TONFO PER MADRID. Tonfo alla Borsa di Madrid. L'indice Ibex lascia sul terreno il 12,35% a 7.787 punti.

17.33 - IL DOW JONES ALLARGA LE PERDITE. Quando sono passate due ore dall'apertura Wall Street continua a scontare l'effetto Brexit e prosegue con pesanti perdite, trascinata in basso anche dal tracollo delle Borse europee. Il Dow Jones cede il 2,75%, il Nasdaq il 3,28% e l'indice S&P500 il 2,86%.

17.30 - PIAZZA AFFARI TERMINA A -12,48%. Nel giorno della Brexit Piazza Affari chiude con l'indice Ftse Mib in caduta del 12,48% a 15.723 punti, sotto soglia 16.000. Si tratta del maggior calo mai registrato a Milano, superiore anche al calo del 7,57% registrato l'11 settembre 2001 dopo l'attacco alle Torri Gemelle.

16.56 - SPREAD SOPRA I 160 PUNTI BASE. Lo spread tra il Btp e il Bund si riporta sopra i 160 punti base (162) col tasso sul decennale del Tesoro all'1,54%.

16.47 - PESANTI MADRID E MILANO. Restano in profondo rosso le borse europee, tra le quali tuttavia Londra ha ridotto le perdite e cede ora il 2,5% in linea con Wall Street. Le ripercussioni della Brexit si fanno sentire di più sui mercati dell'area euro, e in particolare nei paesi periferici, Italia e Spagna in testa, che hanno visto schizzare lo spread dei titoli di Stato rispetto al Bund tedesco. Madrid cede il 10,89% e Milano il 10,73%. Atene intanto chiude la seduta con un tonfo del 13,4 per cento Pesanti anche Parigi (-6,58%) e Francoforte (-5,83%).

15.52 - BPOP -21%. Si conferma il tracollo alla Borsa di Milano, con l'Ftse Mib che va giù del 10,62% dopo l'avvio delle contrattazioni a Wall Street. Il Banco Popolare cede il 21%, Bpm va giù del 20,7%, Intesa del 20%, Bper del 19,6% e Unicredit del 19,4%. Telecom è stata sospesa per la volatilità con un calo teorico del 14,8%. Come dal mattino resiste la sola Italcementi, in calo dello 0,47% in attesa dell'Opa.
In Europa l'indice Euro Stoxx cede l'8,3%, Londra va già del 7,9%, Francoforte del 6,5% e Madrid scivola dell'11,7%.

15.46 - GLI USA LAVORANO CON UE PER LIMITARE EFFETTI. Il segretario al Tesoro Usa, Jacob Lew, fa sapere che le autorità economiche e finanziarie americane lavorano in queste ore insieme a Londra e Bruxelles per limitare gli effetti negativi della Brexit sul sistema finanziario ed economico mondiale.

15.30 WALL STREET APRE IN PROFONDO ROSSO. Effetto Brexit anche su Wall Street che apre col Dow Jones che perde il 2,33% e il Nasdaq il 3,90%. In profondo rosso anche l'indice S&P500 che cede il 2,33%.

15.25 - IL PETROLIO AFFONDA A NY. Affonda il prezzo del petrolio a New York grazie all'effetto Brexit. Un barile viene scambiato a 47,54 dolllari (-5,13%).

15.13 - FED PRONTA A INTERVENIRE. La Fed ha fatto sapere che «sta monitorando con attenzione gli sviluppi sui mercati finanziari globali in collaborazione con le altre banche centrali, pronta a fornire liquidità e a fronteggiare possibili effetti avversi» della Brexit.
In particolare la Federal Reserve «è pronta, se necessario, a fornire liquidità in dollari attraverso i canali esistenti con le banche centrali, per affrontare le pressioni sui mercati globali» esercitati dalla Brexit. Pressioni che «potrebbero avere conseguenze avverse per l'economia americana».

15.06 - G7: DAI MERCATI MINACCIA ALLA STABILITÀ. I ministri finanziari del G7 «riconoscono che la volatilità dei mercati può avere implicazioni per la stabilità economica e finanziaria ma ricordano che le banche centrali stanno assicurando ai mercati la liquidità necessaria a favorirne il regolare funzionamento». Lo riferisce una nota al termine della riunione telefonica dei ministri del G7 che precisano di «conservare la propria unità e la capacità di cooperare per la stabilità finanziaria».
I ministri del G7 esprimono «rispetto per la decisione popolare del Regno Unito di uscire dall'Unione europea e fiducia nella capacità delle autorità britanniche di gestire le conseguenze del referendum».

14.47 - BORSA DI MILANO VERSO CROLLO STORICO. A questi livelli la Borsa di Milano sta per segnare un crollo storico: con una perdita dell'11% l'indice Ftse Mib sta subendo la maggiore perdita da quando è possibile ricostruirne a ritroso l'andamento, dal 1994. L'indice Ftse Mib è operativo dal primo giugno 2009 ed è possibile il calcolo 'aggiustato' anteriore sovrapponendolo al precedente indice Mibtel. Nelle fasi del post crac Lehman il Ftse Mib ricalcolato ha segnato un crollo dell'8,24% il 6 ottobre 2008. L'11 settembre 2001 aveva perso il 7,57%.

14.38 - ATENE -13%. Listini europei in profondo rosso. A guidare i ribassi Madrid (-12%) e Atene (-13%). A Milano l'indice Ftse Mib cede il 10,8% e al momento segna il maggior calo di sempre, con le banche che stanno accusando una giornata da incubo. Intesa in particolare perde il 21%, Unicredit e Bper il 20%, Banco Popolare e Bpm il 19%. Molto male anche Telecom (-17%) e Mediaset (-14%), Fca perde il 9%, Eni ed Enel otto punti percentuali. In calo anche Rcs (-3,5% a 0,756 euro), tiene Luxottica che cede l'1,5%.

14.10 - INTESA: CALO ESPORTAZIONI ITALIA FINO A 3 MLD. L'effetto Brexit sull'Italia potrebbe comportare nella peggiore delle ipotesi «un calo delle esportazioni fino a un valore massimo di circa 3 miliardi». Così il Chief Economist di Intesa Sanpaolo, Gregorio De Felice, sugli effetti derivanti dall'uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea, ricordando che L'Italia esporta verso il Regno Unito il 7% del proprio export, pari a circa 22 miliardi di euro.

14.08 - CONFERENCE CALL TRA MINISTRI FINANZE G7. Si è tenuta da poco una riunione telefonica tra i ministri delle finanze del G7 per esaminare la situazione economica e finanziaria alla luce dei risultati sul referendum Brexit. Secondo quanto si è appreso si sarebbe trattato di una breve conference call sulla quale sarà diffuso un comunicato da parte del G7.

13.48 - LA CITY: «NON CI SARANNO FUGHE DI MASSA». L'amministrazione municipale della City di Londra esclude «fughe di massa di banche e istituzioni finanziarie» a seguito dell'uscita del Regno Unito dall'Unione europea e chiede un «periodo di consultazione con il governo per assicurarsi di poter continuare a creare posti di lavoro». «La City ha prosperato come un centro finanziario e commerciale per più di mille anni e continuerà a farlo», afferma in una nota il policy chairman della City of London Corporation, Mark Boleat.

13.36 - MILANO -10,4%. Prosegue il tracollo dei mercati Ue, con l'indice paneuropeo Euro Stoxx giù dell'8,7% e lo Stoxx 600 giù del 7,2%.
Londra perde il 4,5%, Parigi l'8,4%, Francoforte va già del 7,1%, Madrid scivola dell'11,4%, Milano perde il 10,4%.
Intesa lascia il 18,9%, Unicredit va giù dell'18,7%.
A livello settoriale crollano soprattutto i titoli finanziari (-10,5%). Tra i colossi Ue Santander perde il 20%, Lloyds cede il 20,1, Bnp il 16,3%, Barclays lascia il 19,7%.
Scivolano più di tutte le banche greche, con Alpha già del 29,2% ed Eurobank del 30%.

13.17 - PER L'EUROPA PEGGIOR CALO DAL 2008. Le Piazze europee, con una perdita in questo momento dell'indice Stoxx 600 del 7,25%, stanno segnando il peggior calo dall'ottobre del 2008 e dalle turbolenze del post Lehman.
L'indice Stoxx 600 in Europa aveva fatto peggio di così solo il 6 ottobre 2008, con un crollo del 7,62%. Un nuovo scossone si era visto poi il 10 ottobre di quell'anno, con un finale in calo del 7,5%.
Nel giorno del crac Lehman il 15 settembre del 2008, negli Usa il Dow Jones negli Usa aveva segnato il peggior tonfo (in quel momento) dall'11 settembre 2001 perdendo il 4,42%.
Pochi giorni dopo, il 29 settembre il DJ aveva perso il 6,98%. Il 9 ottobre del 2008 era andato già del del 7,33% e il 15 ottobre del 7,87%. Negli stessi giorni in Europa lo Stoxx 600 andava giù il 15 settembre del 2008 del 3,47%, segnando poi un nuovo tonfo del 5,45% il 29 settembre.

13.15 - S&P: «CONTRACCOLPO SUL RATING UK». La Brexit avrà un contraccolpo sul rating sovrano del Regno Unito che passa, come già comunicato, sotto revisione ma effetti solo indiretti per quelli di banche e assicurazioni. A dirlo Standard and Poor's in una nota secondo cui la situazione delle aziende non finanziarie varierà notevolmente a seconda delle natura e del settore dell'impresa.
Sul rating sovrano S&p ribadisce la nota del 29 aprile scorso secondo cui il giudizio tripla A del paese potrebbe perdere uno o due livelli. Per quanto riguarda le banche non ci sarà un «effetto immediato» ma solo indiretto visti i contraccolpi sull'attività economica, flussi di nuovi prestiti, prezzi degli attivi e domanda. Effetti minori e sempre indiretti invece per il comparto assicurativo.

13.00 - «BLACKROCK SI APRE PERIODO INCERTO». Per gli analisti di Blackrock, il colosso finanziario Usa, la Brexit apre «un lungo periodo di incertezza nella Unione Europea e nel Regno Unito» con «una cessione massiccia e indiscriminata delle attività più rischiose nel mondo che crea però anche opportunità di acquisti» sui mercati. In una nota gli esperti del fondo stimano un euro «più debole e una pressione sulle azioni europee e i bond sovrani dei paesi periferici come quelli italiani».
Per la Gran Bretagna l'uscita sarà «costosa» con un calo delle proprietà commerciali di circa il 10% nei prossimi due anni specie a Londra e un premio del rischio più elevato richiesto dagli investitori stranieri per acquistare attività britanniche.

12.53 - INTESA CHIEDE 36 MLD ALL'ASTA TLTRO. Intesa Sanpaolo ha partecipato alla prima delle quattro operazioni di finanziamento Tltro II, ovvero le operazioni di finanziamento destinate all'economia reale, da parte della Bce per un ammontare pari a circa 36 miliardi di euro, nell'ambito di un importo massimo richiedibile pari a circa 57 miliardi. Lo annuncia la banca in una nota, precisando di aver rimborsato integralmente il finanziamento Tltro I da 27,6 miliardi, con un conseguente aumento netto della partecipazione complessiva alle operazioni pari a circa 8 miliardi.

12.08 - LE BANCHE HANNO CHIESTO 399 MLD ALL'ASTA TLTRO. Le banche dell'Eurozona hanno chiesto alla Bce 399 miliardi di euro nella prima asta del Tltro2, ovvero denaro per condere prestiti a famiglie e imprese. Lo comunica l'istituto di Francoforte in una nota sui risultati della nuova edizione di maxi-prestiti alle banche che per la prima volta prevedono l'assegnazione a tasso zero - ma anche a tassi negativi fino a -0,40% - agli istituti che più garantiranno credito all'economia reale.

11.49 - INTESA CEDE IL 17%. La Borsa di Milano sembra stabilizzarsi su perdite pesanti (il Ftse Mib cala oltre il 9%) ma che di fatto pareggiano la crescita delle precedenti cinque sedute, quando i mercati puntavano sulla vittoria della permanenza del Regno Unito nell'Unione europea.
I titoli più penalizzati restano quelli del credito con Intesa che cede il 17% a 1,86 euro, seguita da Unicredit, Bper, Mediobanca e Banco popolare che ondeggiano su perdite attorno al 16%.
Negli altri settori sempre deboli Leonardo-Finmeccanica, Telecom e Mediaset che perdono oltre il 12%, mentre Enel ed Eni cedono sette punti percentuali. Tengono Luxottica (-1,9%), con Terna e Snam che perdono meno di tre punti.

11.45 - SPREAD IN CALO A 157 PUNTI. Rallenta lo spread tra Btp e Bund che torna sotto quota 160 punti base, a 157 punti, dopo essere schizzato fin oltre i 190 punti base, un livello mai più visto da maggio 2014.
Il rendimento del decennale del Tesoro scende all'1,50%. Bce e le maggiori banche centrali sono entrate in azione sui mercati per arginare l'effetto shock della Brexit. Si va allentando così anche la pressione sui Bund, con il tasso che risale a -0,068% dal minimo storico di -0,17% toccato nel primo quarto d'ora di scambi della seduta. Il differenziale tra Bonos e Bund si riduce a 165 punti base.

11.43 - FITCH: «RIVEDREMO IL RATING DI UK». La vittoria del 'leave' nel referendum Uk ha un effetto negativo sul credito per la maggior parte dei settori del Paese, a causa delle prospettive più deboli di crescita e degli investimenti nel medio periodo e dell'incertezza sui futuri accordi commerciali. Sul credito sovrano del Pasese avrà un effetto «moderatamente» negativo e come previsto «rivedremo il rating sovrano a breve». Lo afferma l'agenzia Fitch.

11.39 - BCE: «CAPITALE DELLE BANCHE ADEGUATO». «Le banche dell'Eurozona sono resilienti in termini di capitale e liquidità» per far fronte alla Brexit. Lo assicura la Bce in una nota spiegando che è «in stretto contatto con le banche e i rispettivi organi di controllo» e che sta «monitorando con molta attenzione» l'andamento dei mercati.

11.33 - BCE PRONTA A INIETTARE LIQUIDITÀ. «La Bce è pronta a iniettare liquidità in euro e in altre valute» per far fronte i contraccolpi della Brexit». Lo si legge in una nota dell'istituto centrale europeo in cui si precisa che la Bce è preparata all'emergenza ed è in stretto coordinamento con le altre banche centrali.

11.32 - EURO STOXX -7,7%. Le Borse europee stanno cercando un assestamento dopo il tonfo sul voto Uk e restano in pesante calo, con l'Euro Stoxx che va giù del 7,7%. Londra cede il 4,4% dopo essere arrivata a cali dell'8,7%, mentre la sterlina dopo esser scivolata fino a quasi 1,2 sull'euro tratta ora quasi a 1,25.
Parigi cede il 7,5%, Francoforte il 6,2%, Madrid perde il 9,8%.
A Milano l'Ftse Mib perde il 9,11%. Intesa, Bpm e Bper segnano perdite nell'ordine del 20%, son sospese Ubi e Mediobanca. Unicredit e Banco perdono il 19%.

11.21 - IN RUSSIA CALERÀ RUBLO. L'uscita del Regno Unito dall'Unione europea avrà come effetto, per la Russia, «una riduzione dei prezzi del petrolio, una svalutazione del rublo e una crescente volatilità dei mercati finanziari». Lo ha detto il ministro delle Finanze Anton Siluanov citato dall'agenzia Tass. «Sono eventi spiacevoli ma questa volatilità è 10 volte inferiore rispetto a quella che abbiamo già passato, perciò l'influenza di questo evento sull'andamento dell'economia interna sarà limitata», ha aggiunto.

10.48 - PER TOKYO PEGGIOR CROLLO DAL 2000. Il tonfo di oggi della Borsa di Tokyo è il peggiore da aprile 2000 e l'ottavo di sempre, più pesante delle perdite legate al default di Lemhan Brothers e al devastante sisma/tsunami del 2011: in una sola seduta, con il panico scatenato dalla Brexit, il Nikkei ha bruciato 1.286,33 punti (-7,92%), crollando a quota 14.952,02, ai minimi del 2016 e degli ultimi 20 mesi.

10.47 - TRACOLLO INTESA E BP. Prosegue la fortissima corrente di vendite in Piazza Affari: l'indice Ftse Mib perde il 10,5%, l'Ftse All share il 10% con crolli inediti per le banche. Le peggiori con una perdita del 20% al momento sono Intesa (a 1,8 euro) e Banco popolare, a quota 2,43. Molto male anche la Bpm (-19%), Mediobanca e Unicredit (con le risparmio in controtendenza positiva del 2%), che cedono entrambe il 17%.
Tutti i titoli principali della Borsa di Milano sono passati almeno per pochi minuti dalle normali contrattazione, ma molti sono temporaneamente congelati in asta di volatilità. Negli altri settori spicca il calo del 12% di Leonardo-Finmeccanica, Mediaset e Telecom. Luxottica cede il 2%.

10.44 - CREDIT SUISSE: IN VISTA RECESSIONE PER GB. Credit Suisse prevede per la Gran Bretagna un periodo di recessione nella seconda parte del 2016, interventi significativi da parte della Banca d'Inghilterra e un rallentamento generalizzato dell'economia dell'eurozona. Questo lo scenario economico-finanziario secondo l'istituto bancario svizzero. La vittoria della Brexit - scrive in una nota - «è il più significativo ritiro dal bisogno di integrazione dai tempi della Seconda Guerra mondiale. Mentre l'attuale percorso di uscita non è ancora chiaro, tuttavia ci sono profonde implicazioni per la Gran Bretagna. Ci aspettiamo una recessione nella seconda parte dell'anno e interventi monetari da parte della Banca d'Inghilterra». Inoltre, «ci aspettiamo che l'economia dell'eurozona rallenti, e che si rafforzi in Europa il sostegno ai movimenti populisti di destra e di sinistra, con la conseguenza di frammentare ulteriormente l'Unione».

10.44 - MOODY'S: PROLUNGATA INCERTEZZA. L'agenzia Moody's commenta in uno studio il voto Uk: 'Preannuncia un prolungato periodo di incertezza che peserà su risultati economici e finanziari Uk'. Avrà impatto su investimenti e fiducia nel Paese con effetti negativi sul credito sovrano Uk e degli altri emittenti del Paese, tra l'altro per i possibili cambiamenti nelle relazioni commerciali con la Ue o nei regimi regolatori. Brexit è meno, invece, una preoccupazione sul credito degli emittenti Ue, anche se 'i rischi politici nell'unione potrebbero aumentare'.

10.28 - HONG KONG CHIUDE A -2,9%. La Borsa di Hong Kong subisce l'effetto Brexit ma riesce a ridurre le perdite sul finale: l'indice Hang Seng ha chiuso a -2,9%, a 2.0259,1 punti, dopo aver registrato ribassi del 4%.

10.17 - LE BANCHE GRECHE PERDONO IL 30%. Vanno tutte a picco le Borse europee. L'indice Euro Stoxx cede il 9,1%, con crolli che vanno dal -11,7% di Milano all'8,9% di Parigi, passando per il 7,2% di Francoforte e l'11,5% di Madrid. Londra perde il 5,1% tra sospensioni a raffica. Ad Atene l'indice Bs Ase perde il 14%. Tra i 600 titoli a maggior capitalizzazione del Vecchio Continente, vengono letteralmente scaricate le banche greche, con Eurobank Ergasi e Alpha Bank in calo del 30%.

10.15 - IRLANDA E MALTA I PIÙ ESPOSTI ALLA BREXIT. Irlanda, Malta, Lussemburgo e Cipro sono i paesi più esposti complessivamente ai rischi del dopo Brexit. A stilare la classifica, nei giorni scorsi, Standard & Poor's secondo il quale invece Italia ed Austria sono le nazioni meno vulnerabili. La Spagna, ottava in classifica generale su 20 paesi presi in considerazione, è la più a rischio nell'eurozona. L'indice, il Brexit Sensitivity Index, tiene conto dell'export di beni e servizi verso il Regno Unito, i flussi di immigrazione ed emigrazione, investimenti stranieri in Gran Bretagna.
Ecco la classifica dell'Agenzia di Rating. 1) Irlanda 3,5 2) Malta 2,9 3) Lussemburgo 2,4 4) Cipro 2,3 5) Svizzera 2,0 6) Belgio 1,6 7) Olanda 1,5 8) Spagna 1,5 9) Norvegia 1,0 10) Svezia 0,9 11) Francia 0,8 12) Germania 0,8 13) Danimarca 0,7 14) Lituania 0,7 15) Lettonia 0,5 16) Canada 0,4 17) Finlandia 0,4 18) Ungheria 0,4 19) Italia 0,4 20) Austria 0,3.

10.15 - ANCHE MADRID A -11%. La Borsa di Madrid affonda. La piazza spagnola soffre l'effetto Brexit e l'indice Ibex 35 va giù dell'11% a 9.560,08 punti.

10.10 - MILANO ORA CEDE L'11%. In Piazza Affari stanno facendo faticosamente prezzo quasi tutti i titoli e l'indice Ftse Mib cede l'11%. Nelle ultime cinque sedute la Borsa di Milano ha guadagnato quasi il 10%, ma ora è un bagno di sangue senza precedenti: Mediolanum, Bper, Mps, Bpm e Banco popolare - congelate in asta di volatilità - segnano perdite teoriche superiori al 20%, con Intesa che agli scambi normali cede il 19% a 1,8 euro. Tra gli altri titoli Telecom perde il 14%, Mediaset, Generali a Fca segnano cali a due cifre.

10.00 - MOSCA: BORSA E RUBLO IN CALO. Il Micex, l'indice denominato in rubli sulla Borsa di Mosca, e il Rts, il corrispettivo in dollari, sono in calo rispettivamente del 3,5% e del 2,9%. Anche il rublo si è deprezzato fortemente nei confronti del dollaro tornando sopra quota 66 punti.

9.50 - PIAZZA AFFARI A -8%. Piazza Affari resta la Borsa europea che più fatica ad aprire a pieno regime la seduta: l'indice Ftse Mib cede oltre l'8% ma trattano regolarmente meno la metà dei titoli principali. Tra questi il peggiore è Generali, che perde il 15% mentre i meno pesanti Luxottica e Terna (-5%). I problemi maggiori si prospettano tra i bancari, con nessun gruppo che riesce a fare prezzo.

9.32 - MILANO A SCARTAMENTO RIDOTTO: -6%. Avvio pesantissimo per Piazza Affari, dove una buona metà dei titoli non riesce a fare prezzo e molti appena entrati agli scambi sono stati posti in asta di volatilità: gli indici Ftse Mib e Ftse All share - ovviamente calcolati solo sui titoli in contrattazione - segnano una perdita del 6%. Tra i titoli calcolati Enel ed Eni stanno cedendo il 10%

9.30 - LA SNB INTERVIENE IN DIFESA DEL FRANCO. La Banca centrale della Svizzera (Snb) è intervenuta sul mercato valutario per stabilizzare il franco, finito sotto pressione dopo la Brexit. In un comunicato la Snb spiega che, dopo l'esito del referendum, «il franco svizzero è finito sotto pressioni rialziste e la Banca centrale svizzera è intervenuta sul mercato per stabilizzare la situazione e rimarrà attiva sul mercato».

9.20 - TONFO DI FRANCOFORTE: -9,9%. Alla Borsa di Francoforte l'indice Dax apre in calo del 9,94% a 9.237 punti.

9.19 - MADRID APRE A -7%. La Borsa di Madrid perde in avvio oltre il 7%. In tensione in modo particolare i titoli di Telefonica.

9.18 - MILANO PARTE A FATICA: -2,5%. Ancora pochi dei titoli quotati in Piazza Affari riescono a fare prezzo in avvio e l'indice Ftse Mib (-2,5%) viene quindi calcolato solo su questi: Atlantia perde l'8%, Terna e Luxottica il 5% ma sono di fatto i titoli che accusano la quantità di vendite minori mentre gli altri non sono nemmeno in contrattazione, con segnali molto negativi soprattutto per i gruppi bancari.

9.15 - LONDRA CROLLA A -8%. La Borsa di Londra crolla. L'indice Ftse 100 a poche battute dall'avvio cede l'8%.

9.12 - PARIGI IN CALO DEL 7,8%. La Borsa di Parigi apre in calo del 7,87% a quota 4.114 punti.

9.10 - 60 SOSPENSIONI A LONDRA. La Borsa di Londra apre con l'indice principale in calo dell'1,7% mentre 60 azioni non riescono ancora a fare prezzo.

9.00 - MILANO NON RIESCE A FARE PREZZO. Praticamente tutti i titoli principali di Piazza Affari non riescono a fare prezzo in avvio e sono stati posti in asta di volatilità: l'indice Ftse Mib (-0,1%) di fatto non può essere indicativo.

8.45 - LO SPREAD TOCCA I 191 PUNTI. Brusche oscillazioni degli spread dopo l'ufficializzazione della Brexit. Il differenziale tra Btp e Bund è schizzato fino a 191 punti base per poi ripiegare sotto quota 170 a 165 punti. Il divario tra i decennali di Spagna e Germania ha sfiorato i 200 punti base e ora si è ridotto a 173 punti.

8.25 - BUND AI MINIMI STORICI. La Brexit innesca la corsa ai beni rifugio, con una pioggia di acquisti sui Bund che fa crollare il tasso del 10 anni tedesco al minimo storico di -0,17%. Il rendimento è poi risalito a -0,14%.

8.20 - A PICCO I FUTURE SULL'AVVIO DELLE BORSE UE. Pesanti cali per i future sull'avvio delle Borse europee: secondo il circuito Bloomberg i contratti sulla partenza di Parigi sono ribasso fino all'11%, quelli su Francoforte cedono il 10% mentre Londra segna un calo previsto che ondeggia attorno all'8%. La maggioranza degli operatori - in un clima eccezionalmente volatile - vede per Milano un avvio in perdita attorno al 9%, con punte anche a due cifre.

8.15 - TEMPESTA SULLO SPREAD: SUBITO A 185 PUNTI. Tempesta sugli spread dopo la Brexit. Il differenziale tra Btp e Bund si è ampliato a 185 punti base in pochi minuti, con il tasso del 10 anni italiano in rialzo all'1,7%. Il tasso del Bund è piombato fino al minimo record di -0,17% per poi risalire a -0,15%. Il divario Bonos/Bund balza a 190 punti base.

8.00 - LO SPREAD APRE IN RIALZO A 157 PUNTI. Lo spread tra Btp e Bund apre in forte rialzo a 157 punti base dai 130,2 della chiusura del 23 giugno. Il rendimento è all'1,39%. Il tasso del Bund a 10 anni è crollato a -0,17%. Il differenziale tra Bonos spagnoli e Bund ha superato la soglia dei 160 punti base a 163,7 punti.

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