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CONSEGUENZE DEL VOTO 24 Giugno Giu 2016 1628 24 giugno 2016

Brexit, le aziende che fuggono dal Regno Unito

JpMorgan e Deutsche Bank pronte a trasferire il personale. E non sono le uniche.

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La sede londinese di Morgan Stanley.

L'addio all'Unione europea costerà diversi posti di lavoro al Regno Unito. Sono tante le aziende che programmano la loro personalissima Brexit. Morgan Stanley ha smentito le voci diffuse dalla Bbc, secondo cui la banca di investimenti americana sarebbe pronta a trasferire 2 mila dipendenti dalla sua sede di Londra in un altro Paese. Forse in Irlanda. Ma i rischi per la City restano.
VIA JPMORGAN. JpMorgan, che nel Regno Unito occupa 16 mila persone, prevede di fare altrettanto: «Potremmo aver bisogno di cambiamenti alla struttura della nostra entità legale europea e alla localizzazione di alcuni impieghi», è scritto in un memo interno della banca. Stando a quanto riferito dall'amminstratore delegaton Jamie Dimon, in ballo, in questo caso, ci sarebbero dai 1.000 ai 4.000 dipendenti.
Deutsche bank ha già da mesi un gruppo di lavoro formato con l'obiettivo di valutare il trasferimento di alcune attività, riportandole all'interno dell'Eurozona, in particolare in Germania. La banca tedesca occupa 9 mila persone nel Regno Unito, e alcune di queste potrebbero essere trasferite a breve.
NEL SETTORE FINANZIARIO FINO A -100 MILA IMPIEGATI. Ma a muoversi potrebbero essere anche gli istituti di credito britannici, prima fra tutte Hsbc, decisa a mandare a Parigi un migliaio di persone. Il quadro complessivo, solo per quanto riguarda i servizi finanziari, vedrebbe il Regno Unito perdere tra i 70 mila e i 100 mila posti di lavoro.

Aerei e auto in subbuglio

La sede della Jaguar a Halewood.

Poi ci sono le aziende che operano negli altri settori. «Rivedremo la nostra strategia di investimento in Gran Bretagna, come del resto faranno gli altri», ha detto Tom Enders, l'amministratore delegato del gruppo aeronautico europeo Airbus group che ha un'importante filiale nel Regno Unito, parlando delle conseguenze della Brexit.
Terremoto anche nell'industria automobilistica. Matthias Wissmann, presidente dell'associazione tedesca dell'automotive Vda, ha parlato delle conseguenze sul sistema produttivo che, com'è noto, vede la presenza in Gran Bretagna di numerosi costruttori esteri - come Nissan, Toyota e Honda - oltre a quella dei marchi inglesi Jaguar, Land Rover, Rolls-Royce, Bentley e Aston Martin che sono però sotto il controllo di investitori esteri.
«DANNI ENORMI PER TUTTI». «La sola industria tedesca, comprese le aziende della fornitura, conta su 100 società in Gran Bretagna», ha detto Wissmann, «e se ci saranno conflitti commerciali tra Unione europea e Regno Unito i danni saranno enormi per tutti».
La prima conseguenza dell'uscita dalla Ue potrebbe essere quella di un blocco degli investimenti programmati dalle Case costruttrici in Gran Bretagna e, parallelamente, anche in altri Paesi, per un possibile rallentamento globale del business auto.
10% DAZI IN USCITA E 4% IN ENTRATA. L'introduzione di dazi doganali (10% all'uscita e 4% all'ingresso) per le automobili e le parti staccate influenzerà certamente anche le vendite in Gran Bretagna, con un potenziale rallentamento delle importazioni e un decremento delle esportazioni dei brand - compresi quelli giapponesi citati - verso l'Europa.
Gli analisti di Evercore Isi hanno stimato che nel 2016 le vendite nel Regno Unito dovrebbero scendere del 4,5% a fronte di una previsione - pre Brexit - di una crescita del 3%. E nel 2017 l'impatto dovrebbe essere ancora più forte: - 10% in GB, portando ad una diminuzione della produzione di automobili in Europa del 2,5%.

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