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REFERENDUM 24 Giugno Giu 2016 1230 24 giugno 2016

Germania, perché la Brexit spaventa Angela Merkel

La Brexit assesta un duro colpo all'export tedesco. Per l'8% diretto Oltremanica. Ma la cancelliera teme soprattutto lo tsunami politico. In Europa come in patria.

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«Ciò che non ti uccide, ti rende più forte»: cominciano con la citazione del presidente di turno del Consiglio europeo Donald Tusk, uno dei tanti discendenti dei polacchi affrancatisi dai prussiani, le cronache tedesche sulla Brexit.
Alla vigilia, la cancelliera Angela Merkel non aveva lasciato margini: «Se la Gran Bretagna esce dall'Ue non ci saranno trattative», guarda caso la linea che sarebbe poi diventata quella ufficiale di Bruxelles.
UN NO ALL'AUSTERITY. Il sì degli inglesi alla Brexit è una sconfitta per l'Europa unita e per la Germania che la guida con le sue politiche d'austerity e di autorità economica. Di più, uno schiaffo allo Zeitgeist tedesco.
Esplosa la bomba di Londra, per prima cosa i leader di Bruxelles e dei governi Ue hanno chiamato Berlino.
LO SCHIAFFO A BERLINO. Una giornata nera per la cancelliera, europeista convinta con le rigide idee alle quali la City londinese non vuole sottostare.
Merkel sarà irritata, amareggiata, inconfessabilmente raggelata. Perché, anche se i tedeschi reagiranno con la loro solita forza, non c'è cosa che il popolo della culla del Romanticismo tema più dell'irrazionalità, la ribellione, la perdita di (auto)controllo.

Lo schiaffo di Londra ai diktat di Schäuble

Il ministro tedesco delle Finanze Wolfgang Schaeuble.

Il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble, deus ex machina dell'euro che ha strozzato i greci, aveva provato a impaurire gli inglesi.
La Brexit sarà un «potenziale disastro», «una carica di dinamite», aveva ammonito il falco restio a distillare anche i margini di autonomia chiesti e ottenuti dal premier (dimissionario) britannico David Cameron.
Merkel aveva speso poche parole, non credendo forse che i cugini di Londra sarebbero davvero andati fino in fondo. E anche a caldo si è chiusa in un religioso silenzio, per poi definire la scelta inglese «un taglio netto per l'Ue» e richiamare i britannici, fino al giorno dell'exit, «ai diritti ma anche ai doveri» dell'area politica ed economica comune.
IL RISCHIO RECESSIONE. Riporta la Frankfurter Allgemeine Zeitung, salotto buono dei conservatori, che i maggiori economisti tedeschi sarebbero tutti «spaventati» dal sì alla Brexit: «Adesso i mercati reagiranno in modo esagerato e solo dopo rifletteranno».
L'ansia della recessione minaccia la debole ripresa di un'Europa a trazione tedesca: quel che più teme Merkel - a un anno dalle Legislative del 2017 con gli euroscettici di AfD in netta ascesa - è l'effetto domino Brexit nell'Ue: una deregulation spinta.
DEREGULATION POLITICA. La Francia, l'Olanda, la Svezia, la Danimarca. Poi l'Italia e la Spagna.
La Grecia imbavagliata dall'ennesimo piano di salvataggio ha già detto no al referendum sull'austerity.
Ora gli inglesi sono nella posizione di scegliere e mollare gli ormeggi; Polonia e altri Stati dell'Est, pur potendo, non hanno voluto entrare nell'euro per la crisi.

Export tedesco in flessione. Ma Merkel teme voto politico

Il leader dell'Ukip Nigel Farage esulta alla notizia della Brexit.

Fino al 23 giugno gli industriali tedeschi ostentavano ottimismo.
L'8% dell'export tedesco diretto Oltremanica non era un'enormità, più del 60% degli imprenditori dichiarava all'Ifo (il prestigioso Istituto di Ricerche economiche di Monaco) che il comparto manifatturiero non avrebbe avuto contraccolpi.
ECONOMISTI IN ALLARME. Il 38% era invece preoccupato, e adesso è lo stesso nuovo presidente dell'Ifo Clemens Fuest, economista tedesco ex docente di Oxford, a bollare la Brexit come una «sconfitta della ragione».
Per l'Istituto di Economia globale (Ifw) di Kiel la «decisione dei britannici avrà potenzialmente conseguenze fatali».
Per il direttore dell'Istituto tedesco di Economia di Colonia (Iw) Michael Hüther «ci sono solo perdenti».
Per il capo dell'Istituto tedesco di Ricerche economiche (Diw) Marcel Fratzscher, è «una catastrofe per tutti gli europei».
BERLINO A RISCHIO PANICO. È la razionale Germania a propagare il panico temuto.
I cugini anglosassoni, sempre stati prudenti sulla riunificazione tedesca, fanno tremare le solide fondamenta di Berlino: l'economia tedesca ce la farà, con qualche auto venduta in meno agli inglesi, ma poco conta.
Quel che più temono al Bundestag è il caos politico, uno tsunami europeo.

Twitter @BarbaraCiolli

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