Eurotower Draghi 150309165304
CONTROMOSSE 25 Giugno Giu 2016 1128 25 giugno 2016

Dopo Brexit, idea congelamento del Bail in

Dopo la Brexit serve un segnale forte: l'Ue non è solo rigore e finanza. Trattative serrate tra Berlino, Roma e Parigi. Possibile addio al Fiscal Compact.

  • ...

L'Eurotower di Francoforte.

Congelare il Bail in. Riscrivere il Fiscal Compact. Ribaltare il patto di stabilità con i rigidi obiettivi finanziari interni. Dando più flessibilità. Sono questi i dossier sul tavolo dei leader di Germania, Francia e Italia.
Almeno uno dei tre capitoli deve saltare. Per arginare l’onda lunga della Brexit e dimostrare che l’Unione europea non è soltanto rigore o la casa delle banche.
TEMPI STRETTI. Martedì 28 giugno il governo di Londra dovrebbe presentare all’Europarlamento di Bruxelles la richiesta per il 'recesso' dalla Ue. Ma i destini della Ue potrebbero decidersi il giorno prima a Berlino. Qui la cancelliera Angela Merkel ha convocato François Hollande e Matteo Renzi - con la seconda e terza economia dell’area a rapporto dalla prima – per mandare agli alleati e ai mercati un segnale di svolta.
Da quel vertice – che dovrebbe essere allargato al presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, ma non a quello della Commissione Jean-Claude Juncker – deve arrivare una decisione per invertire la parabola discendente della Ue.
Si devono mettere le basi per un piano che salvi e rivoluzioni il Vecchio Continente.
LA LEZIONE DEL QE. Intervistato dal Corriere della Sera, il nostro ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha detto che «l’Europa non può occuparsi solo di banche». Ma è da qui che bisogna partire per finanziare la ripresa. Come ha dimostrato il parziale fallimento del Quantitative easing di Draghi, gli istituti, anche se riempiti di liquidità a buon mercato, non aumentano il plafond di prestiti a famiglie e imprese, perché le nuove regole contabili e gli obblighi di patrimonializzazione riducono la libertà di movimento. Da qui le maggiori pressioni dei banchieri e del mercato di intervenire sul Bail in.
LE BANCHE CI SPERANO. Al momento nessuna decisione è stata presa dalla Commissione e dai governi dell’area. Anche perché – si fa notare dal nostro Tesoro – ogni misura di alleggerimento non deve favorire la 'traditrice' Gran Bretagna. Alla quale non vanno fatti sconti in questa fase, come dimostra l’ormai famoso «Or in or Out», scandito da Merkel, Juncker o Holland.
Credono in un pensionamento – o almeno in un ridimensionamento – del Bail in i maggiori banchieri. Avrebbe dato mandato ai loro analisti di fare le prime simulazione per capire l’impatto di una simile mossa. A maggior ragione dopo che nell’ultima seduta di Borsa post Brexit il mondo del credito ha perso un quinto dei 637 miliardi bruciati sui listini europei.
IL RICHIAMO DI VISCO. Infatti il fallimento pilotato delle banche che prevede il coinvolgimento anche degli obbligazioni e in ultima istanza dei correntisti impone requisiti patrimoniali più alti, riducendo la totalità degli impieghi, aumenta gli oneri burocratici, ma soprattutto crea non poco sconcerto nei risparmiatori. Che, come dimostra il caso italiano di Banca Etruria, finiscono per essere colpiti oltre il dovuto. Alcuni banchieri centrali, come il nostro Ignazio Visco, hanno chiesto di ridefinire il meccanismo. A maggior ragione perché manca un sistema unico di garanzia sui depositi. Lo stesso Mario Draghi ha sempre biasimato un’applicazione disomogenea nell’area. Ma questo non è bastato per fare cambiare idea alla commissione.

Solo l'Eba può intervenire. Ma con troppi limiti

Milano: Matteo Renzi, Angela Merkel e François Hollande (8 ottobre 2014).

Ma intervenire su questo versante non è facile. Soltanto l’Eba, l’autorità bancaria deputata alla vigilanza prudenziale sui conti bancari, può chiedere la revisione della direttiva Bbrd (Bank recovery and resolution directive). Ma con un’ottica molto risicata: suggerire «eventuali modifiche volte a minimizzare le divergenze nazionali».
Eppure nella legge ci sono due bug che potrebbero essere utili alla causa: entro il 2017 si devono decidere le esenzioni per gli enti creditizi (con una certa flessibilità si potrebbe dire che l’applicazione del Bail in è sperimentale); è prevista, come in ogni legge europea, una clausola di salvaguardia per tutelare gli interessati, penalizzati rispetto alle regole precedenti.
POSSIBILE LA VIA GIUDIZIARIA. Questi sono due aspetti che potrebbero far scoppiare molti contenziosi. Soltanto in Italia, e in quest’ottica, personaggi autorevoli come l’ex ministro Paolo Savona e l’ex direttore di Bankitalia Angelo De Mattia hanno chiesto l’intervento della Corte Costituzionale.
Come ha scritto il direttore delle relazioni istituzionali dell’Antitrust, Roberto Sommella, l’applicazione retroattiva del Bail in, su contratti e prodotti nati prima della direttiva, contrasterebbe sia i criteri di ragionevolezza e proporzionalità previsti dall’articolo 47 della Costituzione («La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito») sia la tutela della proprietà privata.
È L'ANNO DEL TAGLIANDO AL FISCAL COMPACT. Tra Berlino, Parigi e Roma si lavora per trovare il modo di congelare la direttiva Bbrd, indipendente da quello che può essere l’intervento dell’Eba. Ma non è detto che si trovi una soluzione giuridicamente valida. Per questo i 'pompieri' Merkel, Holland e Renzi starebbero studiando altre due mosse.
Quest’anno i Ventotto devono fare il tagliando al Fiscal compact. Il presidente francese è stato rieletto sulla promessa di riscriverne il testo. L’Italia già in passato ha ottenuto di limitarne il rigore introducendo sconti per le circostanze eccezionali, per altri fattori rilevanti o per gli investimenti.
Ma nei mesi scorsi ha presentato un proposta per ricalcolare il rientro al debito in base alle prospettive economiche dei singoli Paesi.
VERSO UNA NUOVA ONDATA DI FLESSIBILITÀ. Se si sceglierà di intervenire su questo versante, Merkel, Holland e Renzi annunceranno l’avvio a breve di un tavolo per rendere più intelligente il Fiscal compact. Che però viene visto come un baluardo della nuova Europa dal fronte del Nord o dalla stessa Bundesbank in Germania. Se anche su questo versante vincessero i veti contrapposti, a Berlino, Parigi e Roma non resterebbe che annunciare una nuova ondata di flessibilità, dopo quella che ha permesso a Italia, Francia e Spagna di ridurre il disavanzo meno del previsto o di sforare il 3% soltanto lo scorso autunno. L’ipotesi non dispiacerebbe a Renzi: in questo modo eviterebbe di restituire a Bruxelles nella prossima manovra 10 dei 14 miliardi in extradefict ottenuti nello scorso esercizio.

Twitter @FrrrrrPacifico

Correlati

Potresti esserti perso