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AGITAZIONE 27 Giugno Giu 2016 1334 27 giugno 2016

Trenord, sindacati sul piede di guerra

Dopo un anno si rompe la pax aziendale. Sotto attacco l'amministratore delegato Cinzia Farisè: «Si cambia solo a parole». Tutti i guai di un'estate caldissima.

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Cinzia Farisè.

C'è una certa agitazione nei corridoi di Trenord, società partecipata di Trenitalia e Ferrovie Nord Milano che gestisce il trasporto su rotaia in Lombardia.
Dopo le proteste dei pendolari, che lamentano disservizi sulla gestione dell'aria condizionata in questi primi giorni d'estate, a creare nuove tensioni sono i sindacati.
Si è infatti rotta la pax sindacale di Trenord che durava da quasi un anno. Tutte le sigle hanno sferrato un colpo non da poco, proclamando uno stato di agitazione che coinvolge non solo le segreterie regionali ma anche le neoelette Rsu.
FRIZIONI CON L'AD FARISÈ. Motivo del contendere, questo è il dato nuovo, sarebbe un disallineamento tra quello che l' amministratore delegato Cinzia Farisè ha proclamato e quanto realizzato dai direttori dell'azienda.
«Ci rivolgiamo a Lei», si legge nella missiva inviata il 23 giugno 2016, «perché siamo ormai convinti che in Trenord si è giunti a un punto di non ritorno: esiste una patologia, nel processo di trasmissione delle disposizioni del management, che determina un’alterazione dell’originaria volontà espressa da chi governa l’azienda. Siamo giunti a tale conclusione perché troppo netta è la discordanza tra ciò che Ella scrive e dispone e la realtà che i dipendenti vivono sui posti di lavoro e nella quotidiana giornata di lavoro».
«PROBLEMI NON IGNORABILI». E ancora: «Il malessere e la sfiducia che nutrono i dipendenti impiegati in ogni settore di Trenord ha raggiunto picchi preoccupanti non più ignorabili dalla dirigenza. È necessario trovare una soluzione ai problemi di tutti i lavoratori di Trenord, per questo motivo, pur condividendo le criticità segnalate sui turni dei macchinisti dal sindacato Orsa, non possiamo sorvolare le gravi criticità che pesano su tutti gli ambiti aziendali, proprio la nostra lettera è sottoscritta da tutta la Rsu eletta nelle nostre liste».

Atto di accusa al numero due Spadi

Un treno di Trenord.

La lettura che si dà in piazza Cadorna è che dietro questo attacco ci sia un atto di accusa al numero due, Giorgio Spadi, direttore della pianificazione e del personale, che non avrebbe saputo portare sul tavolo sindacale le istanze di rinnovamento proposte dell' amministratore delegato.
Stesso ragionamento varrebbe per Alberto Minoia, direttore operativo, che non avrebbe sanato a quelle situazioni che le organizzazioni sindacali segnalavano da tempo: turni sempre uguali, tanta inefficienza e unificazione ancora ferma al palo.
CAMBIAMENTI A PAROLE. Insomma, questo è il mantra della lunga lettera sindacale: tutto cambia a parole, ma nulla cambia nei fatti.
Ma c'è di più. Si registrerebbe dietro questo nuovo fronte aperto anche una forte spaccatura in seno alle stesse organizzazioni sindacali.
Non sarebbe andata giù ai sindacalisti di provenienza Trenitalia il fatto che molti dei colleghi vicini a Fnm siano finiti negli organigrammi aziendali durante l'ultima riorganizzazione. Alcuni anche in posizione di rilievo strategico.
In effetti si tratta di un vero inedito che ha il sapore di una commistione e cogestione che è quanto di più distante ci sia dalle posizioni della Farisè, che propone invece un modello da 'azienda privata'.
CRITICHE DA TRENITALIA. D'altra parte, sostengono alcuni sindcalisti, basta scorrere gli organigrammi aziendali per trovare diversi ex sindacalisti promossi a responsabili aziendali o addirittura funzionari candidati nelle recenti elezioni delle Rsu aziendali (eletti e non).
Insomma, un pasticcio che non sarebbe piaciuto a Trenitalia e che sarebbe sotto esame da parte degli azionisti.
Si tratterebbe infatti di una rioganizzazione che ha il sapore del passo indietro, verso una cogestione azienda-sindacato che premia pochi e scontenta tutti.
Una empasse che, si legge tra le righe della proclamazione delle sigle sindacali, l'amministratore delegato è chiamata a sbrogliare. E, a quanto pare, anche in fretta.

Twitter @ARoldering

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