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FOCUS 28 Giugno Giu 2016 0800 28 giugno 2016

Sterlina in picchiata, le cose da sapere

Il crollo della moneta britannica può frenare la ripresa europea. Ma non solo. Inflazione, ripercussioni sull'import e sul mercato immobiliare: i possibili effetti.

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George Soros, ha fatto sapere un suo portavoce, non sta speculando sulla sterlina.
Di più, il finanziere passato alla storia per aver guadagnato 15 mila miliardi di vecchie lire nel 1992, dopo l’uscita dell’Italia dallo Sme, aveva una posizione long sulla moneta di Sua Maestà. Ci ha rimesso dei soldi.
Altri, invece, ci hanno guadagnato, sapendo sfruttare un’incognita – la debolezza del pound – che rischia di portare la Gran Bretagna verso la povertà e di bloccare la flebile ripresa europea.

La speculazione flash e il gioco dei sondaggi

George Soros.

Negli ultimi giorni prima del referendum del 23 giugno, e anche a poche ore dalla chiusura dei seggi, sono stati diffusi sondaggi che davano il Remain in vantaggio tra i due e i quattro punti.
Contemporaneamente la sterlina è salita fino a toccare anche quota 1,4947 con il dollaro.
CORRONO I BENI RIFUGIO. Poi sono arrivati i veri risultati del voto e l’annuncio del Brexit, e la moneta è crollata.
Ma chi l’aveva in portafoglio ha avuto tutto il tempo di piazzarla. E di incassare forte plusvalenze.
Soltanto nella prima serata del 24 le grandi banche (come la Royal Bank of Scotland) hanno sospeso la compravendita sterlina-euro o sterlina–dollaro.
A quattro giorni dal voto il pound ha segnato il minimo storico dal 1985: 1,3 sul dollaro, 1,2 sull’euro.
Tutti soldi reinvestiti in beni sicuri o rifugio come franco svizzero, oro o fondi obbligazionari.

Le mosse (coordinate) delle banche centrali

Il presidente della Bce Mario Draghi.

Goldman Sachs ha ipotizzato, de facto, che la sterlina viaggerà velocemente verso la parità sull’euro, mantenendo pochi centesimi di differenza sotto il dollaro.
La Banca centrale inglese ha già annunciato difese per 250 miliardi.
Ma la moneta continuerà a scendere in parallelo al trasferimento di risorse all’estero.
Andrà avanti fino a quando – e ci vorranno più dei due anni previsti – Regno Unito e Unione europea avranno stretto un nuovo patto di convivenza.
L'ASSE DRAGHI–YELLEN–CARNEY. A differenza di quanto hanno fatto i governi, le banche centrali sembrano voler trovare una strategia unica.
Qualcosa si capirà dall’incontro informale organizzato dalla Banca centrale in corso a Sintra, che vede assieme allo stesso tavolo Mario Draghi (Bce), Janet Yellen (Fed) e Mark Carney (BoE).
Ma è facile ipotizzare che Francoforte dovrà aumentare gli acquisti su bond pubblici e privati, la banca centrale americana rinvierà la stretta monetaria, mentre quella britannica dovrà sostenere la sua moneta e alzare i tassi nella speranza di contenere in un secondo momento anche l’inflazione.
Va da sé che tutte queste mosse servono soltanto a gonfiare quella bolla di liquidità che, secondo la Fed, ci riporta ai rischi e ai livelli precedenti alla crisi.

La scommessa delle imprese esportatrici

Dopo la Brexit, la sterlina ha toccato i minimi dal 1985.

Il combinato disposto tra sterlina debole e un quadro normativo restrittivo verso l’Europa rischia di mettere in ginocchio l’industria finanziaria britannica.
Quella che dà lavoro soltanto nella City a 100 mila persone e muove 10 miliardi al mese.
La sterlina debole, invece, rischia di tramutarsi in un grande occasione per la grande industria manifatturiera locale.
LA SCOMMESSA DEGLI INVESTITORI. La Old economy esporta beni per 150 miliardi di euro ed è leader mondiale in campi strategici come la chimica, la difesa o la farmaceutica.
Non a caso nell’indice Footsie100 i titoli di questo tipo di imprese sono ancora sopra le medie, visto che gli investitori scommettono su una crescita dei ricavi nei prossimi due anni.
Quelli in cui andranno avanti le trattative tra Londra e Bruxelles, con la Ue impossibilitata a mettere dazi oltre la Manica.

La Brexit impoverisce gli inglesi e fa felici i turisti

Londra si sveglia fuori dall'Europa.

Con il crollo della sterlina, si assottiglierà il potere d’acquisto e tutto quello che viene importato – dalla benzina agli alimentari - costerà di più.
Rendendo ancora più salato il livello della vita nel Regno Unito.
VALORE DEGLI IMMOBILI IN CALO. Con minore capacità di spesa anche il valore degli immobili crollerà, colpendo non poco i più anziani.
Mentre i più giovani, anche per la stretta monetaria, faranno non poca fatica a ottenere mutui.
Benefici, invece, per l’industria dell’accoglienza: con la sterlina debole andare in vacanza a Londra (soprattutto nel periodo dei saldi per fare shopping) sarà più conveniente per gli stranieri. Comunitari ed extracomunitari che siano.

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