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CONSEGUENZE 29 Giugno Giu 2016 1530 29 giugno 2016

Brexit, l'impatto sui giovani italiani che lavorano in Uk

Ogni anno 30 mila italiani trovano lavoro nel Regno Unito col programma Eures. Soprattutto nella sanità. A causa del referendum perdono un treno insostituibile.

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I leader di Germania, Francia e Italia hanno provato a lanciare il cuore oltre la Brexit, e per la verità anche il portafoglio.
Dal vertice informale del 27 giugno è emersa una tabella di marcia che l'Unione europea si impegna a concretizzare da settembre in poi, in coincidenza con il previsto avvio dei negoziati per l'uscita di Londra dal gruppo dei 28.
Sicurezza interna ed esterna, crescita dell'economia e della coesione sociale, immigrazione e un «programma ambizioso» per la gioventù.
L'ASTENSIONISMO DEI GIOVANI. Matteo Renzi ha lasciato il summit con un annuncio: «Abbiamo ottenuto l'autorizzazione ad avere 1,4 miliardi di fondi per la coesione sociale, è un bel risultato, si tratta di denari che andranno alle Pmi e per il lavoro dei giovani».
Già, i giovani. In Gran Bretagna hanno votato per il Remain, ma moltissimi non sono andati alle urne, lasciando ai più anziani una scelta destinata a incidere profondamente sul loro futuro e sulle opportunità lavorative dei coetanei sparsi in tutta Europa.

L'EFFETTO BREXIT SUL MONDO DEL LAVORO. È qui, sul mercato del lavoro, che l'impatto della Brexit farà sentire alcuni tra i suoi effetti più pesanti.
In particolare su un settore che attrae ogni anno migliaia di professionisti italiani: la sanità.
Francesco Giubileo, membro del consiglio di amministrazione di Afol Metropolitana e analista della nuova governance dei Servizi pubblici per l'impiego, spiega a Lettera43.it: «Per quanto riguarda i giovani, i due grandi ambiti su cui l'Ue finora si è impegnata sono la mobilità occupazionale e la mobilità studentesca, con i programmi Eures ed Erasmus, e poi con Garanzia giovani, su cui sono state puntate le risorse maggiori. La Brexit inciderà moltissimo, basta guardare i dati Eures per rendersene conto. Perché la mobilità occupazionale, laddove è vincente, guarda molto al mercato inglese, soprattutto nel settore sanitario».
30 MILA GIOVANI ITALIANI OGNI ANNO IN UK. Con l'uscita di Londra dall'Unione europea «verranno a mancare le risorse, le fonti e le informazioni che agevolano la mobilità. Certo, qualche giovane medico italiano potrà riuscire ugualmente ad andare a lavorare nel Regno Unito, ma sarà una selezionatissima minoranza», puntualizza Giubileo. E pensare che nemmeno un anno fa, il 3 agosto 2015, Eures Italia aveva siglato un accordo di cooperazione con l’equivalente inglese proprio per promuovere la ricerca di personale sanitario (in particolare infermieristico) per gli ospedali pubblici e privati del Regno Unito, accreditati con il National health service. I giovani tra i 18 e i 35 anni che riescono a trovare lavoro Oltremanica attraverso il programma Eures, nella sola città metropolitana di Milano, finora sono stati «tra i 500 e 1.000 ogni anno». Mentre sono «circa 3 mila all'anno» i ragazzi italiani che trovano un'occupazione in questo modo in tutti i Paesi membri dell'Unione europea.
A livello nazionale, si stima che il flusso di giovani lavoratori verso il Regno Unito ammonti a 30 mila persone l'anno. Pochissimi, però, si iscrivono all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero, ecco perché occorre fare riferimento a valori stimati.
PER L'ERASMUS L'ALTERNATIVA È L'IRLANDA. Se Oltremanica nel campo dell'istruzione esiste un'alternativa all'Erasmus, lo stesso discorso non vale per il settore sanitario. «Andare a studiare nel Regno Unito è importantissimo per acquisire la padronanza dell'inglese», afferma Giubileo, «però c'è sempre l'Irlanda. Un ragionamento strategico che l'Unione europea farà, secondo me, è puntare tutto su Dublino. Anche la Scozia, se deciderà di separarsi dal Regno Unito, potrebbe diventare un'alternativa da questo punto di vista».
Nella sanità, al contrario, una valida alternativa al Regno Unito semplicemente non c'è: «In questo settore i giovani professionisti italiani perdono un treno insostituibile. Spesso si appoggiano proprio ai finanziamenti europei per trovare lavoro a Londra, Eures in questo ambito funziona e funziona bene. Le ripercussioni saranno pesantissime, anche per chi si trova già in Gran Bretagna e magari è un professionista affermato: medici, dentisti, infermieri, ostetriche e fisioterapisti».
Altre due categorie duramente colpite saranno quelle del turismo e della ristorazione. Con la Brexit, «tutti i lavoratori stranieri avranno bisogno di una sorta di green card, dovranno rispettare il periodo di permanenza e soddisfare criteri più stringenti» per poter accedere al mercato del lavoro.

Il flop di Garanzia giovani

Il piano Youth Guarantee è nato per agevolare l'entrata nel mondo del lavoro dei giovani.

Una delle possibili risposte all'uscita di Londra dall'Unione europea, sempre con l'obiettivo di contrastare la disoccupazione giovanile, è un rafforzamento della Garanzia giovani.
Ma Giubileo non ha dubbi: servono cambiamenti radicali nell'implementazione del piano, se si vogliono evitare gli errori del passato. «Nel 2015 si sono spesi 1,5 miliardi, poi ci sono stati fondi aggiuntivi, ora si parla di un altro miliardo. Ma i dati sono chiari. Su circa 1 milione di ragazzi che hanno aderito a Garanzia giovani, i presi in carico sono stati 800 mila e gli inserimenti lavorativi soltanto 172 mila. Di questi quasi l'80% ha fatto un tirocinio, di cui non si sa nulla. Non si sa se è servito a trovare lavoro in un secondo momento, oppure se i ragazzi sono stati sfruttati, facendo passare per tirocinio un lavoro subordinato».
PIÙ OPPORTUNITÀ PER CHI NON HA ADERITO. Ma il dato più sorprendente, aggiunge Giubileo, «è contenuto nell'ultimo rapporto Isfol», l'Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori. «I presi in carico da Garanzia giovani che a un anno di distanza hanno trovato lavoro sono 172 mila. Ebbene: quelli che si sono iscritti, non hanno ricevuto il servizio e hanno trovato un'occupazione sono invece 207 mila. Vuol dire che 207 mila persone hanno fatto prima a trovare lavoro da sole».
Altra assurdità: «Con tutti gli incentivi disponibili nel 2015, tra decontribuzione e Jobs act, pochissimie aziende hanno attivato Garanzia giovani. Com'è possibile? Eppure, era consentito cumulare decontribuzione e Garanzia giovani. Gli imprenditori con cui ho parlato puntano il dito sulle procedure, che sono semplicemente deliranti».
L'accreditamento ai privati, demandato alle Regioni, ha prodotto per Giubileo «una situazione schizofrenica, perché ogni Regione ha creato i suoi modelli. Questi sono problemi strutturali di Garanzia giovani, che si riproporranno anche quando diventerà operativa l'Anpal, l'Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro».
IL NODO DEL PERSONALE. Il nuovo ente, presieduto da Maurizio Del Conte, prevede l'isituzione di un registro nazionale dell'accreditamento e l'armonizzazione degli standard operativi tra tutte le Regioni. «Faccio tanti auguri al professor Del Conte, perché sarà un'impresa titanica. Un esempio: l'Italia è l'unico Paese, assieme alla Romania, che non valuta i propri dipendenti nei Centri per l'impiego. L'Isfol si limita a inviare un questionario di autovalutazione. Ma alcuni di loro, che hanno titoli di studio bassissimi e sono degli analfabeti digitali, andrebbero mandati a casa», attacca Giubileo.
Per rendere Garanzia giovani più efficace, secondo Giubileo, le strade da percorrere sono tre: «Primo spingere sul registro nazionale dell'accreditamento. Secondo rafforzare Eures. Terzo investire di più sugli incubatori per startup».
Il vero rilancio occupazionale dei Neet, in ogni caso, non può passare soltanto per il pubblico: «Devono muoversi le imprese, le grandi aziende italiane. In Emilia Romagna Ducati e Lamborghini hanno investito tre milioni di euro nel progetto Desi. Hanno preso dei Neet e li hanno trasformati in veri professionisti, superando uno scoglio culturale. In Italia ci sono tante imprese che potrebbero fare lo stesso, ma non si muovono perché non ne vedono l'utilità a breve termine. Un atteggiamento che occorre modificare».

Twitter @davidegangale

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