BANCHE 18 Ottobre Ott 2016 1200 18 ottobre 2016

Etruria, l'odissea dell'azione penale di 140 azionisti

Opa da 1 euro tragata BpVi non sottoposta all'assemblea. Riacquisto di crediti. Presunte offerte straniere. Omissioni e silenzi: 140 soci chiedono chiarezza.

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Maria Elena Boschi e Matteo Renzi.

Parlare (ancora) di Banca Etruria è come gettare sale sopra una ferita infetta che fatica a rimarginarsi nonostante i tentativi da parte del governo di porre rimedio alla falla causata dalla solita “superficialità” all’italiana.
In questa vicenda ce n’è per tutti i gusti.
Omissioni di controllo da parte degli enti preposti, conflitto d’interessi - coinvolti il papà del ministro Maria Elena Boschi, il ministro stesso, come piccola azionista della banca, e il fratello, dipendente di Etruria - accompagnato da una gestione “frivola” dove gli amici degli amici hanno goduto, nel tempo, di importanti privilegi.
Tuttavia una pezza parziale è arrivata da parte dell’esecutivo nella primavera del 2016.
Un provvedimento che indica le modalità d’accesso ai rimborsi per gli obbligazionisti subordinati delle quattro banche coinvolte nella procedura di burden sharing (che ha preceduto l’entrata in vigore del bail-in) a novembre 2015: Banca Etruria, Banca Marche, CariFerrara e CariChieti.
INDENNIZZI DELL'80%. Si tratta di un indennizzo forfettario dell’80% del valore delle obbligazioni a patto che il patrimonio mobiliare sia inferiore a 100 mila euro, oppure che il reddito Irpef (complessivo) non sia superiore a 35 mila euro.
I risparmiatori, però, devono attendere ancora.
Il danno, per loro, sta assumendo i contorni della beffa a fronte dello stop imposto dal Consiglio di Stato alla procedura d’arbitrato legata ai rimborsi.
In attesa, si legge sul provvedimento, «di chiarimenti da parte del ministero del Tesoro».
Il tempo passa e a rimetterci sono solo gli investitori.
Tuttavia, se le pratiche per il risarcimento procedono, pur costellate da imprevisti e ritardi, molto diversa è l’odissea affrontata dagli azionisti.
PATRIMONIO DI 7 MILIONI. Una fonte anonima, che verrà chiamata G., racconta a Lettera43.it la battaglia legale di 140 azionisti (con un patrimonio complessivo stimato in circa 7 milioni di euro), difesi e coordinati dall’avvocato penalista Riziero Angeletti (lo stesso, per intenderci, balzato agli onori delle cronache per essere il difensore di Padre Graziano e di alcuni azionisti di B.P. Spoleto), decisi a costituirsi parte civile in tutti i processi che dovessero partire.
Nel mirino, ovviamente, la banca aretina e non solo.

Analizzati più di 500 documenti: «BpVi poteva comprare Etruria?»

Gianni Zonin, ex presidente della Banca popolare di Vicenza.

Se è giusto rilevare che l’investimento in azioni è sempre un capitale “a rischio”, non meno significativo è l’agire poco trasparente di una banca.
«Un istituto quotato in un mercato regolamentato», dichiara la fonte, «è, o dovrebbe essere, oggetto di attente verifiche oltre di chi la governa e ne certifica i bilanci, anche dalle varie autorità di vigilanza e controllo del regolare svolgimento degli scambi».
Qui entra in gioco la procura di Arezzo.
ESPOSTO AD AREZZO. Spiega G.: «Oltre ai filoni di indagine delle varie procure, e oltre a esserci costituiti, purtroppo con esito negativo, nel procedimento per ostacolo alla vigilanza e aver depositato una memoria esposto per associazione a delinquere finalizzata alla truffa, abbiamo chiesto al procuratore di Arezzo (Roberto Rossi, ndr) di analizzare alcune vicende nel dettaglio».
E a questo proposito «gli è stato fornito un ricco fascicolo nel quale sono stati vagliati, confrontati e analizzati più di 500 documenti. Fatti a nostro avviso incontrovertibili che prendono le mosse dalla dichiarazione di Gianni Zonin, allora presidente di Banca popolare di Vicenza. Affermazione in cui comunicava l’intenzione di comprare Etruria. Siamo nel marzo 2014».
C'ERA «ELEVATO STANDING»?. Qui è necessario un passo indietro.
Etruria aveva compiuto, nel 2013, l’ennesimo aumento di capitale e ricevuto l’impulso proveniente da Banca d’Italia di trovarsi un partner di elevato standing.
Invito che fornisce materiale per una successiva riflessione.
Banca popolare di Vicenza (BpVi) aveva le carte in regola per essere considerata di elevato standing nonostante le numerose ispezioni decise dalla stessa Banca d’Italia nei suoi confronti abbinate ad annotazioni spesso negative?

Quell'Opa da 1 euro per azione non sottoposta all'assemblea

Contro Banca Etruria 140 azionisti hanno intentato una battaglia legale.

La fonte spiega in sintesi i punti per cui è stata chiesta alla procura di Arezzo un’attenta verifica delle carte.
«Vogliamo siano accertate le vicende», incalza G., «i modi, i tempi e le dichiarazioni, a mercati aperti, anche sulla proposta di Opa (offerta pubblica di acquisto, ndr) a 1 euro per azione in contanti, corrispondente a 217 milioni, quando il bilancio certificato della banca aretina attestava un patrimonio netto di oltre 600 milioni, da parte di un esponente del consiglio di amministrazione di BpVi. Perché non è stata sottoposta all’assemblea la proposta d’acquisto giunta con mesi di ritardo?».
«PUBBLICAZIONI TARDIVE». Inoltre «ci aspettiamo un approfondimento rispetto alla posizione short praticamente contemporanea alla dichiarazione di presentazione di Opa in contanti da parte di un fondo e di una presunta posizione al ribasso sul titolo Etruria da parte del nuovo advisor (della stessa banca). Il tutto collegato alla pubblicazione tardiva di quest’ultima posizione nell’apposito sito dell’organo di controllo».
PRESUNTE OFFERTE STRANIERE. Infine: «Desideriamo sia fatta luce sulla presunta offerta della banca israeliana Bank Hapoalim per Etruria. Inoltre verificare l’esistenza di presunte offerte da parte di fondi inglesi e italiani per gli Npl (non performing loan, crediti deterioriati, ndr) di Etruria. E anche la costante presenza di falsi ordini, di vendita e d’acquisto, perseguibili a norma di legge, apparsi quasi quotidianamente nel circuito di Borsa italiana. Attività che sembrerebbe aver avuto lo scopo di “indirizzare” le quotazioni in direzioni diverse».

Come mai niente azione di responsabilità nei confronti dei vecchi cda?

Salva-banche, la protesta di una risparmiatrice.

Nel frattempo, nel febbraio 2015 arrivò il commissariamento di Banca popolare dell’Etruria da parte di Bankitalia.
Da questo momento si sono evidenziate altre anomalie nella gestione dell’istituto di credito.
Tutte inserite nella memoria che i 140 azionisti hanno sottoposto all’attenzione della procura di Arezzo.
Fra le tante spicca la mancata azione di responsabilità da parte dei commissari nei confronti dei vecchi cda e la costante svalutazione dei crediti deteriorati, a livelli unici, nel sistema bancario.
Oppure la richiesta d’intervento al Fitd (Fondo interbancario di tutela dei depositi) quando erano noti da mesi gli orientamenti negativi della Commissione europea per operazioni analoghe.
STRANI GIOCHI COI CREDITI. I dubbi non si esauriscono qui e si trasformano in reale smarrimento quando si assiste al riacquisto di crediti a pochi giorni dal decreto “Salva banche”, al contratto, subito dopo, di cessione di crediti deteriorati a livelli bassissimi al fondo Fonspa.
Dimensione ben al di sotto dei normali standard se paragonati ad altre operazioni “gemelle”.
Con l’aggravante, però, di risultare poi valore di riferimento per la valutazione del sistema bancario.
TUTTO CONFORME ALLA LEGGE? Anche sul “Salva banche” gli azionisti non ci vedono chiaro.
«Abbiamo chiesto alla procura di verificare», prosegue G., «se la sua attuazione fosse conforme alla legge europea di riferimento. Nello specifico, se Bankitalia, nominata ente di risoluzione, potesse accettare la presenza nel fondo di risoluzione banche partecipanti al capitale della stessa Banca d’Italia. E se corrisponde ad azione corretta e trasparente aver secretato i bilanci della vecchia Banca Etruria con i relativi conteggi».
Principio che ha determinato «la mancata possibilità sia di ristoro su eventuali plusvalenze dalla vendita degli Npl della bad bank sia di usufruire dei crediti fiscali della vecchia Banca Etruria, negando di fatto la continuità aziendale».

I soci azzerati sono stati più di 60 mila: «Accertare le colpe delle retrovie»

Un momento della protesta dei risparmiatori davanti alla sede di Banca Etruria ad Arezzo.

Valutazioni che non fanno una piega.
D’altra parte se l’Opa fosse stata accettata, gli obbligazionisti subordinati non avrebbero subito l’azzeramento dell’investimento.
Sorte identica a quella degli azionisti, qualora avessero deciso di aderire all’Offerta pubblica d’acquisto in contanti.
I soci azzerati sono stati più di 60 mila. Cui vanno aggiunti gli azionisti non soci.
SI ASPETTANO RISPOSTE. La memoria è stata consegnata alla procura di Arezzo a luglio 2016.
A tutt’oggi si aspetta ancora una risposta, nel merito, alle obiezioni sollevate.
L’avvocato Angeletti ha rilasciato a L43 questa dichiarazione: «Non credo alle preoccupazioni di coloro che temono insabbiamenti né a coloro che vedono nelle vicende che hanno toccato il procuratore della Repubblica, dottor Roberto Rossi presso il Csm, tentativi di interrompere o frenare un processo di accertamento che attualmente è in via di conclusione».
«CHI PROVOCÒ LA CATASTROFE?». In conclusione «spero che si pervenga a individuare le responsabilità non solo dei soldati che affrontano in prima linea il nemico, ma soprattutto di coloro che dalle retrovie e dalle istituzioni hanno dettato un percorso costellato di omissioni e silenzi producendo quella catastrofe scoppiata dinanzi a ognuno e riducendo in polvere i risparmi di migliaia di persone».


Twitter @_MagliaNera_

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