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INTERVENTO 18 Ottobre Ott 2016 1504 18 ottobre 2016

Greco contro i colossi del web: «La beneficenza non basta»

Il capo della procura di Milano: «Devono pagare le tasse nei Paesi in cui lavorano».

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Francesco Greco.

«Oltre a fare benificenza, le grandi aziende che gestiscono i big data nel mondo dovrebbero pagare le tasse nei Paesi dove lavorano».
Francesco Greco, capo della procura di Milano, non fa nomi. Ma lunedì 17 ottobre, durante un dibattito al teatro Franco Parenti di Milano dal titolo Arte contro la corruzione, tira le orecchie ai colossi di internet, da Google a Facebook.
Proprio il fondatore del più importante social network al mondo Mark Zuckerberg durante la sua ultima visita in Italia aveva donato 500 mila euro per le vittime del terremoto in Umbria. «Con la beneficenza magari si salvano l'anima, ma non basta», ha continuato Greco.
NIENTE DIGITAL TAX. Il numero uno del Palazzaccio ne parla nel giorno in cui proprio in cui la procura di Milano ha presentato all’ufficio del gip due richieste di archiviazione e una richiesta di patteggiamento al gip per i tre manager di Apple coinvolti in un'indagine per presunta evasione fiscale: ci sarebbe il mancato pagamento di 879 milioni di euro di Ires tra il 2008 e il 2013.
Il tutto mentre è in discussione la legge di stabilità del governo Renzi, che sta facendo tanto discutere per la cosiddetta 'norma Corona', e finora non vi è traccia di quella Digital Tax promessa dal premier nei mesi scorsi. Anzi, Renzi ha accolto con tanto di foto l'ammministratore delegato di Apple Tim Cook come lo stesso Zuckerberg.
IL PRIMATO ITALIANO. «Noi in Italia, come magistratura, siamo stati i primi a chiedere il rispetto delle regole», continua Greco. «Sono aziende che spesso violano l'Antitrust, più ricche degli Stati stessi in cui operano».
Sul palco insieme con l'artista Emilio Isgrò, il regista teatrale Luca Michieletti e il critico Paolo Monazza, il magistrato di Mani Pulite ha parlato soprattutto di corruzione in Italia soffermandosi poi sul mercato dell'arte, un business spesso «rovinato proprio da chi decide di evadere fiscalmente acquistando quadri o opere d'arte. Ci fu un'inchiesta del passato che svelò come le grandi case d'asta di Milano usavano l'arte per riciclare soldi con lo spallonaggio in Svizzera», ha aggiunto Greco.

Greco ha permesso allo Stato di recuperare 4 miliardi dall'evasione

Del resto, il procurato nato a Napoli 65 anni fa («ma ormai sono stato adottato da più di 40 anni da Milano») è noto per la sua esperienza in reati finanziari.
Ha permesso allo Stato di recuperare quasi 4 miliardi di euro dall'evasione, come una finanziaria.
Negli ultimi cinque anni sono passati sotto le sue mani oltre 14 mila fascicoli.
CORSARI TRA PRIMA E SECONDA REPUBBLICA. «I corrotti», ha detto Greco, «sono persone furbe e ignoranti, che cercano una scorciatoia. L'Italia è una Paese in crisi economica dove dilaga la corruzione, dove i pigri e i furbi hanno la meglio».
Il capo della procura paragona alla 'mafia' il sistema corruttivo ancora presente in Italia.
«Nella Prima Repubblica erano soprattutto i mafiosi a mettere le mani sul sistema dei fondi pubblici, ora sono altri ma non c'è più una gestione gerarchica: la corruzione è molecolare», ha spiegato Greco.
E qui il magistrato napoletano ha citato un vecchio indagato di Mani Pulite, Sergio Cusani, ex braccio destro di Raul Gardini, travolto più di 20 anni fa dall'inchiesta sulla maxi tangente Enimont ai partiti: «Cusani spiegò che nella Prima Repubblica esistevano i corsari che per conto del principe rubavano per spartirsi poi il bottino con i re. Ora invece c'è stato un mutamento genetico, in questa Seconda Repubblica che forse è il prolungamento della Prima esistono i pirati che lavorano da soli: ognuno ruba per sè».
L'ARTE PER RICICLARE DENARO. Quindi l'affondo sull'arte. «Spesso è considerato un bene rifugio su cui investire», ha aggiunto Greco. «È un oggetto di investimento dove spesso i rapporti sono poco chiari, non c'è tracciabilità. L'acquisto di quadri è diventato un buon modo per riciclare i contanti perchè sfugge alla transazioni finanziarie».
E poi. «Questo danneggia l'arte stessa e la cultura, bisogna invece investire nella trasparenza non sdoganare l'ignoranza: quel ministro che diceva che con la cultura non si mangia non aveva capito nulla», ha avvertito Greco, riferendosi alla famosa frase dell'ex ministro dell'Economia Giulio Tremonti.
Infine, incalzato da Monazza su quale fosse l'estetica del suo lavoro, Greco ha risposto che «l'unica estetica è quella del rispetto delle regole e di pagare soprattutto le tasse».
Alla fine ha regalato pure una curiosità. Nel suo ufficio («Dove le porte sono sempre aperte») al quarto piano del tribunale ci sono due quadri, uno rappresenta l'Estrema Unzione («Che mi fa ricordare quale è il lavoro del magistrato»), l'altro del lago di Como («Così capisco dove mi trovo»). Ma in tutto il tribunale sono dislocati qua e là molti altri quadri, tra cui un Hayez: «Sarebbe bello che tutti i cittadini potessero vederli, lo dico anche al Comune, se vogliono sono a disposizione».


Twitter @ARoldering

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