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CRESCITA 18 Ottobre Ott 2016 1243 18 ottobre 2016

Ripresa, perché la Spagna lascia indietro l'Italia

A differenza di Roma, Madrid ha fatto pulizia nel sistema bancario, attirando investimenti stranieri. Senza governo da 300 giorni, l'economia spagnola vola. El Pais: «La paralisi politica fa bene».

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Il premier italiano Matteo Renzi e quello spagnolo Mariano Rajoy.

Chi ha detto che per andare bene uno Stato ha bisogno di un (buon) governo? Cinque anni dopo il precedente belga, anche la Spagna oggi fa riflettere. Il Paese è senza governo eletto da 300 giorni, immerso in una infinita crisi politica provocata dai veti incrociati dei partiti del 'nuovo' quadripartitismo. È andata alle urne due volte, per ora invano, in dicembre e giugno. Forse tornerà di nuovo a votare. Eppure da tempo l'economia spagnola non stava cosi bene, abbastanza da lasciare parecchio indietro quella di una sua diretta rivale: l'Italia.
BANCHE E COMPETIVITÀ. Secondo l'agenzia Bloomberg, la spiegazione sta nelle diverse strade intraprese da Roma e Madrid sul finire della grande crisi del 2007-2008.
La rapida disintossicazione delle banche dopo lo scoppio della bolla immobiliare e una serie di riforme atte ad aumentare la competitività hanno dato alla Spagna (la quarta economia dell'eurozona) un vantaggio notevole sull'Italia (la terza) in termini di ripresa.

La crescita spagnola rispetto a quella italiana.

«La Spagna potrebbe velocemente uscire dalla periferia», ha dichiarato a Bloomberg Mark Dowding, partner di un fondo di investimenti di Londra, «si è lasciata alle spalle le grane del settore bancario, e ora ha una crescita robusta».
L'Italia, d'altra parte, rimane «impantanata con un debito altissimo, una crescita debole e continue preoccupazioni per il sistema delle banche».

Percentuale dei crediti deteriorati nella pancia delle banche italiane (blu) e spagnole (rosso).

I crediti deteriorati intasano i bilanci delle banche italiane, minacciando la stabilità finanziaria e stoppando la ripresa. «Sebbene Renzi abbia spinto per diverse riforme per ammodernare il Paese», scrive l'agenzia economica, «i suoi sforzi non sono stati sufficienti per invertire il trend negativo».

Investimenti in Italia (blu) e Spagna (rosso). In nero la media europea.  

Il governo del premier Mariano Rajoy trae invece beneficio da una serie di misure prese all'inizio della crisi, inclusa una controversa riforma del mercato del lavoro che ha reso più facili i licenziamenti.
Ma, ancor più importante, il Paese si è mosso prima sulle banche, facendo un bailout da 41 miliardi di euro per ricapitalizzare le banche che stavano fallendo.
INVESTIMENTI STRANIERI. La fiducia internazionale nella ripresa spagnola ha portato a un aumento di investimenti stranieri (+22 miliardi dal 2016) fondamentale per l'economia, di cui l'Italia paga invece la mancanza.
Il Pil spagnolo viaggia sul +3%, più del doppio della media della zona euro. Dall'inizio dell'anno ha creato 400 mila nuovi posti di lavoro, i consumi salgono, il turismo ha toccato record storici e l'edilizia è ripartita.
Tutto questo senza un governo. O meglio, con l' esecutivo 'uscente' del Pp Mariano Rajoy da 10 mesi incaricato di gestire solo gli affari correnti. Non una sola legge è stata approvata da dicembre.
EL PAIS: «LA PARALISI FA BENE AL PAESE». «La paralisi politica fa bene al Pil», riassume El Pais, che fra i 'vantaggi' della situazione cita anche quello della mansuetudine dimostrata dall'Ue: «L'assenza di governo ha consentito che Bruxelles ammorbidisca la disciplina fiscale, dando ossigeno all'economia».
La Commissione ha condonato a Madrid miliardi di multa alla Spagna per il non rispetto degli impegni di deficit nel 2016, ed ha 'fatto credito' per il 2017.
Certo finora il Paese ha navigato con il pilota automatico, seguendo la rotta di uscita dalla crisi delineata fino al 2015 dal 'vero' governo Rajoy.
LA 'FESTA' È FINITA. In Spagna ora però tutti sono d'accordo. C'è bisogno di un governo, perché lo Stato inizia ad essere in affanno.
Ci sono 65 ambasciatori da nominare, i grandi investimenti pubblici sono fermi in particolare nella Tav, 33mila coppie aspettano lo sblocco delle adozioni internazionali, la ratifica di 40 trattati internazionali è paralizzata, e Bruxelles inizia a perdere la pazienza.
POSSIBILE RITORNO ALLE URNE. Sembra escluso che la Spagna batta il record del Belgio (541 giorni senza governo, record mondiale). Un'astensione dei socialisti sull'investitura di Rajoy potrebbe dare al Paese un governo già a fine mese.
Altrimenti, la Spagna dovrà tornare alle urne il 18 dicembre e i sondaggi prevedono una netta vittoria dei popolari. Entro gennaio quindi, al più tardi, la Spagna dovrebbe tornare alla 'normalità', con un governo nel pieno dei poteri.

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