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ECONOMIA 19 Ottobre Ott 2016 2031 19 ottobre 2016

Siria, la tregua non frena lo scontro tra Russia e Occidente

Operazioni estese di tre ore. Ma Mosca accusa e il Belgio. E non risparmia l'Onu.

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Aleppo in macerie.

La tregua umanitaria prevista per il 20 ottobre ad Aleppo per evacuare i civili e permettere ai miliziani - o ribelli, a seconda dei punti di vista - di lasciare la città verrà estesa di tre ore, su richiesta delle «organizzazioni internazionali».
Lo ha annunciato il ministero della Difesa russo, nel cuore dell'ennesima giornata difficile per la Siria e per i tesi rapporti tra Russia e Occidente.
MOSCA ATTACCA IL BELGIO. Mosca, infatti, continua ad accusare il Belgio di aver condotto un raid nei pressi di Aleppo con gli F-16 e di aver ucciso sei persone. Il Belgio ha smentito con forza e ha anche convocato al ministero degli Esteri l'ambasciatore russo a Bruxelles, Tokovinin Alexander Avrelievich, per informarlo formalmente, ha spiegato il ministro degli esteri Didier Reynders, «della smentita già espressa dal ministro della difesa, ma anche dello scontento in seguito a dichiarazioni che manifestamente non hanno fatto l'oggetto di nessuna verifica prima di essere pronunciate».
Ma il ministero della Difesa russo ha tirato dritto, ricordando di avere mezzi in grado di «monitorare» i cieli siriani «24 ore su 24» e puntando il dito contro la coalizione, colpevole di sbagliare «spesso» obiettivo in Siria.
SCAMBIO DI ACCUSE CONTINUO. La portavoce del ministero degli Esteri, incontrando i giornalisti, ha detto chiaro e tondo che se non arriverà una spiegazione ufficiale l'azione verrà considerata come diretta a «sostenere» i jihadisti di al Nusra. Insomma, proprio nel giorno in cui i jet russi e siriani smettono di martellare Aleppo (è il ragionamento di Mosca) gli aerei della coalizione si alzano in volo e bombardano? Lo scambio di accuse d'altra parte non è nuovo e il capo dello Stato Maggiore russo, il generale Gerasimov, ha sottolineato come i miliziani continuino a colpire con l'artiglieria i quartieri residenziali della martoriata città siriana «con la medesima intensità». «Gli Usa» - ha aggiunto toccando il più scoperto tra i nervi che separano la Russia dagli Stati Uniti - «non hanno preso nessuna iniziativa per separare i terroristi dai ribelli». Su questo punto il ministero degli Esteri (Mid) è stato categorico: «Lo stop ai raid era un prerequisito di Washington per procedere alla distinzione, ora non ci sono più ostacoli».
EVACUAZIONE TRASMESSA IN DIRETTA. Mosca si domanda poi perché l'Onu non abbia subito iniziato la consegna degli aiuti umanitari. «Forse temono la cosiddetta opposizione moderata», ha insinuato la portavoce del Mid Maria Zakharova. «Se è così devono dirlo». La tregua, ad ogni modo, andrà avanti sino alle 19 ore di Mosca e le operazioni di evacuazione saranno trasmesse in diretta da webcam e droni. Ora, però, nel radar russo è entrata anche l'operazione alleata a Mosul poiché il timore è che i jihadisti possano 'tracimare' in Siria o perché in rotta o perché «lasciati fuggire» di proposito. In entrambi i casi si aprirebbe un'ulteriore linea di frizione. E non è forse un caso che proprio oggi siano scesi in campo due pesi massimi del periodo della distensione come l'ex leader sovietico Mikhail Gorbaciov e l'ex presidente degli Stati Uniti George Bush padre: hanno annunciato di voler «collaborare» per normalizzare le relazioni tra Usa e Russia. Una 'reunion' che dà la misura di quanto la fiducia sia a livelli minimi.

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