Veneto Banca
12 Dicembre Dic 2016 2132 12 dicembre 2016

Bce: «Fusione BpVi-Veneto Banca entro 31 gennaio»

Il presidente della Popolare di Vicenza, Gianni Mion: «I tempi sono stretti». Fiducia nel nuovo amministratore delegato Fabrizio Viola. Ma il matrimonio potrebbe non bastare.

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Veneto Banca e Popolare di Vicenza, la Bce preme per la fusione entro il 31 gennaio.

La Banca centrale europea accelera sul matrimonio tra Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca. L'istituto di Francoforte, guidato da Mario Draghi, ha chiesto infatti che «l’eventuale piano di fusione sia pronto entro il prossimo 31 gennaio». La notizia è stata data direttamente da Gianni Mion, presidente di BpVi. Le due banche venete sono gestite attualmente dal fondo Atlante e figurano nell'elenco degli istituti a rischio pubblicato dal Financial Times prima del referendum costituzionale, assieme al Monte dei Paschi di Siena.

IL RUOLO DI VIOLA. I tempi per la fusione «sono stretti», ha ammesso Mion, che però confida nell’opera del nuovo amministratore delegato, Fabrizio Viola: «Una persona unica che studia l’integrazione tra le due banche». Viola è forte di due cariche: oltre ad essere amministratore delegato a Vicenza, infatti, è anche consigliere e presidente del comitato strategico a Montebelluna.

DIALOGO CON I SINDACATI. Mion si è detto «dispiaciuto per la partenza di Iorio (ex ad, ndr)», ma allo stesso tempo «felice per l’arrivo di Viola. Tutti mi parlano benissimo di lui, ha dato prova di grande capacità in recenti ristrutturazioni bancarie». Ed è sempre al banchiere romano che, secondo Mion, spetterà il compito più difficile: «Dialogare con i sindacati, sia per l'una che per l’altra banca, in tempi brevi. Speriamo riesca a convincere tutti sulla bontà di questo piano».

LE INCOGNITE DELLA FUSIONE. Le incognite, del resto, non mancano. Secondo una recente analisi condotta dal sindacato Uilca, l’istituto che nascerebbe dalla fusione «si collocherebbe come dimensione allo stesso livello di Banca Popolare dell’Emilia Romagna (Bper)». E il matrimonio comporterebbe certamente la chiusura di «parte delle filiali», anche se per capire quante «bisogna attendere un piano di fusione che evidenzi il modello bancario prescelto».

IL NODO DEL POSIZIONAMENTO SUL MERCATO. La conclusione è impietosa: la debolezza di BpVi e Veneto Banca è considerata difficilmente risolvibile e il matrimonio potrebbe non bastare. Perché il problema non è tanto la dimensione, quanto il «posizionamento sul mercato». Le due banche, in altre parole, non solo sono troppo piccole là dove sono presenti. Ma la loro residua forza in Veneto rischia di essere minata da «competitor che continuano a sottrarre raccolta e impieghi».

IL PESO DELLE SOFFERENZE. Per non parlare poi dell’elevata quantità di crediti deteriorati che i due istituti hanno in pancia, e che «anche qualora fossero cartolarizzati, da soli non risolverebbero i problemi di redditività». Ecco quindi la possibile via d'uscita: «Una fusione con un istituto di credito più solido, che possa imporre un livello di gestione più efficiente e che sia percepito come più affidabile sul mercato».

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