Bankitalia
15 Dicembre Dic 2016 1900 15 dicembre 2016

Banche popolari, le ombre sul ruolo di Bankitalia

Il Consiglio di Stato critica l'ingiustificata urgenza del governo sul decreto. Ma soprattutto Palazzo Koch. Che ha operato in deroga. L'avvocato Capelli a Lettera43.it: «Così sono stati danneggiati i soci».

  • ...

In ritardo, a quasi due settimane di distanza dal referendum costituzionale, è arrivata la seconda ordinanza del Consiglio di Stato sulla riforma delle banche popolari (qui il link). E la bocciatura non è solo per l'ormai defunto governo Renzi, che ha usato «lo strumento del decreto-legge» senza un'urgenza giustitificata, ma pure per la Banca d'Italia che, secondo i giudici amministrativi, ha operato in deroga all'esecutivo pur essendo un semplice istituto di vigilanza. «Un soggetto estraneo al circuito politico dei rapporti parlamento-governo, privo di legittimazione democratica e, dunque, politicamente irresponsabile», si legge.

RISCHIO RINVIO PER LE ASSEMBLEE. La vicenda rischia di creare una lunga lista di contenziosi per le fusioni già avvenute nei mesi scorsi, ma soprattutto ripercuotersi sulle prossime assemblee della Banca Popolare di Bari e di Sondrio che dovranno con tutta probabilità essere rinviate, anche perchè non è chiaro al momento cosa potrebbe succedere in base alle decisioni prese dagli istituti. Non a caso proprio la Banca di Sondrio ha chiesto ai giudici amministrativi di emettere un decreto che sospenda il termine per la trasformazione in Spa.

In sostanza, nelle 48 pagine stilate lo scorso primo dicembre, i giudici amministrativi trasmettono gli atti alla Corte Costituzionale sollevando questioni di legittimità su quel decreto legge che nel marzo del 2015 dispose la trasformazioni delle popolari in società per azioni. I giudici sono molto chiari nel testo. Ma oltre a rimettere in discussione tutto il decreto, rischiando di travolgere l'intera riforma voluta dal precedente governo, l'ordinanza getta un'ombra molto pesante sul ruolo avuto da Bankitalia. Perché, si legge nel testo, viene attribuito «all’Istituto di vigilanza un potere di delegificazione in bianco, senza la previa e puntuale indicazione, da parte del legislatore, delle norme legislative che possano essere derogate e, altresì, in ambiti coperti da riserva di legge».

LA CRITICA DELL'AVVOCATO CAPELLI. Come spiega a Lettera43.it l'avvocato Fausto Capelli, che ha presentato il ricorso, «un potere siffatto può essere soltanto attribuito al governo da parte del parlamento. La Banca d’Italia è unicamente un ente amministrativo e non può adottare atti contrari alla legge. In secondo luogo il Consiglio di Stato si stupisce di come sia stato possibile che la Banca d’Italia abbia potuto delegare alle stesse banche i poteri che il governo le aveva conferito».

I soci delle popolari di Bari e Sondrio sono costretti a prendere decisioni senza sapere con esattezza quali saranno le conseguenze

Avvocato Fausto Capelli

Del resto, la Banca popolare di Sondrio è nata nel 1871 ed è una società cooperativa da quasi 150 anni, durante i quali è sempre stata gestita con piena soddisfazione dei soci, degli azionisti, dei clienti e dei correntisti. «Che urgenza e che necessità potevano mai sussistere per imporre alla banca di trasformarsi in società per azioni sulla base di un decreto, divenuto legge con un voto di fiducia, oltretutto senza effettivo ed approfondito dibattito?», dice Capelli.

«CHIARI PROFILI DI INCOSTITUZIONALITÀ». Secondo il presidente di Assopopolari Corrado Sforza Fogliani, sono chiari «i profili di incostituzionalità che caratterizzano una (pretesa) riforma varata per decreto legge, come neanche il fascismo (che pure ce l'aveva con banche che non sono mai state vassalle di alcun potere politico) aveva osato fare nel procedere anch'esso, reiteratamente, contro il credito cooperativo». Per questo motivo, conclude Capelli, «i poteri esercitati dalla Banca d’Italia hanno danneggiato i soci delle banche popolari. In particolare si trovano danneggiati i soci delle due banche ancora da trasformare, quella di Bari e quella di Sondrio, perché sono costretti nelle imminenti assemblee a prendere decisioni senza sapere con esattezza quali saranno le conseguenze».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso