Tatò
15 Dicembre Dic 2016 1310 15 dicembre 2016

Tatò: Bolloré scala Mediaset? È il mercato, bellezza

L'azienda del Cav ha preferito le convenienze politiche al business. Così oggi è diventata una preda. L'intervento del governo? Una scemenza. Il manager a L43 sul caso Vivendi-Biscione.

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Nel mondo di Silvio Berlusconi è entrato e anche, di sua volontà, uscito. E di fronte alla scalata del finanziere francese Vincent Bolloré sull'azienda del Biscione, Franco Tatò ha parole nette: «Questo è business, durissimo business. E l'azienda che non lo sa fare si deve ritirare, non deve rompere le scatole al mondo con i suoi pianti». L'ex numero uno di Enel per volontà di Romano Prodi, cresciuto in Olivetti e stimato anche all'estero, negli Anni 90 ha ripulito i bilanci di Mondadori e Fininvest dai debiti con tale rigore che quelli di Striscia La Notizia ne fecero un tormentone.

LE CRITICHE A DELL'UTRI. Quando è arrivata la discesa in campo del Cav, però, lui si è rifiutato di accompagnare Berlusconi nella sua avventura politica e se ne è andato sbattendo la porta, contestando le scelte poco industriali di Marcello Dell'Utri. Oggi, dopo una carriera da risanatore e innovatore in numerosi settori, da Parmalat al colosso metalmeccanico tedesco Berco, rivendica che nelle sue parole sulla scalata francese non c'è cattiveria, ma semplice ragionamento di mercato.

«INTERVENIRE SULLA SCALATA? UN ERRORE». Per il manager, Mediaset ​aveva grandissime potenzialità di sviluppo e di innovazione e avrebbe potuto emanciparsi dall'essere considerata una «azienda politica»: cosa che non ha fatto, anzi, ha ritenuto conveniente non fare. E sul possibile intervento del governo annunciato dal vice segretario del Pd, è chiaro: «Il modo peggiore di affrontare la situazione è quello di intervenire sulla scalata. Quello più efficace è incoraggiare gli imprenditori migliori. Ma noi non lo stiamo facendo».

Franco Tatò.

DOMANDA. Cosa pensa delle reazioni indignate per l'aumento di azioni di Bolloré nel gruppo di Berlusconi?
RISPOSTA.
Sono reazioni da poveracci.

D. Un giudizio molto severo.
R. I campioni nazionali, se sono davvero campioni, si devono proteggere da soli. E poi queste affermazioni romantiche sull'italianità... Questo è business, durissimo business. E l'azienda che non lo sa fare si deve ritirare, non deve rompere le scatole al mondo con i suoi pianti.

D. Eppure il ministro dello Sviluppo Economico Calenda ha fatto una dichiarazione importante su Mediaset.
R.
Su Mediaset il governo ha il diritto di dire la sua opinione. Ma da qui a fare un intervento ce ne passa. I governi hanno tanti modi di manifestare la loro presenza nel regolare i mercati. Il modo peggiore è quello di intervenire direttamente, il migliore è incoraggiare gli imprenditori migliori.

D. E noi lo stiamo facendo o no?
R.
Non lo stiamo facendo. Il governo è appena stato nominato. Ma devo dire che il presidente del Consiglio è più qualificato di altri ad avere un'opinione visto la sua esperienza nelle Tlc.

D. Veramente Lorenzo Guerini, da vicesegretario Pd e quindi non si sa con quale qualifica, ha annunciato che il governo studia misure per mettere in sicurezza la società, definita «patrimonio italiano». Insomma, la questione politica sembra evidente.
R.
Nel Pd la capacità di dire scemenze è infinita. Non so cos'altro dire. E onestamente non so che tipo di misure possano usare. Che Mediaset potesse diventare una preda era nell'ordine delle cose e i banchieri d'affari lo sanno molto bene.

D. Altri non se ne sono resi conto?
R.
Continuiamo a vedere Mediaset come una creatura del 'Berlusconi politico'.

D. Invece cosa è?
R. Un'azienda quotata, e le azioni non solo si pesano, ma si contano. Le dirò di più: una conquista di Mediaset da parte di un imprenditore non colluso col sistema politico italiano potrebbe avere un effetto salvifico sull'azienda. E lo dico senza cattiveria.

Le parole di Guerini? Nel Pd la capacità di dire scemenze è infinita

D. Che giudizio ha della Mediaset di oggi?
R.
Aveva grandissime potenzialità di sviluppo e di innovazione e avrebbe potuto emanciparsi dall'essere considerata un'azienda 'politica': cosa che non ha fatto. Ha ritenuto conveniente non farlo.

D. Insomma sta pagando scelte precise?
R.
Certo, io guardo a risultati e confronti, penso agli Stati Uniti dove le aziende televisive hanno cambiato completamente il settore. In questo caso la responsabilità non è solo di Mediaset ma anche della Rai: il mercato della tivù in Italia è rimasto fermo a 30 anni fa.

D. Pensa che Bolloré si stia muovendo bene?
R. Sta portando via grossa parte del sistema-Italia. Ha un piano a lungo termine che sta realizzando con una strategia simile a quella già usata con Vivendi: in quel caso era partito come azionista di Havas, la società pubblicitaria. Poi, a colpi di minoranze, che poi diventavano qualificate, l'ha conquistata.

D. Quindi le sue mosse erano prevedibili?
R. Sta usando la stessa tecnica con Mediobanca e Generali, oltre che con Mediaset. Probabilmente c'è anche un progetto industriale dietro? Io ci credo poco, mi sembra più un progetto finanziario. Di certo dobbiamo aspettarci altri movimenti di presidio della finanza francese verso questi settori.

La conquista di Mediaset da parte di un imprenditore non colluso col sistema politico italiano potrebbe avere un effetto salvifico sull'azienda

D. Quando Berlusconi si è comprato LaCinq, Chirac lo ha definito bottegaio: insomma, anche queste reazioni sono diffuse?
R. Si, soprattutto in Francia dove c'è spirito nazionale. Ma in Germania, per esempio, quando Vodafone acquisì Mannesmann, icona dell'industria tedesca, e la polverizzò, un'operazione che dal solito punto di vista sentimentale può essere considerata criminale, la risposta del governo fu l'indifferenza. In altri casi intervenne perché forse vi attribuiva una valenza più strategica.

D. Forse abbiamo un problema con la parola 'strategico'.
R.
Guardi, più che le reazioni del governo e degli italiani, quelle che contano sono le risposte dei manager, del business. Chi doveva ribellarsi all'ingresso di Bolloré in Telecom era Telecom. Io quella la considero una vicenda triste.

D. In generale la classe dirigente italiana, politica ed economica, è all'altezza delle sfide di oggi?
R. L'Italia ha grandi individualità e altri imprenditori che si muovono meno bene. Poi negli ultimi anni i governi sono stati poco aiutati dalle imprese: di fatto in molti settori non è successo niente e così si perdono le battaglie strategiche.

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