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Crisi delle banche

Montepaschi
29 Dicembre Dic 2016 1700 29 dicembre 2016

Etruria, Mps e Rossi: la guerra toscana per banche

Gli aretini pretendono tutele e risarcimenti come quelli concessi a Siena. Il governatore della Regione attacca Renzi e prepara la scalata al Pd. Mentre la Boschi mette il veto sulle popolari. Il risiko.

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Gli aretini chiedono per Mps l’identico pacchetto di lacrime e sangue che è stato destinato a Banca Etruria. Pezzi del renzismo (corrente Luca Lotti) si crogiolano nell’idea di creare un nuovo polo bancario regionale intorno a Chianti Banca, guidata dall’ex Banca centrale europea Lorenzo Bini Smaghi, o alla Banca di Candiano. Mentre a Siena quello che rimane di Rocca Salimbeni non trova uno straccio di politico nazionale (fatta eccezione per il nuovo “padrone” Pier Carlo Padoan) capace di difendere gli interessi del Monte dei Paschi.

RIPERCUSSIONI NAZIONALI. In Toscana, si sa, le storie bancarie si sono sempre mischiate con la politica e gli affari dei vari potentati del luogo. Ma la nazionalizzazione della terza banca italiana, parallelamente al tramonto del renzismo, non sta facendo soltanto implodere il Partito democratico locale. Finisce per avere non poche ripercussioni nazionali: nella corsa del governatore toscano Enrico Rossi alla conquista del partito o nel rifiuto di Maria Elena Boschi e del Giglio magico di cambiare le regole sulle popolari.

In questa guerra di campanili proprio Rossi si barcamena come può. Prima ha attaccato il governo per i ritardi sul salvataggio della banca senese e ha stigmatizzato il comportamento di Renzi, che «ha più volte ribadito che Mps era in sicurezza e che sarebbe bastato il mercato a salvarla. Peccato che così non fosse e che il ritardo abbia causato danni alla banca e alla comunità toscana tutta». Quindi ha “controfirmato”, insieme con il vescovo locale Riccardo Fontana, la lettera scritta dal sindaco di Arezzo, Alessandro Ghinelli, al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nella quale si chiede «il ripristino della garanzie per gli investitori obbligazionari che, fidandosi degli intermediatori, avevano affidato i loro risparmi a Banca Etruria finendo per perderli dopo il decreto Salva-banche del 22 novembre 2015».

Enrico Rossi e Matteo Renzi.

Alla base della protesta c’è la decisione del governo di tutelare tutti i bondholder del Monte dei Paschi, titolari di obbligazioni subordinate. Un anno fa i risparmiatori di Etruria con gli stessi prodotti in portafoglio si sono visti invece applicare il Bail-in, cioè il salvataggio interno della banca con il loro contributo diretto. Ma la solidarietà di Rossi non è piaciuta a Leonardo Marras, capogruppo del Pd in Regione, renziano doc e soprattutto avversario del governatore. Il quale non solo ha replicato che «l’intervento pubblico per salvare il Monte dei Paschi di Siena è una soluzione inevitabile», ma ha anche aggiunto che «il ruolo della Regione in questo contesto è stato finora debole, timido, in qualche caso assente».

A SIENA NEGOZI VUOTI E VILLE SFITTE. Intanto a Siena il consigliere regionale (renziano) Stefano Scaramelli ha accusato il sindaco (renziano) Bruno Valentini di «essere inadeguato». Con il primo cittadino che ha replicato: «I voti gli hanno dato alla testa». Il tutto mentre in città i negozi sono vuoti e con gli esuberi tra i manager le case e ville di lusso sono sempre più sfitte.

La sede del Monte dei Paschi di Siena.

Un tempo sui destini bancari della Toscana si sfidavano Turiddo Campaini e Giuseppe Mussari. Il re incontrastato delle Coop rosse di consumo fiorentine contro l’avvocato calabrese emigrato a Siena che ha scalato tutte le posizioni di Rocca Salimbeni fino alla presidenza. Sullo sfondo c’erano una banca un gradino sotto i giganti del credito (Unicredit, Intesa e Sanpaolo), circa 200 milioni di euro all’anno distribuiti sul territorio dalla fondazione azionista e un partito, il Pds/Ds, che si era sentito rifiutare un aiuto per conquistare la Banca nazionale del lavoro (Bnl).

DIBATTITO POLITICO TRA SCONOSCIUTI. Adesso che il Monte vale meno di 800 milioni e necessita di almeno altri 5 miliardi e che la Fondazione riesce a erogare soltanto 6 milioni, il dibattito politico su questi temi è scandito dalle dichiarazioni di onesti professionisti della politica locale (ma sconosciuti a livello nazionale) come Valentini, Ghinelli o Marras.

Intanto, nelle retrovie, il Pd si è spaccato anche sulle strategie. Gli aretini fanno pressioni per ottenere che tutti gli obbligazionisti di Etruria vengano risarciti come quelli di Mps. Al momento, sulle le 2.300 pratiche liquidate, gli indennizzi non hanno superato i 27 milioni. In realtà sperano che il governo, indirettamente o direttamente con il nuovo fondo per le ricapitalizzazioni, aiuti il Banco Popolare a chiudere velocemente l’acquisto della Good bank di Etruria & Co. E forse anche per questo Maria Elena Boschi metterebbe il veto alle modifiche alla legge sulle popolari (rinvio del termine per la trasformazione in Spa o aumento della soglia minima di capitale da 6 a 30 milioni) che stanno molto a cuore alla Popolare di Bari.

CERCASI NUOVA BANCA. A Firenze la Banca di Cambiano ha approfittato del way-out, che sarebbe stato inserito nella riforma della Bcc proprio da Luca Lotti, ed è diventata una Spa, lasciando il mondo delle Bcc. Invece Chianti Banca si è alleata con la trentina holding di Cassa centrale banca. Scelte diverse, ma con un obiettivo comune: costruire sulle ceneri di Etruria e Mps (strappando loro clienti e forse filiali) un nuovo gruppo creditizio in grado di rispondere alle esigenze del territorio. Perché, come ha spiegato Leonardo Marras, la vera sfida della politica locale è quella di «aprire un tavolo per fare una riflessione con tutte le banche insediate in Toscana e tutte le categorie economiche per affrontare un nuovo scenario, completamente inedito per la nostra regione». Anche riempiendo lo spazio lasciato dal Monte dei Paschi. Rossi è avvertito: questo dovrà essere il suo obiettivo, se vorrà partire da Firenze per conquistare il Pd nazionale come ha fatto Matteo Renzi.

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