Mediaset
29 Dicembre Dic 2016 0800 29 dicembre 2016

Scalata di Vivendi, le reazioni dei dipendenti Mediaset

Preoccupazione. Dubbi sulla strategia dell'azienda. E Pier Silvio Berlusconi considerato «non all'altezza». Voci dai corridoi del Biscione tra dirigenti e giornalisti in apprensione per un futuro in mano ai francesi.

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Quelli di lungo corso, particolarmente esperti delle cose di casa Mediaset, la prendono larga, sostenendo di essere più preoccupati per la vendita del Milan, il vero problema serio. In fondo è un modo per parlar di tutto senza dire niente. Ma se provi a grattare la superficie, sotto la patina dell’ironia si trovano preoccupazione e apprensione. Perché è sempre più difficile decifrare quale sarà il futuro di Mediaset, entrata nella spirale perversa del valzer delle azioni, con Vivendi determinata a giocare un ruolo di primo piano.

SCETTICISMO CHE ARRIVA DA LONTANO. «Chissà se nel 2017 ci saremo ancora…». Già, chissà. E soprattutto sotto quale bandiera? A voler giocare sulle percentuali, i pessimisti veri, quelli che vedono nero, sono in minoranza. Mentre il partito di maggioranza relativa resta quello dei dubbiosi. Scettici da tempo, visto che le preoccupazioni sul futuro di Mediaset arrivano da lontano. Dipendenti e giornalisti del Biscione, sia a Roma sia a Milano, vanno sostenendo da anni che a latitare non sono le persone, ma le idee.

In pratica al vertice di Cologno Monzese farebbe difetto la strategia aziendale. Ovviamente il primo a essere nel mirino è Pier Silvio Berlusconi, considerato «non all’altezza della situazione». L’unica garanzia è la permanenza in azienda della vecchia guardia. «Nei momenti del bisogno sai che Fedele Confalonieri c’è», dicono i più esperti a cui fanno eco le nuove leve. E il vecchio leone, per il momento, non ha tradito nessuno.

L'ULTIMA PAROLA SPETTA A SILVIO. Certo, poi c’è sempre il convitato di pietra dell’intera storia, ovvero Silvio Berlusconi. Nessuno lo cita direttamente, ma tutti fanno capire che, comunque vada, l’ultima parola spetta a lui. E il ritorno all’azione politica viene decifrato come un segnale positivo. Mancano però i fatti. Quali saranno gli investimenti nel 2017? Mediaset tornerà a puntare sull’informazione o proseguirà sulla strada dell’intrattenimento, scommettendo ancora su Maria De Filippi e i suoi format?

Pier Silvio Berlusconi e Fedele Confalonieri.

In termini di palinsesti i dirigenti del Biscione provano a ostentare tranquillità, non certo sicurezza, dato che i canali non possono essere spenti. Però vanno alimentati. E qui gli scenari si fanno decisamente più complessi, visto che mancano vere indicazioni. Le uniche voci che animano i corridoi di Mediaset, soprattutto a Roma, riguardano l’informazione, in particolare il direttore del Tg5, Clemente Mimun, dato in uscita.

AVANZANO BELPIETRO E PORRO. Stando al gossip aziendale il nuovo anno porterebbe con sé il cambio della guardia al vertice del telegiornale, dovendo assecondare la necessità di rilanciare l’informazione. In pole position ci sarebbero Maurizio Belpietro, direttore del quotidiano La Verità e conduttore della striscia quotidiana Dalla vostra parte in onda su Rete4, e Nicola Porro, vice direttore de il Giornale e ancorman di Matrix.

Clemente Mimun.

Nel caso in cui Mimun dovesse davvero farsi da parte - «finchè non lo vedo non ci credo», sibilano nei corridoi del Biscione - si trattarebbe comunque di un passaggio importare. Belpietro ha dalla sua la grinta mentre Porro i rapporti trasversali con il Palazzo. Segno che molto dipenderà dal quadro politico. Paolo Del Debbio, considerato il pezzo pregiato di Mediaset grazie ai risultati ottenuti con Quinta colonna, sarebbe nella piena disponibilità di Silvio Berlusconi.

IL FINALE RESTA INCERTO. È chiaro che molto, se non tutto, dipenderà dal finale di partita. Ossia se Mediaset resterà italiana o passerà ai francesi. Sarà pure un caso, ma più d’uno, facendo cadere la conversazione, si mette a canticchiare Paolo Conte e la sua Bartali. «Tra i francesi che s’incazzano e i giornali che svolazzano». Non sarà il tour de France, ma è pur sempre una bella gara.

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