Intesa Sanpaolo
9 Gennaio Gen 2017 1800 09 gennaio 2017

Da Mediaset al Sole: le mosse di Intesa, fulcro dell'editoria

La difesa del Biscione. L'aumento di capitale del giornale di Confindustria. Un ruolo nelle partite di Rcs, Class e Unità. La banca è al centro delle operazioni più calde. Anche se il Ceo Messina prova a smarcarsi.

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«Supportiamo Mediaset, è importante che le aziende italiane restino italiane». Visto le pressioni che sta ricevendo, chissà se Carlo Messina pronuncerebbe ancora questa frase. Era il 15 dicembre 2016, l’attacco di Vivendi alla casamatta del Biscione era entrato nel vivo e Intesa Sanpaolo, storico partner bancario dei Berlusconi e advisor in questa operazione, non poteva tenersi fuori dalla contesa.

PRIMAVERA 2017 CALDA. Quella che era una semplice dichiarazione di disponibilità è diventata per qualcuno l’annuncio di una discesa in campo a fianco del Cavaliere e dei suoi eredi. Un’ipotesi che, al momento, non convicerebbe lo stesso Ceo Messina. Il quale, a quanto pare, vorrebbe tenersi fuori dalla prossima partita editoriale prevista per la primavera del 2017: l’aumento di capitale de Il Sole 24 Ore.

Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo.

Un tempo Giovanni Bazoli ricevette da Gianni Agnelli il potere di avere l’ultima parola sul direttore del Corriere della sera. Oggi, anche se indirettamente e non come azionista, Messina e Intesa Sanpaolo sono il fulcro finanziario dell’editoria italiana.

ACCOMPAGNATO CAIRO. L’istituto ha prima appoggiato Urbaino Cairo nella scalata di Rcs (consegnandogli anche le sue azioni), poi ha accettato di spalmare temporalmente i suoi crediti (162,4). E avrebbe fatto lo stesso con Andrea Bonomi, se il finanziere avesse accettato. Tutto per uscire dall’impasse nel quale avevano gettato il primo quotidiano nazionale i soci del patto voluto da Mediobanca.

DENTRO REALTÀ IN AFFANNO. E poi è nel pool di creditori di due realtà editoriali in affanno ma ancora importanti nel panorama editoriale come il gruppo Class e quello de l’Unità. Per esempio, per quanto riguarda il quotidiano fondato da Gramsci, ha accompagnato con una fideiussione l’ultima cessione dell’asset all’attuale proprietà.

I francesi di Vivendi hanno lanciato l'assalto a Mediaset a dicembre 2016.

Ma da Piazza San Carlo ripetono che queste operazioni hanno una valenza finanziaria e non politica. Che l’approccio non è certamente quello di Mediobanca o del patriarca Bazoli. Anche perché l’editoria è un settore sempre più rischioso. Eppure Messina farà non poca a fatica a sfilarsi dalla difesa dell’italianità di Mediaset o dall’aumento di capitale del Sole.

COME OPPORSI A BOLLORÉ? Sul primo versante il governo, che ha poche armi da contrapporre a Vincent Bolloré, avrebbe già dato il suo placet a una cordata italiana per puntellare l’azionariato di Mediaset. Anche sondando la disponibilità di Cassa depositi e prestiti. Ma da Intesa si sarebbe preso tempo: si vogliono capire le vere intenzioni del finanziere bretone, i costi dell’operazione (Vivendi ha già il 30% e il titolo è schizzato) e la reale volontà dei Berlusconi a restare nel business.

SOLE, 50 MILIONI DI DEBITI. Qualcuno, invece, guarda già a Intesa per salvare Il Sole, che ha in bilancio 50 milioni di debito. Non fosse altro perché è l’unica ad avere munizioni per un’operazione simile. Anche su questo fronte Messina, che è tra i creditori dell’editoriale del Sole, vorrebbe tenersi lontano. E non deciderà fino a quando il nuovo management presenterà il piano di rilancio.

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