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9 Gennaio Gen 2017 2006 09 gennaio 2017

Lavoro, mercato bloccato dopo le riforme pensionistiche

Da novembre 2010 a novembre 2016 gli occupati sono aumentati di 160 mila unità. Ma, nello stesso arco di tempo, i disoccupati sono diventati un milione in più. Tra i 25 e i 34 anni 632 mila occupati in meno. Solo la classe 15-24 anni ha fatto peggio.

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Qualche posto di lavoro in più, tre milioni di disoccupati che premono per ottenerlo. È la sintesi degli ultimi sei anni del mercato del lavoro che appare dalle serie storiche dell'Istat. Da novembre 2010 a novembre 2016 gli occupati sono aumentati infatti di 160 mila unità. Ma, nello stesso arco di tempo, i disoccupati sono diventati un milione in più, passando da 2 milioni e 26 mila persone a 3 milioni e 89 mila.

L'EREDITÀ DELLA CRISI (E DELLE RIFORME). L'eredità della crisi rimane, nonostante il recupero dell'occupazione che è iniziato alla fine del 2014, dopo il picco di 3 milioni 351 mila disoccupati toccato a novembre di quell'anno. Quello che è successo è che le riforme delle pensioni Sacconi e Fornero, a partire dal 2010, hanno bloccato sul lavoro centinaia di migliaia di persone.

DA INATTIVI A DISOCCUPATI. L'innalzamento dell'età pensionabile, le finestre mobili, l'equiparazione tra lavoratrici e lavoratori del pubblico impiego e altre misure hanno allontanato la fine della carriera per gli occupati più maturi. Al tempo stesso, la seconda ondata della recessione ha portato a cercare un impiego persone che prima non lo facevano e risultavano quindi tra gli inattivi. È questo il caso di molte donne che si sono messe alla ricerca di un posto a seguito del licenziamento del loro compagno e, se i loro sforzi non hanno avuto successo, sono finite nelle fila dei disoccupati.

LAVORATORI SEMPRE PIÙ ANZIANI. L'insieme di questi aspetti ha portato ad un esercito di lavoratori sempre più anziani e ad un ingresso nel mondo del lavoro difficile per i più giovani. Negli ultimi sei anni gli occupati over 50 sono diventati quasi 2 milioni in più, un'esplosione che è stata accentuata dalle dinamiche demografiche, con l'invecchiamento della generazione del baby boom degli Anni 50.

TRA I 25 E I 34 ANNI 632 MILA OCCUPATI IN MENO. Tutte le altre classi di età hanno registrato dei cali e, in particolare, i ragazzi tra i 25 e i 34 anni hanno perso 632 mila occupati. Il loro tasso di disoccupazione è salito, nello stesso arco di tempo, dall'11,5% al 18,9%, un livello pari al triplo di quello dei lavoratori più anziani (5,6%).

SOLO LA CLASSE 15-24 ANNI HA FATTO PEGGIO. La situazione è più critica solo per la fascia d'età più giovane in assoluto, quella tra 15 e 24 anni, che ha visto il tasso di disoccupazione schizzare dal 28% di novembre 2010 fino al 43,5% di agosto 2014, all'apice della crisi del lavoro. Poi il miglioramento della situazione economica generale, gli sgravi per le assunzioni del 2015 e il Jobs act hanno consentito dei passi avanti.

GENERAZIONI PERDUTE. Piccoli progressi sono continuati anche dopo la riduzione degli incentivi, nel 2016, fino alla primavera dello scorso anno: a marzo la disoccupazione giovanile è scesa al 36,7%, ma poi è tornata a salire fino al 39,4% di novembre, un livello più che doppio rispetto a quello medio europeo.

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