Diamanti
10 Gennaio Gen 2017 1220 10 gennaio 2017

Diamanti, una "miniera" di rendimento

Crisi e tassi a zero per azioni e obbligazioni. Per gli investitori è tempo di guardare altrove. La parola d'ordine è diversificare. L'esperto Dpi: «Le pietre preziose sono un investimento sicuro».

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Il quantitative easing della Bce ha salvato - almeno per ora - l’euro e la tenuta finanziaria dell’Eurozona, ma ha fatto poco per tranquillizzare investitori e piccoli risparmiatori. Non stupisce quindi che, in un periodo di forte incertezza per la stabilità dei mercati internazionali e soprattutto di rendimenti ridotti a zero, cresca la voglia di guardare fuori dalla classica rosa degli investimenti possibili proposti da banche o società di gestione del capitale. Che si tratti di titoli azionari, obbligazioni o del vecchio e caro mattone, oggi chi vuole provare a non erodere il proprio patrimonio e vedere riconosciuto un rendimento seppur minimo sta iniziando, lentamente, a guardare altrove.

PORTAFOGLI RIVISTI E ALLOCAZIONI ALTERNATIVE. Lo confermano anche i numeri. Un’indagine compiuta nel primo semestre del 2016 dalla società di consulenza Mercer su un campione di 1.100 portafogli istituzionali divisi in 14 Paesi per un ammontare complessivo di oltre 930 miliardi di attività, rivela infatti che in generale, visto il contesto di tassi negativi, in Europa gli investitori stanno da una parte riesaminando i propri portafogli obbligazionari e dall’altra, per gestire al meglio la volatilità, riducendo le allocazioni azionarie, specialmente nei mercati più maturi, e aumentando contemporaneamente l’allocazione in strumenti alternativi.

PER GLI ITALIANI CALA IL TREND BTP. Anche in Italia, nonostante l’atavico e tradizionale legame, ormai poco proficuo, con le obbligazioni governative nazionali (i famosi Btp), qualcosa sta iniziando lentamente a cambiare e tornano di moda i vecchi beni rifugio per eccellenza.

SALVAGUARDARE IL CAPITALE. Si torna a parlare di investimenti in materie prime, argento e oro in testa. Soprattutto quest’ultimo è spesso considerato uno dei migliori investimenti per proteggersi contro l’inflazione e l’aumento dei prezzi, anche perché permette di conservare e non intaccare il valore dei risparmi con il trascorrere del tempo. Per farlo è possibile ricorrere a strumenti come gli Etf e gli Etc (gli Exchange Traded Fund e gli Exchange Traded Commodities), le opzioni o i future ma anche l’acquisto di oro “fisico” tramite lingotti o monete.

DIVERSIFICARE GLI INVESTIMENTI FATTI. C’è anche chi sta iniziando a sperimentare le frontiere del FinTech e a investire su criptomonete sganciate dai tradizionali sistemi regolati dalle Banche centrali, come nel caso dei BitCoin. A questi si aggiunge anche chi ha voglia di tornare a puntare su beni “reali” e riscoprirne di nuovi. A partire dall’arte che oggi può essere considerata a tutti gli effetti una vera asset class alternativa e il suo mercato si mostra interessante e ricco di opportunità da esplorare per chi vuole diversificare i propri investimenti.

In questo panorama di scenari alternativi c’è però soprattutto una certezza che negli anni non si è modificata ma che, anzi, ha rafforzato la sua credibilità: si tratta dei diamanti, uno dei beni “rifugio” per eccellenza. Il motivo? Concentrano un altissimo valore in uno spazio estremamente piccolo. Tra gli investitori privati sono sempre più considerati, surclassando addirittura l’investimento in oro.

UN INVESTIMENTO CHE DURA NEL TEMPO. Dieci anni fa era un mercato praticamente inesistente, mentre ora sembra addirittura far concorrenza ai titoli di Stato. Le pietre da investimento non si vendono in gioielleria, ma in banca con alle spalle intermediari specializzati. È un utile strumento per difendere il capitale dall’inflazione e dalle svalutazioni, oltre che dalle bolle speculative e rappresenta un solido investimento a lungo termine.

Maurizio Sacchi, presidente e amministratore delegato di Diamond Private Investment (Dpi).

«Solo nell’ultimo anno 40mila persone hanno deciso di investire nelle pietre preziose, quando nel 2015 erano stati 10mila. Anche il giro d’affari, che in Europa, tocca quasi i 4 miliardi di euro all’anno, ha un tasso di crescita esponenziale», spiega Maurizio Sacchi, presidente e amministratore delegato di Diamond Private Investment (Dpi), società italiana specializzata in investimenti in diamanti.

NON SI TRATTA DI UNA VERA COMMODITY. L’esperto spiega che i diamanti da investimento sono i migliori in termini di colore, purezza, taglio e peso. A differenza dell’oro, che sotto molti aspetti presenta caratteristiche simili ai diamanti (soprattutto il fatto di essere un bene fisico di rifugio), i diamanti non presentano caratteristiche standard e proprio per questo motivo non possono essere considerati una commodity vera e propria. Per questa ragione non esiste un future sulle pietre preziose e questo spiega anche il perché non esistano fondi d’investimento o Etc sui diamanti.

PERICOLOSO INVESTIRE IN AUTONOMIA. Questo significa che investire in autonomia è molto difficile ed è preferibile affidarsi a una società di intermediazione specializzata.

I nostri diamanti sono sigillati e tatuati dalle certificazioni internazionalmente riconosciute (HRD e GIA), assicurati da una primaria compagnia contro furto e rapina, eventualmente custoditi presso un ente terzo, quotati, etici in termini di provenienza, vendita e successivo ricollocamento

commenta Sacchi. Il ricollocamento, di cui Dpi si incarica, prevede un impegno a 30 giorni, anche se, spiega il presidente dell’azienda, «in media avviene entro 7-8 giorni e prevede il pagamento di una commissione del 10% del valore della vendita alla Dpi, che funge da intermediario». Secondo DPI, l’investimento ottimale in diamanti non dovrebbe superare il 5% del proprio patrimonio e l’investimento minimo si aggira intorno ai 3.800-4mila euro.

UNA POSSIBILITÀ ANCHE PER I PICCOLI RISPARMIATORI. Tradotto significa che tutti, o quasi, possono avere accesso a questa opportunità. Insomma, i diamanti da prodotti di lusso possono trasformarsi in un “investimento democratico”.

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