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Crisi delle banche

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10 Gennaio Gen 2017 1100 10 gennaio 2017

Mps, interessi e paure dietro il vaso di Pandora dei grandi debitori

Governo, Abi e Garante della privacy aprono alla pubblicazione dei primi 100 clienti insolventi delle banche. A Siena coinvolti Fiat, Alitalia, De Benedetti e finanza rossa. Ma anche il Pd rischia. La resa dei conti.

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Il primo a parlarne era stato il governatore Enrico Rossi. «Fuori i nomi dei primi 100 beneficiari dei crediti facili del Monte dei Paschi di Siena». Era il 22 luglio 2016 e il numero uno della Toscana aveva lanciato da Facebook l’ennesima campagna verità. Caduta nel vuoto come le altre. La banca, si leggeva nella sua bacheca, «è in difficoltà estreme per i crediti deteriorati e Il Sole 24 Ore chiarisce che il Monte vanta 24 miliardi di crediti malati: un'enormità anche rispetto ad altre banche italiane. Di grazia, potete fornirci i nomi dei primi 100 grandi beneficiari di questi “crediti facili”?».

Finché non avrò una risposta dagli organi ufficiali, fondazione, banca o ministero continuerò tutti i giorni a mettere...

Geplaatst door Enrico Rossi op dinsdag 26 juli 2016

Nessuno rispose ufficialmente a quella richiesta. Anzi, qualcuno malignò che l'uscita rientrava nella resa dei conti all’interno del Partito democratico regionale ed era strumentale alla scalata a livello nazionale lanciata proprio da Rossi contro Matteo Renzi. Sono passati sei mesi e persino il governo sembra orientato su queste stesse posizioni, dopo aver frenato anche sulla nascita di una commissione d’inchiesta.

PATUELLI HA ROTTO IL TABÙ. Il tema è stato riproposto all’inizio del 2017 dall’economista Luigi Zingales e dal direttore di Libero, Vittorio Feltri. Ma a rompere il tabù, con un’intervista a Il Mattino, è stato il presidente dell’Associazione bancaria italiana (Abi), Antonio Patuelli: «Io chiedo a titolo personale che vengano resi noti i primi 100 debitori insolventi delle banche che sono state salvate. E per farlo, penso al varo di una norma di legge sia per le banche risolute sia per quelle preventivamente salvate dallo stato». Soprattutto il numero uno della Confindustria dei banchieri ha chiesto di «fare un'eccezione alle attuali regole della privacy proprio alla luce del fatto che si tratta di banche nelle quali sul piano della risoluzione o del salvataggio preventivo è intervenuto lo Stato o le altre banche e i risparmiatori».

PRIVACY? NESSUN PROBLEMA. Dopo 24 ore sono arrivate sia il via libera del governo - sempre al quotidiano napoletano il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta ha annunciato una norma ad hoc nel prossimo decreto banche - sia quello del Garante della privacy, Antonello Soro, spiegando che per le operazioni successive al 2011 non c’è bisogno neppure di cambiare la legge.

L’errore più grande di un banchiere non è quello di perdere soldi, ma di comunicare
a chi li dà

Enrico Cuccia

L’operazione verità ci sarà e anche se Patuelli dice di aver lanciato la proposta a livello personale, non sembra casuale la comunanza di intenti da parte dell’Abi e del governo. Molti iscritti all’associazione, soprattutto nelle banche maggiori, si dicono sorpresi per l’uscita del loro presidente. E non solo perché, come diceva Enrico Cuccia, «l’errore più grande di un banchiere non è quello di perdere soldi, ma di comunicare a chi li dà».

ALLEANZA STRETTA CON RENZI. Così, conoscendolo come uomo cauto ed esperto - ha una formazione giuridica e nella sua “precedente” vita pubblica ha ricoperto incarichi delicati come il sottosegretario della Difesa - sono molti i manager bancari a ipotizzare che questa scelta sia un cascame dell’alleanza stretta già ai tempi di Renzi, con l’esecutivo pronto a lanciare uno scudo da 20 miliardi per ricapitalizzare gli istituti in crisi così da garantire migliori condizioni al settore nella trasformazione delle perdite in crediti attraverso il sistema della Dta (Deferred tax asset, imposte anticipate).

Più facili da comprendere sono le ragioni della politica. Un’operazione di trasparenza finisce per spalmare le responsabilità sulla disastrosa situazione del mondo: perché se il governo ha traccheggiato troppo sul salvataggio, non meno gravi sono le colpe del capitalismo italiano, che ha approfittato del patrimonio della banca italiana più legata al suo territorio d’appartenenza.

900 CLIENTI OLTRE I 500 MILA EURO. Si è scoperto che il 70% dei quasi 30 miliardi di euro di sofferenze sono legate a clienti (circa 900) con affidamenti superiori ai 500 mila euro. E negli anni tra i debitori del Monte c’è stato il gotha del capitalismo italiano (come la Fiat, Alitalia, De Benedetti) come la finanza rossa (il mondo delle coop di consumo o l’ex cassaforte di Unipol, Holmo).

L'amministratore delegato di Mps Marco Morelli.

ANSA

Ma una volta aperto il vaso di Pandora non rischiano di essere travolti soltanto le grandi aziende del Paese. Nel Pd, lato della “Ditta” rimasta ancora fedele a Pier Luigi Bersani, temono che l’obiettivo del governo sia una resa conti verso la minoranza interna. Anche perché negli anni il Monte si è mostrato molto generoso con tutti i partiti e le sue affiliazioni.

A RISCHIO PURE L'AD MORELLI. Ma potrebbe essere coinvolto anche chi ha concesso quei prestiti tanto generosi. Come l’attuale amministratore delegato Marco Morelli che dal 2006 al 2010 a Siena si è occupato di questo versante come responsabile della divisione corporate banking e capital market o come chief financial officer. Non a caso l'Unione europea, negli stress test del 2015, criticò «la qualità degli attivi della banca», che «è ancora influenzata dalla politica espansiva adottata in anni recenti (2008-2010), dalla scarsa qualità (sotto la media) del portafoglio-crediti della ex Antonveneta e il basso livello degli standard di erogazione del credito verso parti correlate e il territorio di riferimento».

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