Mps

Crisi delle banche

Banche
10 Gennaio Gen 2017 1117 10 gennaio 2017

Veneto Banca e BpVi, l'offerta di rimborso che cancella le truffe

Gli istituti propongono indennizzi dai 4 ai 9 euro per azione comprata. Federconsumatori: «Troppo poco». Serve un'adesione all'80%. In gioco la sopravvivenza. Anche a patto di cancellare Mifid e violazioni Consob.

  • ...

Mettere sul piatto subito 600 milioni per risparmiarne molti di più, assicurarsi depositi e clientela e cancellare in un colpo solo l'incertezza delle cause legali, le accuse di truffa e di mala gestione dei profili di rischio. Con l'offerta transattiva ai propri azionisti aperta dal 10 gennaio 2017 fino al 15 marzo, Veneto Banca e Banca popolare di Vicenza si giocano parte della loro sopravvivenza. E ancora una volta, dopo l'avventura della mancata quotazione, gli azionisti si trovano davanti all'ennesimo bivio.

IN TUTTO 2017 MILA SOCI. L'iniziativa è davvero senza precedenti: mai una banca ha rimborsato chi deteneva i propri titoli. Ma anche i numeri sono senza precedenti: i soci delle due popolari insieme sono 207 mila, il più grande falò del risparmio mai avvenuto in Italia. Di fronte alle conseguenze sociali del disastro finanziario del Nord-Est impallidiscono i numeri del Monte dei Paschi di Siena e anche quelli degli obbligazionisti di Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti, CariFerrara che hanno occupato le prime pagine dei giornali.

ALTRO CHE RIMBORSI DELL'80%... Lì hanno ottenuto un rimborso dell'80% dell'investimento, qui si viaggia tra il 15% offerto da Veneto Banca, un valore nella maggiorparte dei casi minore del diritto di recesso fissato a 6,50 euro, e i 9 euro della Popolare di Vicenza, ma rimane la proprietà dei titoli. A patto di rinunciare a tutti i tipi di azioni giudiziarie contro gli istituti di credito.

Fabrizio Viola, amministratore delegato della Banca popolare di Vicenza.

L'obiettivo è cancellare i rischi enormi rappresentati dai contenziosi legali, 10 mila reclami registrati da BpVi e 6.500 da Veneto Banca. Nelle semestrali di giugno 2016 erano annunciati accantonamenti di 325,3 milioni di euro a Vicenza e 74 milioni di euro Montebelluna, calcolati solitamente a un terzo delle possibili richieste di risarcimento. Solo per la banca guidata da Carrus, gli accantonamenti totali sono già saliti a 120 milioni. Per l'attuale offerta di ristoro vengono invece investiti 600 milioni di euro, più 60 milioni destinati a chi risulta socialmente svantaggiato.

GROVIGLIO DI RISCHI LEGALI. I destinatari sono 169 mila soci che hanno comprato titoli a partire dal primo gennaio 2007: l'85% della compagine sociale prima dell'ingresso di Atlante nelle due banche. I casi di capitale finanziato - soci a cui sono stati aperti mutui o affidati prestiti in cambio di acquisto di azioni - sono un capitolo a parte: gli istituti sono costretti a destreggiarsi in un groviglio di rischi legali e valutazione del rischio (e tutela) del credito. Solo Veneto Banca, per intenderci, ha 286 milioni di euro di capitale finanziato. BpVi, secondo quanto dichiarato dall'ex consigliere delegato Francesco Iorio prima della fallita quotazione in Borsa, oltre 1 miliardo e 100 milioni di euro.

AGLI SCAVALCATI PIÙ CHE AI TRUFFATI. Fuori dall'offerta anche i clienti che avevano chiesto di vendere e si sono visti scavalcare da altri nella cronologia degli ordini. Fino a un anno fa sembrava il maggiore dei problemi, in realtà si tratta di un aspetto limitato: per BpVi, ha spiegato l'amministratore delegato Fabrizio Viola, ci sono 500 posizioni: per questi casi le banche offriranno un rimborso maggiore. E allora la platea di soci che dovrebbero rinunciare ai reclami si profila come quella che ha comprato le azioni illiquide che avesse o non avesse un adeguato profilo di rischio negli anni in cui si proclamava la diversità e la soldiità delle due banche popolarii: in cambio della certezza del rimborso, una livella e una pietra sopra alla direttiva Mifid, ma anche a eventuali irregolarità nei bilanci passati.

«Stiamo facendo il massimo», ha dichiarato Viola. La Banca vuole dimostrare con fatti concreti la rottura con il recente passato. «Abbiamo tempestivamente voluto mettere in atto tutto quello che la situazione attuale ci permette di fare per poter ricollocare la relazione con gli azionisti e i clienti su un piano di fattiva collaborazione». E la situazione attuale è a dir poco preoccupante: su liquidità, capitale, raccolta, i vertici degli istituti evitano di fornire numeri in attesa della presentazione del piano industriale, limitandosi a parlare di «una fine anno impegnativa». Ma l'inizio non è da meno: all'orizzonte c'è il nodo sofferenze - per liberarsene bisogna procedere alla svalutazione di bilancio - il piano esuberi e un nuovo aumento di capitale miliardario e la possibilità che il patto con i soci non vada in porto.

DOPPIO VANTAGGIO PER LE BANCHE. La soglia di adesione per rendere valida l'offerta è, infatti, fissata all'80%. Se va bene i due istituti non solo si liberano dai rischi legali, ma potrebbero rimpinguare raccolta e clientela: alla offerta sono, infatti, affiancate proposte commerciali, facoltative, per favorire la destinazione dei ristori in depositi vincolati alle due banche a tre o 10 anni, ma anche proposte di mutui con l'azzeramento dei costi amministrativi. Per ora le associazioni dei consumatori, a cui erano state promesse conciliazioni a tutto tondo, sono deluse. E attendono gli incontri con i vertici.

FEDERCONSUMATORI NON CI STA. «Ci siamo battuti fin dall'inizio per l'unica soluzione possibile: una conciliazione basta su un protocollo di intesa», osserva Barbara Puschiasis di Federconsumatori, l'associazione più rappresentativa degli azionisti, con 5 mila soci BpVi e 2000 Veneto Banca che hanno inviato reclami e che da soli rappresentano il 4% degli azionisti interessati. «Invece ci troviamo di fronte un'offerta pubblica. La proposta prevede il protocollo di intesa con le associazioni solo per i clienti disagiati e la definizione probabilmente dipenderà dal calcolo Isee. Ma se io ho un risparmiatore che ha perso 6 mila euro, ma ha un portafoglio diversificato, è differente da un socio che magari ha un reddito maggiore, ma con quell'investimento ha perso tutto».

L'associazione andrà avanti con le azioni giudiziarie. Ma rimane aperta al confronto con gli istituti che dovrebbe arrivare proprio in questi giorni. «Ci sono casi chiari: un'anziana di 80 anni che si è ritrovata un profilo di rischio dinamico e una laurea che non ha. E poi c'è chi è diventato socio prima del 2007: perché loro non dovrebbero ottenere un ristoro, dopo aver mantenuto lì i risparmi per 20 anni?».

PERDITE ANCHE PRIMA DEL 2007. Nei tre anni precedenti al 2007 in effetti i titoli dei due istituti erano comunque a livelli molto elevati: chi ha comprato nel 2004, 2005 o 2006 ha speso 49, 51 e 54 euro per un titolo BpVi e 21, 24 o 30 euro per diventare azionista di Vb. E però hanno incassato quasi un euro di dividendo all'anno a Vicenza e 0,60 centesimi a Montebelluna. «Non puntiamo certo al valore integrale, andiamo a vedere prezzo di acquisto, i dividendi incassati, eventuali guadagni dalle vendite dei titoli, siamo tutti consapevoli che i soldi sono limitati», ha concluso Puschiasis.

«SI APRE UNA CREPA ENORME». C'è chi è ancora più netto, come Luigi Ugone, presidente del comitato di associazioni "Noi che credevamo nella BpVi", che rappresenta 1.500 azionisti: «La notizia positiva è che con questa offerta hanno ammesso le loro colpe. Se prima il problema era solo lo scavalcamento, ora stanno dicendo qualcosa di più. Si apre una crepa enorme».

I valori delle azioni di Veneto Banca negli anni.

In attesa di capire i numeri delle adesioni all'offerta, le associazioni che promettono battaglia hanno dalla loro la sentenza della Corte di cassazione secondo la quale la valutazione della competenza finanziaria da parte delle banche non si limita alla formalità del profilo di rischio. E l'istituzione presso la Consob del nuovo arbitro per le controversie finanziarie, operativo proprio dal giorno del lancio dell'offerta dei due istituti veneti: una via extra-giudiziale utile per i casi di investimenti fino ai 100 mila euro. La giustizia, invece, sembra ancora latitare.

ESPOSTI CADUTI NEL VUOTO. Le indagini delle procure - Vicenza per BpVi, Roma per Veneto Banca - sono ferme ai reati di aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza, nonostante le decine di esposti per truffa e false comunicazioni sociali. «Farò istanza al procuratore generale», denuncia Renato Bertelle, avvocato di 180-190 soci di BpVi, «abbiamo depositato un esposto il 4 agosto, ma ho fatto accesso agli atti: a settembre non era ancora stato aperto».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso