Disoccupati
15 Febbraio Feb 2017 1254 15 febbraio 2017

Millennial, numeri di una generazione senza autonomia

Nella fascia tra 18 e 34 anni, il 44% deve contare sull'aiuto della famiglia. E il 53% vive in casa dei genitori. Colpa di un lavoro intermittente nel 61% dei casi. Fiducia, pensioni, stipendi: i dati.

  • ANDREA CAROZZI
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"Generazione 1.000 euro" o "bamboccioni": sono solo due delle definizioni che vengono affibbiate a chi oggi rientra nella fascia di età che va dai 18 ai 34 anni. I nati all’inizio degli Anni 80 stanno sperimentando la fine di un modello economico che, dal secondo dopoguerra all'inizio del nuovo millennio, è stato in grado - seppur con alti e bassi - di garantire alla maggior parte della popolazione un tenore di vita in linea o superiore a quello della famiglia di provenienza.

IL 54% È LAUREATO. Nonostante il 30enne di oggi risulti in media più istruito di quello della generazione precedente - il 54% dei millennial è laureato, contro il 36% dei Baby Boomer (i nati tra il 1945 e il 1964, ndr) - sono oltre 6,9 milioni (il 52,9%) i giovani tra i 18 e i 34 anni che non riescono ad affermarsi nel mondo del lavoro e che vivono ancora in casa dei genitori. Questo perché i percorsi professionali sono diventati sempre più frammentati e si dilatano i tempi di inoccupazione. Il 14% degli occupati si è trovato negli ultimi cinque anni a interrompere il proprio percorso incorrendo in uscite temporanee o ripetute dall'attività lavorativa. La percentuale sale al 20,50% tra chi ha tra i 16 a i 34 anni.

LA FAMIGLIA SI FA AMMORTIZZATORE. Questa fase di stallo, in cui è molto difficile raggiungere un’autonomia economica, costringe la maggior parte dei giovani ad appoggiarsi al nucleo familiare di origine; e questo vale sia per gli inoccupati che per gli occupati. Questi ultimi, potendo contare su uno stipendio spesso oscillante attorno ai 1.000 euro al mese, sono costretti a farsi sostenere dai genitori nei momenti di difficoltà. Stando ai rilevamenti del Censis, per il 44,7% dei giovani la famiglia è «una sponda su cui contare». Un ammortizzatore. Ma se questo è già di per sé un dato allarmante, il peggio rischia di dovere ancora venire.

Il 65% dei giovani dipendenti di oggi avrà una pensione inferiore ai 1.000 euro mensili

Censis

I millennial potranno contare su una pensione capace di fare rimpiangere gli stipendi guadagnati durante la carriera. Secondo il Censis, il 65% dei giovani dipendenti di oggi avrà una pensione inferiore ai 1.000 euro mensili. Tale previsione riguarda i più fortunati, ossia i 3,4 milioni di giovani che risultano bene inseriti nel mondo del lavoro, ai quali si aggiungono 890 mila autonomi o con contratti di collaborazione tra i 25 e i 34 anni e quasi 2,3 milioni di Neet, gli sfiduciati, che non studiano né lavorano. Giovani precari oggi, anziani poveri domani. L’attuale regime contributivo puro si scontra con la reale condizione dei millennial. Il 53% dei giovani è consapevole che la pensione arriverà al massimo al 50% del reddito da lavoro, senza considerare che il 61% conta su una contribuzione intermittente.

SOLO IL 16% NON TEME IL FUTURO. La difficoltà a ottenere una stabilità lavorativa e sociale nel periodo più florido della vita porta la generazione 1.000 euro a essere terrorizzata dal futuro. Il 32% è preoccupato perché non sa bene cosa accadrà quando entrerà nella terza età e necessiterà di cure e assistenza, il 22% è incerto e disorientato, mentre solo il 16% si sente tranquillo, perché sta risparmiando o semplicemente conta sul supporto della propria famiglia. Proprio quest’ultimo dato è indice di come l’attuale fascia giovanile della popolazione sia in procinto di essere definita dai libri di storia del futuro come una "generazione parassita", costretta suo malgrado ad appoggiarsi prima sulla generazione precedente e poi su quella successiva (ammesso e non concesso che si verifichi una reale ripresa occupazionale ed economica nei prossimi decenni).

4,4 MILIONI DI STAGE GRATIS. Sempre stando ai dati raccolti dal Censis, nell'ultimo lustro sono 2,3 milioni i giovani tra i 18 e i 34 anni ad avere svolto un lavoro di livello più basso rispetto alla propria qualifica (il 46,7% di quelli che lavorano rispetto al 21,3% dei Baby Boomer). I dati sottolinenano ancora come 1 milione di millennial abbia cambiato occupazione almeno due volte nel corso di un anno, 1,2 milioni hanno dichiarato di aver lavorato in nero negli ultimi 12 mesi, 1,7 milioni hanno avuto contratti di durata inferiore a un mese e ben 4,4 milioni hanno fatto stage non retribuiti.

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