Polotti
16 Febbraio Feb 2017 0800 16 febbraio 2017

Ubi Banca, le pressioni di Polotti per sistemare i suoi debiti

Operazioni sospette segnalate dalla polizia valutaria. Un giro di società legate tra loro. Le telefonate a Vitali per i piani di rifinanziamento. E i tentativi di vendere quote "bollenti". Cosa emerge dalle intercettazioni.

  • ...

Una cooperativa piena di debiti, una banca che offre prestiti per un'operazione immobiliare destinata a fallire, società intrecciate dietro alle quali ci sono sempre gli stessi nomi. Soprattutto un banchiere che fa anche l'immobiliarista e preme sul suo stesso istituto di credito per allungare le scadenze di rientro dei finanziamenti a società in cui ha partecipazioni, che poi vende per non essere coinvolto nello scandalo. La vicenda di Franco Polotti, ex presidente del consiglio di gestione di Ubi Banca, indagato dalla procura di Bergamo per ostacolo alla vigilanza e conflitto di interessi, è esemplare per capire le tante crisi delle banche popolari italiane.

LA COOPERATIVA DEL SOCIO. I pm contestano a Polotti il conflitto di interessi per 16 milioni di euro di finanziamenti diretti e indiretti erogati dal Banco di Brescia, di cui Polotti è stato per anni presidente prima di essere "promosso" in Ubi, alla cooperativa Centro Studi La Famiglia. Il presidente della coop era Antonio Bertoni, già consigliere di Iw Bank, la banca online di Ubi, e soprattutto socio di Polotti in affari. Finanziamenti diretti e indiretti, dicevamo, perché in realtà la vicenda coinvolge diverse società legate ai due imprenditori e collegate da un'operazione immobiliare su un'area di 11 mila metri quadrati.

COINVOLTA PURE LA MOGLIE. Il Centro Studi La Famiglia acquistò il terreno dalla Interim Srl, una società di intermediazione immobiliare controllata al 30% dalla Brixia Holding, a sua volta "controllata di fatto" da Bertoni e per il 70% dalla Mar.bea. Srl, società il cui rappresentante legale era la moglie di Polotti, Maria De Miranda. A costruire gli immobili fu invece chiamata un'altra società indebitata con il Banco di Brescia: la Edilbeta, di proprietà di Bertoni ma in cui anche Polotti aveva una partecipazione pari a 127 mila euro come risulta dalle segnalazioni dell'unità di analisi della polizia valutaria che Lettera43.it ha potuto consultare.

Franco Polotti.

Stando a un'intercettazione tra un uomo della banca e Andrea Moltrasio, consigliere delegato di Ubi, il mutuo iniziale con il Banco di Brescia sarebbe stato acceso direttamente dalla Interim che poi lo ha ceduto alla Cooperativa La Famiglia, con una formula che però la impegnava a pagare se la cooperativa non fosse rientrata del finanziamento. E in effetti così è successo: sempre secondo la ricostruzione che risulta dalle intercettazioni, dopo aver pagato a Interim 2,9 milioni di euro di caparra ed essersi impegnata a sborsarne altri sette milioni per i lavori, la cooperativa è entrata in difficoltà e non ha firmato nemmeno il rogito.

PRESSING SUL BANCO DI BRESCIA. La situazione iniziò a essere preoccupante per Bertoni e pure per Polotti che nel frattempo era diventato presidente del consiglio di gestione di Ubi Banca. E nella primavera del 2014, pochi mesi prima che la notizia dell'inchiesta per conflitto di interesse trapelasse sulla stampa, il banchiere cercò di risolvere la situazione contattando direttamente il presidente del banco d Brescia, Costantino Vitali.

La soluzione di Polotti fu abbandonare il socio e la cooperativa al loro destino con «un'operazione da chiudere in fretta» e di cui «in banca non conveniva dire nulla»

A lui Polotti riferì che Bertoni era stato convocato dalla banca per rientrare del debito di Edilbeta, saldando 800 mila euro tutti insieme. Vitali gli parlò della situazione de La Famiglia, ma Polotti scansò l'argomento, dicendo che le cose della cooperativa si sarebbero sistemate e si concentrò sull'impresa di costruzioni: «Con le persone in questo momento non si può essere eccessivamente duri».

SOLUZIONE BOCCIATA. Il presidente del banco di Brescia, quindi, promise di sentire il direttore della filiale che aveva in mano la questione «per capire che problemi» ci fossero. C'era poco da aggiungere: il direttore di filiale ricevette una telefonata dal presidente del suo istituto di credito, e cioè il suo capo che, a sua volta, aveva parlato con uno dei più alti dirigenti del gruppo a cui la sua banca apparteneva. La catena era chiara. E la questione sembrava risolta. Ma tre giorni dopo Vitali chiamò Polotti per dirgli che la soluzione proposta dalla banca a Bertoni era stata bocciata. Che fare? Polotti decise velocemente: la soluzione era abbandonare il socio e la cooperativa al loro destino con «un'operazione da chiudere in fretta» e di cui «in banca non conveniva dire nulla».

ERA DIVENTATO «UN PROBLEMA». Il 7 aprile 2014 Polotti chiamò Davide Frugoni, già presidente di Interim e consigliere di amministrazione di Immobiliare Broseta Srl, l'ennesima società dell'intreccio. La Broseta era infatti partecipata al 50% da Interim e per l'altra metà dal gruppo Percassi e nel suo cda siedeva anche il figlio di Bertoni, Sergio. Il presidente del consiglio di gestione di Ubi spiegò che i due consiglieri avrebbero dovuto «trovare una formula per non far maturare troppe perdite in capo alla Interim». Specificò inoltre di essere diventato «un problema». Con lui, spiegò, i soci «non potevano fare alcune cose», mentre senza di lui sarebbero stati liberi di «fare quello che fanno gli altri». Come dire, essendo dentro la banca sono attenzionato sui debiti e i rifinanziamenti, ma così fan tutti.

Una filiale di Ubi Banca.

Nei giorni successivi Polotti ribadì di dire a Sergio di stare in silenzio sulla «questione che riguarda lui e noi» e si riferì alla vendita di quote societarie. Intanto Frugoni spiegò di essere pronto a chiedere alla banca «un piano di rientro di 200 mila euro l'anno», «una sorta di finanziamento alla Interim». Polotti gli consigliò di andare dal direttore di filiale e proporgli la strada più coveniente: «Mettere in mora la cooperativa», «avviare un'azione legale» e contemporaneamente «rifinanziare la Interim». «Secondo me lo fanno», osservò. La Interim, secondo il Corriere di Brescia, ha ricevuto negli anni prestiti pari a 26 milioni di euro. «Se dovesse uscire qualcosa sarebbe un macello», chiarì in un'altra conversazione del 15 aprile.

VERBALI E CREDITI, NIENTE CORRISPONDENZA. Intanto però Ubi Banca era sotto inchiesta e il livello di attenzione si era alzato. Il 10 aprile Andrea Moltrasio al telefono con Francesco Iorio, allora direttore generale della popolare di Bergamo e Brescia, spiegò: «... per quanto riguarda Brescia a me risulterebbe che il Collegio sindacale (...) ha verificato che non c'è corrispondenza tra i verbali e certi crediti». E aggiunse: «Stanno venendo fuori anche delle piccole magagne specifiche». Raccontò di essere intervenuto pesantemente con l'Eco di Bergamo: «Io sono intervenuto con l'editore direttamente… che è un bresciano… perché è il nostro vescovo... dicendo che queste cose fanno male al gruppo». A maggio arrivarono le perquisizioni delle Fiamme gialle. A giugno l'ufficio analisi del nucleo speciale di polizia valutaria incaricato delle indagini dalla procura segnalò che il 12 del mese Polotti aveva chiesto di chiudere la sua partecipazione in Edilbeta e di trasferire una quota di 5 mila euro a Bertoni.

Letizia Moratti.

Polotti - ormai diventato scomodo - venne sacrificato nel 2016: al suo posto alla guida del consiglio di gestione di Ubi Banca arrivò Letizia Moratti

Le indagini proseguirono. E quasi due anni dopo, all'assemblea degli azionisti del 2 aprile 2016, Polotti - ormai diventato scomodo - venne sacrificato: al suo posto alla guida del consiglio di gestione di Ubi Banca arrivò Letizia Moratti. Contemporaneamente però Moltrasio lo aveva assolto di fronte agli azionisti: «Il consiglio di sorveglianza e il comitato di controllo interno hanno proceduto dopo la chiusura dell'esercizio, anche tenuto conto di articoli di stampa, alla disamina di questioni attinenti al presidente del consiglio di gestione, in particolare dei rapporti intrattenuti con il gruppo da una società dal medesimo partecipata», dichiarò stando ai verbali dell'assemblea.

«NESSUNA ILLEICITÀ». Poi la conclusione: «Pur in presenza di violazioni formali, sulla base delle verifiche effettuate e delle informazioni disponibili si è concluso per l'insussistenza di profili di illeicità, come pure di pregiudizi economici per la banca». E ancora: «Non sono emersi profili di carenze e insufficienze nelle procedure e nei presidi di controllo della banca stessa».

I PM NON SI CONVINCERANNO. Forte di queste parole, un mese dopo Polotti - che è uomo di riferimento dell'acciaieria bresciana in Confindustria e pure azionista della Carlo Tassara, la società di Roman Zaleski, amico finanziere che tanti guai ha procurato a Giovanni Bazoli - rispuntò alla guida del «Patto di consultazione azionisti di Ubi», il gruppo di soci che aveva in mano il 12% di Ubi. A novembre la procura chiuse le indagini e ipotizzò per lui il reato di conflitto di interessi. Le richieste di rinvio a giudizio attese per metà gennaio 2017 non sono ancora arrivate. Ma comunque vadano le cose, sembra che alla procura non basti l'assicurazione data in assemblea agli azionisti di Ubi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso