Congedo Paternità
MUM AT WORK
18 Marzo Mar 2017 1400 18 marzo 2017

Congedo di paternità, la panacea di (quasi) tutti i mali

Il 56% dei papà starebbe a casa ad accudire i figli. I benefici? Nuovi equilibri vita-lavoro e di coppia, niente guai in ufficio per le partner causa maternità, più occupazione femminile e Pil cresciuto. Proviamoci.

  • ...

I papà vorrebbero prendere il congedo di paternità proprio come le mamme vorrebbero essere più presenti sul lavoro e andare in maternità (serene). Gli uomini - da padri - acquisiscono competenze (che le multinazionali cercano come il pane), proprio come le donne quando diventano madri. Insomma, la teoria secondo la quale ogni figlio sarebbe un master per le donne, da oggi - ne abbiamo la certezza - vale anche gli uomini (se qualcuno avesse avuto dubbi).

PIÙ SEMPLICE PRENDERE FERIE. Infatti il sondaggio nazionale online condotto dal laboratorio di coworking per donne Piano C in collaborazione con Alley Oop-Il Sole 24 Ore, Ikea e Generali Italia e l’indagine demoscopica Doxa che ha studiato l'identità, la gestione vita-lavoro, i modelli, i desideri dei papà italiani, ha fatto emergere che i papà italiani “vogliono ma non possono”. Meno di 2 su 10 prendono il congedo di paternità, ma il 56% lo prenderebbe per poter passare più tempo con i figli e il 40% vorrebbe un congedo per «condividere con la propria compagna la gestione della quotidianità». Ma nella realtà dei fatti è più semplice prendere le ferie che scegliere il congedo per stare a casa con i bambini. Ed è un assurdo.

Se l'uomo potesse lasciare il lavoro, condividerebbe la cura e la responsabilità dei figli con la partner. Che avrebbe modo di lavorare

L’uomo è inchiodato al lavoro, non può e non vuole mollarlo, mentre se cedesse terreno per conquistarlo a casa potrebbe condividere la cura e la responsabilità dei figli con la partner. Che avrebbe modo di lavorare. In Italia lavora meno di una donna su due: solo il 48,2%. Ma facciamo pochissimi figli: solo 1,3 per donna. Se il lavoro in nero può coprire come una nube una fetta di lavoratrici, i dati non possono mentire sulle nascite ridotte. Lavoriamo poco, guadagniamo meno (in media il 12% rispetto ai pari grado uomini) e non mettiamo al mondo le future generazioni. Piano C prova ad ascoltare gli uomini per tentare di cambiare le cose. E non uomini qualunque, ma i papà. Se mamme e papà capissero che devono allearsi sia in casa sia sul lavoro le percentuali delle nascite e anche quelle delle donne lavoratrici potrebbero iniziare a salire.

OBBLIGATORIO, PERCHÉ NO? Anche perché questo sondaggio ha fatto emergere che qualcosa è cambiato. Nei papà. Per esempio, come si legge nel report, «il congedo di paternità obbligatorio riscuote un enorme consenso: il 70% dei padri intervistati, anche come futuri papà di altri figli, trovano molto apprezzabile che esista questa possibilità, e addirittura otto papà su 10 sceglierebbero la possibilità di un congedo di paternità obbligatorio di almeno 15 giorni». Cosa emerge invece dagli oltre 1.500 papà che hanno risposto al sondaggio di Piano C? Diventare papà apre la mente: se solo tre su 10 si sentono molto più ansiosi e preoccupati per via della paternità, per la maggioranza la paternità rappresenta un’esperienza positiva in termini di felicità, crescita personale e apertura mentale verso il futuro.

Sei papà su 10 ritengono che la paternità non abbia comportato un ridimensionamento delle proprie carriere e ambizioni professionali

Non solo: pazienza e gestione del tempo sono le principali competenze che gli uomini dicono di acquisire diventando papà, seguite - secondo sei intervistati su 10 - da più ampia visione del futuro, capacità di problem solving, di presa di decisione e di comunicazione. Eppure, ancora una volta, sei su 10 ritengono che la paternità non abbia comportato un ridimensionamento delle proprie carriere e ambizioni professionali. Anzi i papà, sebbene diventino più attenti agli orari lavorativi, non sentono di dover rinunciare alle ambizioni di prima; sono semmai più preoccupati di mantenere una stabilità lavorativa, perché sentono il peso di maggiori responsabilità familiari anche in senso finanziario e il dovere di trovare una nuova organizzazione delle attività quotidiane "a tutto tondo", vale a dire non solo in termini di equilibrio vita-lavoro, ma di equilibrio di coppia e tempo per sé.

GENITORIALITÀ CONDIVISA. L’arrivo in questo gioco di ruolo è rappresentato dalla “genitorialità condivisa” che permetterebbe ai papà di superare l’invisibilità e alle donne di riorganizzare con i partner i carichi familiari, per evitare la penalizzazione sul lavoro a causa della maternità. Senza dimenticare che se in Italia lavorasse il 60% delle donne il Pil crescerebbe di 7 punti. E forse nascerebbero anche più bambini.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso