Marine Le Pen
19 Marzo Mar 2017 1400 19 marzo 2017

Pure la Le Pen è diventata più cauta sull'euro

In Francia è diffusa l’opinione di un forte rischio di una perdita di valore della moneta nel caso di un ritorno al franco. Marine l’ha capito e sta attenuando i toni.

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La rivoluzione nazionalista olandese anti Ue e antislamica di Geert Wilders è rimandata a momenti per lui migliori. Anche l’avvento della Francia nazionalista e anti Ue di Marine Le Pen, con tutte le sue promesse di ridare ai francesi le sicurezze perdute, dalla pensione a 60 anni al franco a tutto il resto, è tutto da vedere. Non si sa. Potrebbe accadere . Il punto non è sottovalutare il peso che Wilders, la Le Pen e in Italia persino Matteo Salvini e i 5 stelle e altri hanno nell’orientare la politica nazionale. Pesano, e fa parte del gioco. Il punto è valutare se saranno loro a poter determinare l’agenda.

I POPULISTI COME UN GROSSO DITO MEDIO. Tutti questi protagonisti della politica odierna, e prima di loro Boris Johnson e altri con la Brexit e, fatte le debite differenze, anche Donald Trump, sono stati e sono come un grande dito medio ambulante, eretto e sventolato in faccia a tutti gli establishment nella versione anglosassone di quello che noi chiamiamo il gesto dell’ombrello. Questo ha funzionato in due grandi nazioni e vedremo in Francia. Non ha funzionato nella piccola, tutt’altro che irrilevante Olanda.

POCHE IDEE POCO CREDIBILI. Quanto a proposte credibili, questi leader hanno dimostrato ben poco. Trump o ricorre a vecchie posizioni tipiche del più tradizionale repubblicanesimo, tipo affamare l’Onu e il Dipartimento di Stato e puntare tutto sul Pentagono, o per ora annaspa. Londra sta mollando il più grosso mercato libero mondiale, quello Ue, sostenendo che così potrà costruirsene uno ancora più grande e globale. Il programma di Wilders sta su una paginetta: chiusura di tutte le moschee, Corano al bando, uscita da Ue ed euro, ritorno alla pensione a 65 anni e non oltre. Grillo? Reddito di cittadinanza, ecologia e poco altro, in attesa di Rousseau (sistema operativo web) definito «il cuore pulsante del Movimento 5 stelle». La fabbrica di idee insomma. Ma idee di chi? Non importa.

I nuovi movimenti non spiegano, non programmano. Attaccano. Molto non funziona, in economia e altro, e loro su questo insistono

I nuovi movimenti non spiegano, non programmano. Attaccano. Molto non funziona, in economia e altro, e loro su questo insistono. Di Maio è un cahier de doléances ambulante. E sperano che l’esasperazione degli elettori li porti nella stanza dei bottoni. Wilders, che è il più spregiudicato di tutti in questo gioco, per ora è rimasto a bocca asciutta. Il voto olandese del 15 marzo ha spezzato l’alone di invincibilità che dopo la sorpresa Brexit e dopo la prevedibile invece vittoria di Donald Trump ha circondato per circa 8 mesi queste forze antagoniste del liberismo, dell’internazionalismo e del globalismo. Tutti ismi in crisi. Il che non garantisce però l’affidabilità di chi li attacca

LA LOTTA CONTRO L'IMMIGRAZIONE COME CARDINE. Tutti i movimenti che si sono presentati come il “nuovo che avanza” sono in realtà la promessa di un ritorno al mondo di ieri e alle sue certezze. Grillo e Casaleggio sono stati più fantasiosi: le certezze di ieri in salsa web che è il massimo del futuro. Spesso questi movimenti, Brexit e in parte anche Trump compresi, hanno un solo vero punto di forza: la denuncia di una situazione immigratoria che sta incidendo troppo sulle società occidentali, madri di pochi figli e schiacciate dall’esplosione demografica degli altri. Questo i neo-nazionalisti, da Wilders a Salvini allo stesso Grillo, che parla poco di immigrati (argomento scomodo che spacca il suo elettorato) ma si iscrive per il resto perfettamente nella galassia neonazionalista e anti-Ue, lo sanno benissimo. E aspettano di raccoglierne i frutti. Per prima Marine Le Pen.

LE PEN E LA 'COSPIRAZIONE' CONTRO LA FRANCIA. I discorsi e programmi della Le Pen sono esemplificati al meglio in quanto ha detto in un discorso a Lione ai primi di febbraio. Per la leader del Fb le prossime presidenziali sono «una scelta di civiltà». Una lotta contro la mondializzazione dal basso via immigrazione e contro la mondializzazione dall’alto attraverso la finanziarizzazione dell’economia. Una lotta contro la mondializzazione islamica. Tutte cospirano a distruggere la Francia. Aggredita anche dall’Europa, da una Ue che è un fallimento. Entro sei mesi dalla vittoria presidenziale occorre ritrovare le quattro sovranità della nazione: monetaria, economica, legislativa e territoriale, pieno ritorno cioè delle frontiere.

ANCHE IL FN PROPONE REFERENDUM ANTI-EUROPA. Se non sarà possibile rinegoziare i trattati, e di fatto uscire dall’Unione - il che equivarrebbe a segnare la fine del progetto europeo -, Marine Le Pen promette di far votare i francesi su tutto questo, un referendum per l’ indipendenza nazionale. Per ritrovare la pienezza della Francia, per ritrovare la Francia così come era un secolo fa. «Questo risveglio dei popoli è di portata storica. Segna la fine di un ciclo. Il vento della storia è cambiato».

Difficile vedere un’Italia che vota contro l’Europa se la Francia voterà a favore

C’è qualche problema con questo quadro avveniristico, un problema sentito, e che pesa ormai nei sondaggi un po’ meno promettenti per Marine Le Pen: si chiama euro, e in particolare il fatto che i risparmi dei francesi sono denominati in euro e che è diffusa l’opinione di un forte rischio di una perdita di valore della moneta nel caso di un ritorno al franco. Sarebbero risparmi volatilizzati. Marine Le Pen l’ha capito e sull’euro sta attenuando i toni, parla di un referendum ad hoc e dice ora che comunque saranno i francesi a decidere. Per loro la scelta è vicina e rischiano di scegliere anche per noi.

CONTINUA LA PROPAGANDA PRO-LIRA. Difficile vedere un’Italia che vota contro l’Europa se la Francia voterà a favore, scegliendo ad esempio Emmanuel Macron. Noi, a molti mesi probabilmente dal prossimo voto, possiamo ancora se riteniamo ipotizzare un ritorno alla lira e immaginare tutti i vantaggi che la ritrovata sovranità monetaria potrebbe restituirci. Quando avevamo la lira, dicono molti, le cose andavano meglio, ricordando gli Anni 60 e l’Oscar della stabilità decretato per la lira dal Financial Times. Quello che i nostalgici della sovranità monetaria non dicono è che allora ci sembrava di avere la lira, ma avevamo in realtà come tutti gli altri Paesi europei il dollaro, moneta regina alle quali tutte le altre valute erano legate a un cambio fisso, e legate quindi a cambi fissi o quasi tra di loro.

IL RITORNO ALL'ANTICA VALUTA? UN DISASTRO. Era questa, oltre alla forte crescita allora di tutta l’economia europea e della nostra in particolare, la forza della lira. Entrato in crisi il sistema-dollaro negli Anni 60 e dismesso nel 1971, diventava il marco l’inevitabile riferimento europeo e nostro, ma dal 1961 era un deprezzamento pressoché continuo della nostra valuta su quella tedesca. Anche sul dollaro, peraltro. Addio al marco a circa 155 lire della stagione di Bretton Woods, si passava dalle 182 lire per marco, media del 1971, alle 502 media del 1981, fino alle 1137 lire media del 1995. Rivogliamo la lira? Sappiamo già come andrebbe a finire.

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