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20 Aprile Apr 2017 1500 20 aprile 2017

Vivendi-Mediaset, le mosse di Bolloré per ricucire coi Berlusconi

Il bretone può sacrificare il manager de Puyfontaine per mandare un segnale di pace a Mediaset. Dal filo diretto coi renziani ai movimenti di Telecom: così il finanziere cerca di ribaltare il tavolo.

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Memore della vecchia regola che in Borsa vince chi ha più soldi – e a lui i soldi non mancano – Vincent Bolloré non ha alcuna intenzione di mollare la presa su Mediaset. Né di placare i bellicosi intenti di conquista. In base ai paletti della legge Gasparri sul controllo incrociato delle aziende di comunicazione strategiche, l’Agcom gli ha imposto di scegliere: o riduce la sua quota nel capitale di Mediaset (dove ha diritti di voto pari al 29,9% del capitale) o in quello di Telecom Italia (dove sfiora il 24%). Ma il bretone ha un anno per farlo. Per esempio, gli è stato necessario meno tempo per riconvertire la sua strategia su Premium.

I FRANCESI TIRANO DRITTO. Sul mancato matrimonio tra Vivendi e Mediaset sono già in corso un’inchiesta penale e una richiesta di danni in sede civile, che non potranno non essere influenzate dal giudizio dell’Agcom. Ma i francesi non sembrano essere spaventati da nuova carta bollata. Come si evince dalla nota pubblicata a caldo, il gruppo «si riserva di adottare ogni opportuna iniziativa in tutte le sedi competenti contro la decisione presa dall'Agcom per tutelare i propri interessi, inclusa la presentazione di un ricorso al Tar e di un esposto alla Commissione europea per segnalare la violazione di fondamentali principi del diritto Ue». Ma sarebbe un errore pensare che il bretone creda di risolvere i suoi problemi strappando alla magistratura amministrativa una moratoria per avere più tempo.

BOLLORÉ "SACRIFICA" DE PUYFONTAINE? La decisione dell’Agcom, infatti, non dovrebbe cambiare i piani di Bolloré su Telecom. Il prossimo 4 maggio vuole mettere alla presidenza dell’azienda il “suo” Arnaud de Puyfontaine. Dietro questa decisione c’è però chi non vede soltanto la volontà di rafforzare il controllo sull’ex monopolista telefonico italiano: l’ex numero uno di Mondadori France, e a capo delle trattative con il Biscione su Premium, potrebbe essere la vittima sacrificale per mandare un segnale di pace sia ai Berlusconi se si riaprisse il tavolo sia ai fondi presenti in Vivendi, che ancora oggi non hanno compreso la ratio delle scalate nelle Tlc italiane. Scaricare tutte le colpe sul manager potrebbe servire al bretone anche per strappare a soci il via libera alla fusione tra la stessa Vivendi e Havas.

Franco Bernabè.

Nonostante alcuni manager dei transalpini bollino quella dell’Agcom come una “decisione politica”, il finanziare bretone si sente su questo fronte più garantito che in passato. Anche perché sarebbe finalmente riuscito a creare un filo diretto con il mondo renziano. Lo dimostrerebbe anche il prossimo sbarco in Cda di Franco Bernabè, socio di uno dei petali più influenti del Giglio magico, Marco Carrai, nel campo della cyber security. E nella stessa direzione andrebbe lo stop voluto dall’ex premier alle norme anti-scalate targate Carlo Calenda.

IL FATTORE BERNABÈ-BASSANINI. Vivendi ha investito circa 5 miliardi per avere il controllo di Telecom. Ma i suoi titoli sono iscritti a bilancio a un valore quasi di un terzo superiore a quello attuale. Il mercato scommette su una cessione a Orange, forte del fatto che circa due anni fa lo stesso Matteo Renzi e il presidente uscente francese, François Hollande, avrebbero stretto un’intesa per andare verso questa direzione. Ma quell’accordo garantiva a Roma anche il ritorno in mani italiane della rete fissa e di Sparkle, la società che gestisce comunicazioni molto sensibili come quelle militari. Allo stesso modo rafforzano questo scenario il rientro in Telecom di Bernabè (che fu giubilato in passato proprio per i suoi piani di spin-off dell’infrastruttura) e il fatto che Franco Bassanini, presidente di Open Fiber, non abbia escluso una possibile integrazione tra la rete Enel e quella dell’ex monopolista. Guarda caso il dossier sul quale Bollorè aveva rotto con l'ex premier.

NIENTE PIÙ VINCOLI PER IL BRETONE. Staccandosi dalla rete, Telecom vedrebbe scendere anche il suo livello di compartecipazione Sic nel mercato italiano delle comunicazioni. Da un lato l’azienda potrebbe diventare più remunerativa, dall’altro Bolloré non avrebbe più vincoli per confermare la sua permanenza in Mediaset come azionista ingombrante senza lanciare un’offerta pubblica di acquisto (Opa). E in questa condizione, spiegano da Parigi, si potrebbe ribaltare il tavolo e spingere i Berlusconi a riaprire le porte per un accordo.

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