Fitch
21 Aprile Apr 2017 2219 21 aprile 2017

Fitch abbassa il rating dell'Italia a BBB

Sulla decisione pesano gli «aumentati rischi politici». Per il settore bancario outlook «negativo». Mentre in via XX settembre si stanno limando i dettagli della "manovrina".

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L'Italia cresce ma non abbastanza. Pier Carlo Padoan non è soddisfatto della velocità della ripresa, ma assicura: «Cresceremo di più». Ma non è soddisfatta neanche Fitch che taglia il rating italiano a 'BBB' da 'BBB+', con outlook stabile. «I rischi politici sono aumentati», spiega l'agenzia internazionale, e sono quelli «di un governo debole o instabile». L'agenzia punta il dito soprattutto sul ritardo nel consolidamento dei conti pubblici. E parla di «fallimento» per quanto riguarda la prevista riduzione del debito pubblico, circostanza che «espone maggiormente il Paese a potenziali choc sfavorevoli». Sul clima d'incertezza incidono, inoltre, «le debolezze delle banche». L'outlook per il settore è «negativo», previsione legata soprattutto alla sfida della riduzione dei crediti deteriorati e alla debole redditività degli istituti. Fitch prevede poi un Pil in crescita dello 0,9% nel 2017 e dell'1,0% nel 2018, con un debito al 132,7% quest'anno.

MANOVRINA: DETTAGLI DA «LIMARE». Il downgrade Padoan l'incassa alla chiusura dei lavori del G20 e mentre la manovrina, «quasi una finanziaria», è in ritardo perché si stanno «limando» i dettagli, spiega il ministro dell'Economia. L'Italia «si sta muovendo in un sentiero stretto, con da un lato l'imperativo di risanare i conti e dall'altro lato la necessità di sostenere la domanda», sottolinea Padoan intervenendo a un convegno all'ambasciata americana a Washington, alla presenza dell'ambasciatore Armando Varricchio. «L'obiettivo del governo», aggiunge, «è rendere l'Italia un Paese attraente per gli investire e creare posti di lavoro». Definendo «senza senso» un'uscita dell'Italia dall'euro, il ministro invita ad avere pazienza per vedere i risultati delle riforme strutturali, per i quali occorre qualche anno. Allo stesso tempo difende l'Italia: «Non sono assolutamente convinto che sia in una situazione peggiore della Francia».

LA SFIDA DELLE PMI. Fra le varie riunioni durante i lavori del Fmi, Padoan interviene all'Ocse. Con accanto il segretario generale dell'Ocse, Angel Gurria, il titolare di Via XX Settembre si sofferma sulle piccole e medie imprese, descrivendolo con i numeri 25-50-25. Un 25%, spiega, è rappresentato da quelle che stanno bene. Un 25% da quelle in difficoltà. Il 50% da quelle per le quali «dobbiamo combattere la battaglia per vincere la guerra» della crescita. Se questo 50% infatti crescerà anche i dati macroeconomici, assicura Padoan, miglioreranno. «La domanda è: l'Italia è capace di cambiare questi tre numeri magici in 50-40-10? La risposta sta nelle capacità dell'economia e delle politiche pubbliche», aggiunge il direttore generale della Banca d'Italia, Salvatore Rossi.

L'EUROZONA SI RAFFORZA. Se l'Italia procede lenta, ed è fanalino di coda di Eurolandia secondo le stime di crescita del Fmi, la ripresa dell'area euro invece si ''rafforza'': il rischio di deflazione sembra essere sparito, dice il presidente della Bce, Mario Draghi, assicurando che i tassi resteranno bassi a lungo, «ben al di là dell'orizzonte del piano di acquisti di asset». La Bce resta comunque pronta a intervenire nel caso lo scenario peggiorasse. La crescita decolla anche fra le economie del G20, anche se «restano rischi al ribasso» e «l'incertezza politica è abbastanza elevata», affermano il ministro dell'economia tedesco Wolfgang Schaeuble e il presidente della Bundesbank Jens Weidmann, tracciando un bilancio della riunione dei 20 in qualità di presidenti. «L'umore all'interno del G20 è che gli scambi commerciali sono positivi per la crescita», dice Schaeuble, smarcandosi dal fiume di domande sull'impatto delle politiche di Donald Trump e su eventuali malumori fra i grandi del mondo su possibili nuovi muri commerciali. Sta a Weidmann invece respingere le domande sulle mosse della Casa Bianca per smantellare la riforma di Wall Street, nel giorno in Trump firma due decreti che rivedono parzialmente la Dood-Frank. «Non voglio speculare, dobbiamo capire dove è diretta l'amministrazione Trump. All'interno del G20 c'è un consenso sul fatto che dobbiamo continuare ad attuare le raccomandazioni dell'Fsb», si limita a dire Weidmann.

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