RENZI
28 Aprile Apr 2017 2007 28 aprile 2017

Alitalia, Renzi, Montezemolo e gli emiri: una storia di fallimenti

Inchiesta di L43 sui rapporti tra il governo italiano e gli Emirati Arabi Uniti. Che hanno portato solo alla crisi della compagnia di bandiera, al grave dissesto di Piaggio Aerospace e alle sofferenze dentro Unicredit.

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Per capire il fallimento dell'ex governo Renzi sulla vicenda Alitalia, con l'arrivo nel 2014 della compagnia Etihad, bisogna riavvolgere la pellicola di questo film per più di 10 anni, quando incominciarono i contatti tra il mondo industriale italiano e gli sceicchi degli Emirati Arabi Uniti.

MATTEO IL «MONTEZEMOLO 2». È una storia che parte da molto lontano, da quando Matteo Renzi era un semplice sindaco di Firenze, ma che poi ha preso canali sempre più particolari, con un protagonista assoluto nell'intermediazione come l'ex presidente della Ferrari Luca Cordero di Montezemolo. Il figlioccio dell'avvocato Gianni Agnelli però negli anni perderà il suo appeal con gli sceicchi, tanto che nel 2014 è proprio Renzi a riceverne da presidente del Consiglio l'eredità, così da ritagliarsi l'appellativo, negli ambienti dei lobbisti di Abu Dhabi, di «Montezemolo 2».

UN FINALE CON TRE DISASTRI. Il finale della vicenda è amaro, perché la cordata Montezemolo-Emirati, avallata da Renzi e da Luca Lotti, ha di fatto portato al fallimento di Alitalia, al grave dissesto di Piaggio Aerospace e alle sofferenze dentro Unicredit.

I lavoratori di Alitalia hanno bocciato il preaccordo tra i sindacati e l'azienda sul piano di rilancio.

ANSA

La prima fotografia per raccontare questa storia è quella del 15 febbraio 2005, quando al salone Idex di Abu Dhabi, tra i più importanti appuntamenti del settore Difesa nel golfo arabo, lo sceicco Mohammed bin Zayed, principe ereditario e ministro della Difesa, conosce Piero Ferrari, figlio dello storico Enzo, fondatore della Ferrari.

FERRARI, PROGETTO AD ABU DHABI. L'occasione è celebrare il contratto tra Piaggio Aerospace, di cui Ferrari jr è presidente dal 1998, e le Forze Armate degli Emirati Arabi Uniti. La Difesa emiratina ha scelto l'azienda ligure per la fornitura dei motori Honeywell T-55 per i loro elicotteri: una commessa da 40 milioni di dollari. È solo l'inizio. 
Perché la collaborazione tra i due Paesi si incrementa a tal punto che pochi mesi dopo Ferrari e bin Zayed lanciano un nuovo ambizioso progetto, quello del Ferrari World di Abu Dhabi, il primo e unico parco a tema del mondo sulla Ferrari, con giochi per bambini e famiglie nello stile di Disneyworld.

UNA LOBBY PER IL GRAN PREMIO. I lavori iniziano subito nel 2005 e finiranno cinque anni dopo. Si tratta di un “regalo” della Ferrari per formare di fatto una lobby che convinca Bernie Ecclestone, numero uno della Formula 1, a portare il Gran premio in quel di Abu Dhabi, dopo che era già sbarcato in Bahrein nel 2004.

Affare dopo affare, gli Emirati Arabi sono entrati dalla porta principale nel mondo industriale italiano, quello delle famiglie che contano e che muovono i fili dell'economia e della politica

Nel 2005 succede molto altro ancora. Mubadala, infatti, fondo d'investimento emiratino, arriva ad acquisire in agosto il 5% di Ferrari per poi cederla sempre nel 2010 alla Fiat della famiglia Agnelli. Affare dopo affare, in pratica gli Emirati Arabi entrano dalla porta principale nel mondo industriale italiano, quello delle famiglie che contano e che muovono i fili dell'economia e della politica.

NEL 2006 LEGAME PIÙ FORTE. Così nel 2006, pieno governo Prodi, Mubadala entra nel capitale di Piaggio con il 35%. L'azienda è in cattive acque, i bilanci sono in rosso, serve una mano. Gli emiri non si tirano indietro. Ferrari jr è sempre presidente della società, mentre suo genero, l'avvocato Alberto Galassi, è membro del consiglio di amministrazione e del comitato esecutivo. 
Lo stretto legame tra gli sceicchi e il mondo Fiat-Ferrari è sempre più forte. I progetti e le strategie sembrano funzionare.

COINVOLTO PURE DELLA VALLE. Nel 2007 viene annunciato il nuovo Gran premio di Formula 1 ad Abu Dhabi, ma soprattutto il 23 aprile dello stesso anno Mubadala si espande e costituisce una joint venture con Poltrona Frau, sempre di proprietà di Montezemolo con l'amico Diego Della Valle, patron di Tod's. Viene fondata la Pf Emirates che rappresenterà in esclusiva l'azienda negli Emirati.

Montezemolo e Renzi su un aereo Alitalia.

Non finisce qui. La scalata emiratina all'Italia è appena incominciata. 
Il 3 maggio del 2009 Galassi diventa amministratore delegato di Piaggio Aerospace, mentre nel 2010 fa rumore nel mondo bancario l'arrivo del fondo Aabar dentro Unicredit, una delle prime due banche italiane insieme con Intesa San Paolo. È il giugno del 2010, il fondo degli sceicchi acquisisce il 5% sempre grazie a Montezemolo.

LA MISSION DEL MADE IN ITALY. Sono mesi intensi quelli in Piazza Cordusio, sede della banca amministrata da Alessandro Profumo, perché nel settembre di quell'anno il prossimo numero uno di Leonardo-Finmeccanica dovrà lasciare sotto accusa per la scalata dei libici nell'istituto di credito. È sempre Montezemolo però il più attivo con e per gli sceicchi. Lo fa per interessi personali, ma pure per sdoganare il Made in Italy nel mondo.

CHE ASSIST A MONTEZEMOLO. Il 4 novembre del 2010 è sempre lui a inaugurare con lo sceicco il Ferrari World: è presente anche l'allora ministro degli Esteri dell’ultimo governo di Silvio Berlusconi, Franco Frattini. Nel 2011 Mubadala, dopo Poltrona Frau, entra al 40% nella società di moda e lusso, la Ballantyne Cashmere, sempre di proprietà di Montezemolo. Il figlioccio dell'avvocato Gianni Agnelli deve veramente molto agli emiri.

Degli intrecci fra sceicchi e Italia ne approfitta pure il Milan di Silvio Berlusconi e Adriano Galliani, che compra Balotelli dal City di proprietà degli Emiri

Nell'aprile 2012 Aabar sale al 6,5% in Unicredit e piazza due uomini di fiducia dentro il consiglio di amministrazione: uno è Khadem Abdulla Al Qubaisi (lo stesso che sta per diventare nuovo amministratore delegato di Mubadala Aerospace) e l’altro è l'onnipresente Montezemolo, che assumerà la carica di vice presidente della banca. 
Siamo in pieno governo Monti, l'arrivo di Matteo Renzi a Palazzo Chigi è ancora lontano.

LA MAGISTRATURA DI MEZZO. Ma nel frattempo i rapporti con gli Emirati Arabi si raffreddano. Di mezzo ci sono le inchieste della magistratura che hanno travolto Finmeccanica e l'ex numero uno Pierfrancesco Guarguaglini, entrato nella blacklist degli sceicchi. 
In ogni caso gli affari e i contatti continuano. Ne approfitta pure il Milan di Silvio Berlusconi e Adriano Galliani in un affare calcistico.

ROSSONERI, CHE FLOP MARIO. Galassi, infatti, il genero di Ferrari nonché numero uno di Piaggio, entra nel board del Manchester City, seconda squadra di Manchester di proprietà degli Emiri. Il presidente del club è dal 2008 Khaldoon al Mubarak, ceo di Mubadala. Nel febbraio del 2013 sarà Galassi a mediare tra il City e il Milan per la cessione dell'attaccante Mario Balotelli al prezzo di 20 milioni di euro, tanto che Adriano Galliani lo ringrazierà pubblicamente: peccato che l'arrivo di Balotelli in rossonero si dimostrerà presto uno dei peggiori affari della storia del Milan date le magre prestazioni dell'attaccante italiano.

Enrico Letta e Matteo Renzi.

Nel frattempo, sempre nel 2013, all'Idex di Abu Dhabi Piaggio e Selex annunciano trionfalmente il lancio congiunto del drone P.1Hh, ‘HammerHead’, con fiduciose dichiarazioni a supporto di Galassi e di Fabrizio Giulianini, allora amministratore delegato appunto di Selex. Si tratta in buona sostanza di un velivolo senza pilota con tecnologia per missioni di intelligence, sorveglianza e ricognizione.

LA SCALATA AL POTERE DI RENZI. A Palazzo Chigi intanto è arrivato Enrico Letta. Ci resterà solo un anno, perché scalzato da Renzi nel 2014 dopo la decisione dell'ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. L'ex sindaco di Firenze, forte della vittoria alle Primarie del Partito democratico, mette uno zampino nelle nomine delle aziende partecipate statali e inizia la sua scalata al potere. Per farlo ha già lanciato alle precedenti Primarie anche la fondazione Big Bang per la Leopolda, kermesse renziana di Firenze.

IN CRISI, MA NON PER LA LEOPOLDA. Chi sono i finanziatori più importanti? Tra questi compaiono i fratelli Orsero, proprietari di un'azienda alimentare di Albenga la GF Group in provincia di Savona e conosciuti proprio da Galassi. Mentre la società di famiglia è in crisi economica con i dipendenti in cassa integrazione, gli Orsero sborsano 70 mila euro per la Leopolda, facendone arrivare 20 mila dalla Blau Meer: proprio Piaggio Aerospace rileverà da loro un capannone in cui avrà sede una parte esternalizzata della sua produzione.

Renzi si sostiuisce a un Montezemolo colpevole, sostengono le malelingue, di aver dato troppa importanza agli interessi personali piuttosto che a quelli degli Emirati

Coincidenza vuole che il giorno prima che il governo Renzi entri in carica, ovvero il 22 febbraio 2014, il segretario del Pd incontri proprio Khaldoon al Mubarak, ceo di Mubadala. Dove? A casa di Montezemolo! C'è di più. Il presidente del Consiglio stringe un rapporto molto forte con bin Zayed. I due parlano direttamente su WhatsApp, si chiamano. Gli sceicchi apprezzano il modo di fare diretto dell'ex rottamatore, senza intermediari come spesso invece capita con gli altri capi di governo.

LUCA CORDERO IN OMBRA. Sarà proprio Renzi a sdoganare gli emiri in Italia e a sostituirsi nel giro di pochi mesi a un Montezemolo invece sempre più in ombra, colpevole, sostengono le malelingue, di aver dato troppa importanza agli interessi personali piuttosto che a quelli degli emirati. Succede così che Mubadala arriverà nel maggio del 2014 a detenere il 98,05% del capitale di Piaggio. Non solo. Arriva Etihad in Alitalia con il 49%. Montezemolo ne diventa presidente.

BIN ZAYED A CENA A FIRENZE. A gennaio del 2015 Renzi fa una visita lampo negli Emirati e incontra bin Zayed, di mezzo ci sono gli interessi in Alitalia e Piaggio. Se non c'è il presidente del Consiglio c'è il sottosegretario alla presidenza Luca Lotti. Tanto che il 24 febbraio, con un aereo privato pagato da Piaggio, Lotti e Galassi vanno a vedere la partita Manchester City-Barcellona. A ottobre bin Zayed è in Italia. Va a cena a Firenze, a Palazzo Vecchio, dove con Renzi si siedono al tavolo l'amministratore delegato di Leonardo Finmeccanica Mauro Moretti e quello di Eni Claudio Descalzi.

Il rapporto tra governo ed emiri ha portato a gravi difficoltà per Piaggio Aerospace.

La situazione però inizia peggiorare. Gli affari non vanno. Piaggio Aerospace è di nuovo in difficoltà. Ma gli Emiri non vogliono più pagare. Galassi lascia e viene sostituito da Ali Al Yafei. Eppure sui tavoli negoziali con Leonardo e il governo c'è sempre lui, insieme con Lotti, con cui ha un rapporto di ferro. La stella di Montezemolo già offuscata inizia a inabissarsi.

PURE L'INCONTRO COL PAPA. Renzi però non molla. E il 15 settembre 2016 incontra di nuovo bin Zayed a Palazzo Chigi. Lo stesso giorno lo sceicco vedrà anche il papa. Accompagnato da chi? Montezemolo, ovviamente, che dichiara di aver contribuito a organizzare il faccia a faccia.

UNA CORDATA IN DECLINO. Il resto è storia recente. Renzi perde il referendum. La crisi di Alitalia si acuisce come quella di Piaggio. Montezemolo molla sia la compagnia di bandiera sia Unicredit. Nel frattempo Poltrona Frau è stata venduta nel 2014 agli americani, mentre Ballantyne Cachemire dichiara fallimento. Insomma non tutto è oro quel che luccica. Non c’è affare italiano su cui abbia messo mano la brillante cordata Montezemolo-emiri, tanto apprezzata da Renzi, che non sia oggi in pesante declino. Nemmeno Balotelli ha portato fortuna al Milan che è diventato cinese.

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