Coppie Lavoro
MUM AT WORK 29 Aprile Apr 2017 1400 29 aprile 2017

Come resistere alla guerra di trincea delle coppie che lavorano

Figli, orari, scuola e stipendi da portare a casa. Due storie di famiglie logore. Ma di fronte a donne che cedono spazio domestico per conquistare un ruolo pubblico servono compagni disposti. O tutto crolla.

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La guerra delle coppie è come un serpente. Striscia, silenziosa, prima di colpire. È anche una guerra di trincea. Lunga e logorante. Io lavoro, tu lavori, i figli vanno a scuola. Sì, ma fino alle 16.30. E poi? Lui: Quanto costa una babysitter? Lei: Ok, prendo un part time. Lui: Ma così quanto guadagni?, porti a casa troppi pochi soldi. Lei: Ma cosa vuoi, cresco i figli, lavoro, mi occupo della casa, che altro devo fare? Lui: È tardi, vado al lavoro.

SI "CONCILIA" CON NONNI E TATE. Le inconciliabilità sono diffuse e l’assenza di un welfare familiare e le poche risorse del cosiddetto “welfare dal basso” non sostengono le famiglie. Come “concilia” la maggior parte delle coppie la vita tra lavoro e famiglia? O con i nonni o con le tate. Per il resto, è tutto una corsa contro il tempo. Per la mia esperienza di madre lavoratrice sento ogni giorno storie di coppie, madri e padri, in trincea tra loro.

I BIMBI CRESCONO TROPPO IN FRETTA. Da un lato fa sorridere vederli dall’esterno l’uno contro l’altro armati, perché se fossero una squadra sicuramente le cose andrebbero molto meglio a entrambi (e ai figli!). Invece vedo bambini piccoli e piccolissimi crescere in fretta, perché consapevoli della difficoltà di gestione dei genitori. Sentire un bambino di poco più di due anni dire: «Papà non dire queste cose a mamma, mamma tu sei bella» da un lato spezza il cuore, dall’altro commuove per l’immenso amore e maturità dimostrate dal bambino.

Il problema? Mariti che vogliono mogli solo casa e famiglia, ma che portino anche un reddito, visto il mutuo e i bambini da crescere

Nella storia di G. e L. nessuno ha ancora alzato bandiera bianca. Tra loro, che ai 40 anni ancora non ci sono arrivati, il problema principale è come il marito concepisce il ruolo della moglie. Che dovrebbe essere solo casa e famiglia. Ma poi vuole che anche lei porti a casa reddito, necessario, visto il mutuo e due bambini di 2 e 4 anni da crescere.

SCONTRO QUOTIDIANO CONTINUO. Lei ha scelto il part time, lui è un libero professionista, quindi al lavoro ci deve stare, e tanto. Meno lavori, meno guadagni. Ma mentre lei gestisce casa, figli, lavoro, lui accompagna i bambini a scuola la mattina e per il resto stop. Lei gestisce lavoro, figli, casa. Si scontrano quotidianamente su tutto: soldi, gestione dei figli, tempo libero.

Fare una guerra psicologica col partner depaupera, svilisce, logora il rapporto. E poi che modello maschile (e femminile) avrà davanti agli occhi il figlio?

F. e P. sono due liberi professionisti. Hanno un figlio di 3 anni. Mentre lui esce e va al lavoro non pensando al figlio né alla casa, lei ha ridotto i clienti e si è dedicata al piccolo. Tra i due lo scontro è sottile, psicologico. Lui le dice: non sai fare niente, in che mondo vivi, non guadagni niente, almeno pensa a tuo figlio, sei una stupida. Lei resiste, per il bambino.

DOVE PORTANO GLI INSULTI? Che futuro può avere questa coppia? Fare una guerra psicologica e insultare il partner non porta a niente. Depaupera, svilisce, logora il rapporto. E poi che modello maschile (e femminile) avrà davanti agli occhi il figlio (maschio)?

SERVE UN ACCORDO DI COPPIA. Se le donne devono cedere spazio in casa per conquistare più spazio pubblico, tra le mura domestiche devono trovare compagni disposti a condividere questa visione. Altrimenti queste guerre (private) tra coppie diventano una sconfitta. Per tutti.

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