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VISTI DA VICINISSIMO 29 Aprile Apr 2017 1609 29 aprile 2017

Intesa, le trame che scuotono la poltrona di Messina

Dietro l'attacco di Del Vecchio la longa manus di Nagel che agita l'ad. Già alle prese col malumore dei soci. Sale l'ipotesi di affiancargli un direttore generale esterno. Il retroscena di Occhio di Lince.

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Caduta dei freni inibitori, che può consentirsi chi a 82 anni (li compie tra tre settimane) ha avuto tutto dalla vita? Può darsi che ci sia anche questo a spiegare l’uscita di Leonardo Del Vecchio, che senza peli sulla lingua ha dato dell’incapace e del velleitario a Carlo Messina, ad di Banca Intesa, per il suo tentativo – oggettivamente goffo – di scalata-non scalata alle Generali di qualche mese fa. «Non so come si faccia a fare questi discorsi da parte di un amministratore delegato, lo può dire un ragazzino al bar come se stesse parlando di Inter e Milan», ha detto senza mezzi termini il patron di Luxottica ai giornalisti accorsi per l’assemblea della multinazionale degli occhiali.

LA PREMEDITAZIONE DEL 'GRANDE VECCHIO'. Ma può essere solo 'libertà senile'? Del Vecchio è uomo troppo navigato per non sapere che cosa quelle parole avrebbero scatenato. Così, incuriosito, il vostro Occhio di Lince è andato guardare dietro le quinte di questo scontro senza precedenti. E ha visto due cose. La prima è la premeditazione del 'grande vecchio'. No, non gli sono scappate quelle battute a Del Vecchio. Ci aveva pensato. Voleva far male.

ARROCCO COMPATTO SU GENERALI. Perché? Intanto perché su Generali, di cui lui ha una quota del 3,19%, c’è un arrocco difensivo da parte del gruppetto di azionisti che erano pronti a mollare se Intesa avesse lanciato l’Opa: oltre a Del Vecchio, Francesco Gaetano Caltagirone e Marco Drago, capo delle De Agostini. Gli stessi che hanno assistito silenti, e in qualche caso complici, alla cacciata del direttore generale Alberto Minali, vero pilastro di Generali, che tra l’altro proprio in queste ore si è preso una bella rivincita, accettando l’offerta che gli è stata fatta di andare a fare, con pieni poteri, l’amministratore delegato di Cattolica Assicurazioni.

UNA GIRAVOLTA A DIFESA DI NAGEL. Costoro sono passati dalla posizione di chi avrebbe aderito all’Opas (mai avanzata) di Intesa su Generali – chiedevano 20 euro ad azione, ma si sarebbero accontentati di 18, forse anche 17 – lasciando Mediobanca al suo destino, a difensori di Albertino Nagel nella sua veste di socio forte del Leone di Trieste, tanto più ora che è diventato «distinto e distante» dal pigliatutto Vincent Bollorè (pare che Nagel e il bretone non si parlino da Natale).

Leonardo Del Vecchio, numero uno di Luxottica.

Ed è proprio Nagel, secondo quanto abbiamo potuto curiosare allungando occhi e orecchie, che avrebbe istigato Del Vecchio a sparare palle incatenate contro l’odiato Messina. E che tra Mediobanca e Intesa, e in particolare tra Nagel e Messina, non corra buon sangue è talmente risaputo che non c’è alcun bisogno che ve lo stia a raccontare. Insomma, a Del Vecchio non ha dato fastidio che Messina volesse scalare Generali, quanto che non abbia portato a termine il suo disegno, lasciando a bocca asciutta lui e i suoi amici.

UNA REAZIONE TROPPO VEEMENTE. Fin qui la provocazione del patron di Luxottica. Ma perché a fronte di questa uscita che per Messina sarebbe stato facile – e utile – archiviare semplicemente come inelegante, facendo il superiore di fronte a persona più anziana e chiudendo sul nascere l’incidente, l’amministratore delegato di Intesa ha reagito con puntiglio e livorosa veemenza, arrivando a dire che quelle di Del Vecchio sono «affermazioni diffamatorie a fronte delle quali reagirò nelle sedi opportune a tutela mia e della banca»?

NERVOSISMO ALLO SCOPERTO PER L'AD DI INTESA. Nella risposta a questa domanda c’è il secondo retroscena che il vostro Occhio ha visto in questa brutta vicenda. Ed è l’estremo nervosismo che caratterizza il numero uno di Banca Intesa in questa fase, ben al di là dell’attacco di Del Vecchio, che evidentemente ha comunque toccato un nervo scoperto.

MALUMORI PER L'ASSENZA DI CONFRONTO. Il fatto è che c’è un diffuso scontento tra i soci tradizionali di Intesa su Messina. Non tanto sui risultati, quanto per gli atteggiamenti e la scarsa disponibilità al confronto preventivo. Ecco, è proprio questo che gli viene imputato: di fare troppo di testa sua. Come nel caso di Generali. Naturalmente non troverete nessuno che esponga il suo scontento in modo pubblico. Ma c’è più di un interlocutore che ha sentito bofonchiare il 'grande vecchio' Giuseppe Guzzetti. Borbottii che sono arrivati alle orecchie di Messina, che ha reagito cumulando tensione.

LA NECESSITÀ DI AVERE UN DIRETTORE FORTE. Dove può portare tutto questo? Messina scade nel 2019, e non è facile dargli il benservito. Ma non sarei stupito se nei prossimi mesi emergesse la necessità di avere un direttore generale forte, con molte deleghe. E che fosse cercato fuori dal gruppo dirigente, ormai tutto di Messina con la sola eccezione di Gaetano Miccichè e i suoi. Capito, ora, perché Del Vecchio ha sparato e perché Messina ha reagito rabbiosamente?

(*) Con questo “nom de plume” scrive su Lettera43.it un protagonista e osservatore delle più importanti partite del potere politico ed economico-finanziario italiano.

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