Conf
VISTI DA VICINISSIMO 2 Maggio Mag 2017 1031 02 maggio 2017

Le ultime nomine sono lo specchio della crisi di Confindustria

Quella del peso piuma Dal Poz a capo di Federmeccanica è la più recente. Da Assolombarda alle unioni di Roma e Genova: faide e situazioni opache sono la norma. Ma Boccia tace. Il retroscena di Occhio di Lince.

  • ...

Come se non bastasse la vicenda del Sole 24 Ore, che si trascina senza che sia presa una decisione che una e sulla quale Confindustria ha toccato il fondo ben oltre l’immaginabile, ecco una serie di situazioni nelle diverse associazioni territoriali e di categoria che regalano un quadro della confederazione guidata da Boccia a dir poco disperante.

DAL POZ IN FEDERMECCANICA. L’ultima – che è ancora non è pubblica ma che il vostro Occhio di Lince vi svela – riguarda Federmeccanica, cioè la maggiore delle associazioni merceologiche. L’ultimo presidente nazionale è stato Fabio Storchi – un imprenditore reggiano di discreta levatura – che tra poco lascerà il posto all’uomo voluto da Boccia: il piemontese Alberto Dal Poz. Se andate su LinkedIn vedrete che egli stesso preferisce indicarsi principalmente come “Chairman of the Board at Fondaco Sgr”, piuttosto che a capo della Co.Mec. Spa, società che gli dà titolo (si fa per dire) a poggiare le terga sull’ambita poltrona.

NON C'ERA DI MEGLIO? Ora, è vero che Dal Poz è già vice di Storchi, ma è non meno vero che sia alla guida, con il fratello Giuseppe, di un’aziendina – nata nel 1995, opera nel settore della componentistica di precisione in lamiera stampata a freddo – che fattura 11 milioni e ha un organico di 70 addetti. Possibile che per la presidenza nazionale di Federmeccanica non ci fosse un imprenditore di altra stazza ed esperienza? Beh, povero Dal Poz, viene da difenderlo se si pensa che a capo della potente (ma lo sarà ancora?) Assolombarda ci è arrivato uno, Carlo Bonomi, che di dipendenti ne ha la bellezza di due. Non sto scherzando: guiderà un’associazione territoriale che rappresenta 5.766 imprese, per un totale di 335.229 dipendenti (leggi la risposta del suo ufficio stampa).

Pensate, cari e affezionati lettori, che il gotha del business meneghino si è diviso tra costui e il brianzolo Andrea Dell’Orto. Bonomi è stato voluto dal presidente uscente Gianfelice Rocca, su cui si possono avere tutte le opinioni del mondo, ma di certo rappresenta una delle famiglie industriali più forti e internazionali. Con lui anche nomi di peso confindustriali come Marco Tronchetti Provera e Diana Bracco. Per Dell’Orto si sono invece schierati Giorgio Squinzi ed Emma Marcegaglia. E si sono pure spaccati, quelli del salotto buono: Bonomi è passato per soli nove voti (82 a 73) di differenza, tanto che qualcuno suppone che la designazione fatta dal Consiglio generale di Assolombarda potrebbe anche essere sconfessata dal voto dell’assemblea, il 12 giugno. Roba da matti.

SE MILANO PIANGE, ROMA NON RIDE. D’altra parte, se Milano piange, Roma certo non ride. Anzi, si dispera. Qualche mese fa, per insistenza di Luigi Abete (ma chi glielo fa fare di sposare sempre le cause perse?) e di Maurizio Stirpe, che nella Confindustria di Boccia ha nientemeno che la delega a Lavoro e Relazioni Industriali, è stato eletto presidente di Roma (che ormai vuol dire Lazio, visto che quasi tutte le province laziali si sono unite con l’associazione della Capitale) Filippo Tortoriello.

IL CASO TORTORIELLO. Trattasi dello stesso Tortoriello che risulta essere il padrone di Gala, società del trading dell’energia quotata in Borsa (segmento Aim) che dopo aver perso un centinaio di milioni tra il 2015 e oggi (solo nel primo bimestre di quest’anno il rosso è stato di circa 15 milioni), ha chiesto il concordato preventivo in continuità. Lui, furbescamente, ha rinunciato alle deleghe di presidente, mantenendo però quella riguardante i rapporti istituzionali e con le Autorità di vigilanza, mollandole all’amministratore delegato Antonio Perfetti. Ma si è ben guardato dal rinunciare alla presidenza confindustriale.

Vincenzo Boccia, numero uno di Confindustria.

La cosa più incredibile è che la situazione era nota a tutti – e in particolare a Stirpe, che come padrone e presidente del Frosinone Calcio si è beccato da Gala negli anni ricche sponsorizzazioni della maglia – quando è stato nominato. Così come ora tutti in Confindustria sanno della richiesta di concordato – che tra l’altro difficilmente il tribunale accetterà nella formula “in continuità” – ma nessuno alza il dito per protestare. E Boccia, che come nel caso della vicenda Sole sembra dipendere in tutto e per tutto da Abete, tace.

E BOCCIA TACE. Allo stesso modo ha taciuto sulle dinamiche che hanno portato a Genova alla nomina di Giovanni Mondini, vicepresidente di Erg e parente di Edoardo Garrone, che di Boccia è stato un grande elettore. Osteggiato dal presidente uscente Giuseppe Zampini, che appoggiava Claudio Gemme, ex presidente di Anie, Mondini ha preso solo il 71% dei voti in assemblea e già si trova nei guai per la nomina dei vicepresidenti, tant’è che Fabrizio Ferrari è rimasto fuori e ha indotto aziende del calibro di Ansaldo Energia, Abb, Ansaldo Sts, Autostrade, Rina e Wtc a stare all’opposizione. Se vanno avanti così, gli attuali vertici di Confindustria si ritroveranno a fare i conti con una diaspora senza precedenti. Parola del vostro Occhio di Lince.

(*) Con questo “nom de plume” scrive su Lettera43.it un protagonista e osservatore delle più importanti partite del potere politico ed economico-finanziario italiano.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati