Tsipras Grecia
3 Maggio Mag 2017 0800 03 maggio 2017

Grecia, il nuovo accordo cambia tutto per non cambiare niente

C'è l'intesa con i creditori. Tra tagli alle pensioni e investimenti solo con risparmi al 3,7% del Pil. In attesa dell'alleggerimento del debito. L'economista Panaritis: «Solo un modo per evitare il default. Tsipras perde». 

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Dopo due anni e mezzo di governo, un memorandum firmato con i creditori, due intese raggiunte per ottenere nuovi aiuti a suon di misure fiscali restrittive, l’obiettivo primario con cui Alexis Tsipras si era candidato come leader della Grecia in crisi - la ristrutturazione del debito - ancora non si vede chiaramente. Deve essere discusso nell'Eurogruppo del 22 maggio 2017, chiamato ad approvare il nuovo accordo, e secondo l'esecutivo di Atene, potrebbe essere annunciata nei giorni seguenti. Eppure già nel maggio del 2016 i ministri delle Finanze e dell'Economia dell'Eurozona si erano impegnati a prendere misure per «l'alleggerimento del debito greco» nel caso di successo del programma di salvataggio «entro la metà del 2018».

LA COMMISSIONE UE ESULTA. Elena Panaritis - una carriera alla Banca mondiale, esperienza politica nel Pasok, ex capo negoziatore con il Fondo monetario internazionale (Fmi) per il governo di Syriza, non si aspettava «nulla di diverso», dice a Lettera43.it. L’intesa “preliminare” raggiunta nella notte tra i creditori e Atene è stata salutata come un successo dalla Commissione europea. Il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici ha dichiarato che questa seconda review «assicura il raggiungimento di obiettivi fiscali credibili». Ora «sta ai partner raggiungere un accordo sulla questione del debito greco nelle prossime settimane. È tempo di voltare pagina rispetto a questo lungo e difficile capitolo di austerity per il popolo greco. Adesso dobbiamo scrivere una nuova storia di stabilità, lavoro e crescita per la Grecia e per l'intera Area euro».

«PERSO POTERE NEGOZIALE». Ma secondo la studiosa ellenica «questo è semplicemente un altro accordo di intermezzo, che impedisce alla Grecia di andare in default. Ci sono voluti più di sei mesi per arrivare a un'intesa che è solo preliminare, abbiamo iniziato i negoziati a settembre e ora siamo a maggio. Tsipras e il suo governo hanno perso potere negoziale». E non poco. Per arrivare al taglio del debito, ma anche forse solo per ottenere l'accesso al Quantitative easing (Qe) e la riammissione dei bond greci sui mercati, il leader di Syriza ha firmato un patto che prevede il raggiungimento di un avanzo primario del 3,5% del Pil dal 2018 al 2021. E nel 2019 in Grecia, ricorda Panaritis, sono in programma le elezioni.

La discussione sulla tempistica è ancora aperta. Ed è cruciale. La parte dell'accordo dedicata alle politiche finanziarie prevede la stretta di bilancio fino al 2021 e poi un avanzo primario dell'1,5% negli anni a venire. Ma già per il 2018 serviva un aggiustamento dei conti dello 0,3% del Pil e quindi risparmi per 447 milioni di euro. Come ci arriverà Atene? Tagliando spese destinate al fondo sanitario nazionale, eliminando crediti di imposta per le espese mediche e anche su pensioni e stipendi, riducendo le detrazioni sui costi per il riscaldamento e per coloro che usufruiscono al reddito minimo garantito. E poi c'è il nodo delle pensioni da affrontare subito.

LE PENSIONI DIMINUITE FINO AL 18%. Tsipras ha ceduto anche sulla linea rossa: dalla riforma del sistema pensionistico deve ottenere un risparmio dell'1% del Pil che potrebbe essere assicurato ricalcolando in maniera retroattiva gli assegni già versati nel 2017 o riducendo le pensioni complementari. Complessivamente, secondo un funzionario del ministero del Lavoro di Atene, gli assegni pensionistici potrebbero essere ridotti fino al 18%, anche se in media la diminuzione sarà del 9%.

TRE ANNI DI TAGLI ALLA SPESA SOCIALE. A questo si aggiunge che nel triennio 2019- 2021 l'indicizzazione all'inflazione sarà sospesa. E poi ancora entro il 2020 l'esecutivo dovrebbe raccogliere entrate pari a un altro 1% del Pil attraverso una nuova riforma fiscale che abbassi le soglie di reddito delle aliquote. Ma il Fondo monetario la vorrebbe anticipare già nel 2019 per garantire il raggiungimento dei saldi di bilancio. Insomma, da qui al voto si aprono tre anni di nuovi tagli alla spesa sociale.

Le procedure per i licenziamenti collettivi saranno facilitate: diverranno effettivi dopo tre mesi dalla notifica del datore di lavoro

Il programma continua poi a insistere sulle privatizzazioni: prevede la vendita delle società energetiche pubbliche, la Hellenic Petroleum e la Public power corporation e la quota principale della società nazionale del gas, come le utility che si occupano dei servizi idrici di Atene e Tessalonica e l'aeroporto internazionale della Capitale.

ALZATO IL QUORUM PER GLI SCIOPERI. In arrivo anche nuovi interventi sul mercato del lavoro: le procedure per i licenziamenti collettivi saranno facilitate: diverranno effettivi dopo tre mesi dalla notifica del datore di lavoro. Le consultazioni con i lavoratori dureranno un mese. E il quorum per indire uno sciopero sarà alzato. L'intesa fa riferimento alle politiche attive - la riconversione dei lavoratori a spese dell'azienda -, ma da realizzare su base volontaria.

Gli investimenti sono vincolati: nel 2019 e nel 2020 la Grecia deve non solo raggiungere gli obiettivi di risparmio, ma superarli di almeno lo 0,2%

Come compensazione l'accordo prevede la possibilità di spese per la crescita pari all'1% del Pil, con misure dettagliate una per una. Ma secondo il portale Macropolis, osservatorio economico-politico comparabile alla nostra Lavoce.info, gli investimenti sono vincolati: nel 2019 e nel 2020 la Grecia deve non solo raggiungere gli obiettivi di risparmio, ma superarli di almeno lo 0,2%. In sostanza in quel biennio Atene dovrebbe accantonare ogni anno il 3,7% della ricchezza nazionale.

TANTE MISURE RESTANO IN ATTESA. Solo a quel punto l'esecutivo potrebbe, tra le altre cose, abbassare di due punti l'aliquota sulla fascia di redditi più bassa, ridurre di tre punti le tasse alle imprese, abbassare il prelievo di solidarietà, aumentare la spesa per le mense nelle aree con alta disoccupazione, prevedere benefici sugli alloggi per le fasce più deboli, aumentare il numero degli asili, diminuire il ticket sui medicinali e investire in infrastrutture pubbliche.

Atene, Piazza Syntagma

«​La crescita, gli investimenti per una generazione senza reddito la ristrutturazione del debito: questo ci voleva secondo tutti gli economisti con un po' di logica», osserva l'economista e consulente governativa. «Alla Commissione sanno che hanno dimostrato di aver avuto difficoltà a gestire la Grecia, che vale solo il 2% del Pil dell'Ue. E soprattutto dopo la Brexit e con la Le Pen al ballottaggio in Francia vogliono lanciare un messaggio politico. Ma la sostanza non cambia: è un cambiare tutto per non cambiare niente, come scriveva il vostro Tomasi di Lampedusa ne Il Gattopardo».

PRIVATIZZAZIONI? MA AL PUBBLICO. Ormai, secondo Panaritis, in Grecia è rimasta una sola cosa che funziona: il turismo. «Il programma di privatizzazioni, a cui io ero favorevole, si è tradotto nella vendita delle ferrovie greche alla ferrovie italiane sotto controllo pubblico. E per appena 40 milioni di euro. O con la vendita di 14 aeroporti regionali alla società Fraport, che ha come maggiori azionisti la super utility di Francoforte sul Meno e lo Stato dell'Assia. Insomma, queste sono privatizzazioni?».

«UN PAESE DIVENUTO POVERO». «La verità», prosegue la studiosa, «è che il problema dei conti ellenici è stato creato nel settore pubblico, mentre a livello di debito privato la Grecia era il Paese con il livello più alto dei risparmi in Europa. Già da sei anni non produciamo più reddito e quindi stiamo dilapidando tutti i risparmi privati. Abbiamo alzato la pressione fiscale e i cittadini la pagano attingendo ai loro risparmi, pensioni in primis. Abbiamo una popolazione anziana, perdiamo 170 cittadini al giorno nella bilancia tra nuovi nati e decessi. E il 50% della disoccupazione è giovanile. Questo è lo squilibrio di un Paese che non ha più classe media, che è divenuto un Paese povero».

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