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4 Maggio Mag 2017 0800 04 maggio 2017

La rivoluzione low cost di Air France

La compagnia transalpina lancia Boost. Con un triplice obiettivo: ridurre i costi elevati del personale, sfidare RyanAir & co e fare più soldi con il lungo raggio. Quello che non riescono a fare ad Alitalia.

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Frenare l’aggressività delle low cost per tornare a guadagnare anche sul point to point. Ridurre il costo del lavoro, togliendo alla casta dei piloti gli ultimi privilegi e un certo potere d’interdizione sulle scelte aziendali. Dimostrare che si può essere competivi sulle tratte internazionali anche contro la politica allfrills dei ricchi e lussuosi vettori degli emirati. Tutto quello che sta provando a fare Alitalia sta riuscendo all’ex alleato Air France.

UN DECENNIO IN ROSSO. La compagnia alla quale Romano Prodi voleva vendere nel 2008 la Magliana non se l’è passata bene nell’ultimo decennio. Ha inanellato bilanci in rosso, riuscendo soltanto negli ultimi anni a fermare l’emorragia dei ricavi (24,846 milioni di euro all’anno). Soprattutto l’alleanza mondiale che capeggia, la Skyteam, ha dovuto cedere a Star Alliance (Lufthansa) il primato sui cieli globali. Eppure i francesi potrebbero riuscire per primi (se si fa eccezione per gli esperimenti di Norwegian) a creare una low cost di lungo raggio. Passaggio necessario per rimescolare le carte su un mercato destinato a pagare sia la recrudescenza terroristica sia l’aumento del prezzo del petrolio.

APPOGGIO DEI SINDACATI. Jean-Marc Janaillac, ceo di Air France, ha inviato nelle scorse ore ai sindacati la bozza di quella che in codice si chiama Boost. Rispetto al suo predecessore de Juniac, ha avuto l’accortezza di concordare la creazione della nuova compagnia con i rappresentanti dei lavoratori, i quali entro fine maggio dovranno dare il loro via libera. Per ora c’è quello dei piloti. Ma senza l’assenso delle altre maestranze la nuova struttura non vedrà mai la luce.

Jean-Marc Janaillac, ceo di Air France.

Il progetto spinge il vettore in un terreno sconosciuto, in un’area grigia tra compagnia tradizionale e quelle a buon mercato. Intanto Boost diventa una controllata di Air France, che dalla casa madre si vede trasferire personale, al quale viene riconosciuto diverso trattamento. Ai piloti viene tagliato l’1,5% dello stipendio e al personale di volo il 15. Ma la vera novità sta nella turnazione, nell’ottimizzazione delle cabine, nella rotazione che riduce i riposi e i tempi di atterraggio e decollo degli aerei, seguendo lo schema seguito dalle low cost. In pratica si lavora di più a meno.

AIRBUS VS BOEING. Janaillac ha predisposto una flotta di 18 aeromobili sul medio raggio e 10 sul lungo raggio. Soprattutto nel primo caso si è affidato agli A330, nell’altro agli A350. La scelta non è causale, perché fa entrare nel segmento low cost, che invece preferiscono Boeing, il costruttore Airbus. Il che potrebbe garantire ai francesi prezzi migliori in futuro sui nuovi ordinativi o sul rinnovo dei leasing. Questo tipo di macchine fa ipotizzare che Air France provi – abbassando i costi e con un marketing più aggressivo – a conquistare traffico sulle rotte point to point o quelle verso il Medio Oriente, dove perde il grosso dei ricavi. Il tutto, chiaramente, con tariffe più basse, pochi frills, ma comunque servizi migliori rispetto alle varie RyanAir o Easyjet.

PRIVILEGI DI UN EX MONOPOLISTA. Gli analisti però dicono che decisivi nella guerra contro i low cost saranno i privilegi che una compagnia di bandiera può ancora vantare rispetto ai concorrenti, come le priorità negli slot o la possibilità di avere maggiore peso nei principali hub. Non a caso la base di armamento di Boost sarà il parigino Charles De Gaulle. Una forza “politica” che ora Janaillac potrebbe far valere anche negli scali regionali, che hanno visto un incremento del traffico dei piccoli gestori.

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