Banche
7 Maggio Mag 2017 1200 07 maggio 2017

Crediti deteriorati, tutti i problemi nel "fare il prezzo"

Le banche italiane hanno in pancia oltre 320 miliardi di euro di prestiti non performanti (Npl). Ma a stabilire il loro valore sono i compratori. Anche per colpa dell’incompetenza degli istituti. L'analisi su pagina99.

  • L'ALIENO GENTILE
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Quanto costa un litro di latte? È una classica domanda usata per far inciampare i politici nella loro distanza dal mondo reale. Ma quanto costa un Npl (Non performing loan, crediti deteriorati)? Questa è una domanda che dovrebbe farne inciampare molti di più. Il fatto è che la risposta non la sa nessuno.

DIVERSE TIPOLOGIE DI NPL. Il prezzo di un bene è tanto più certificato quanto più il bene è definito ed è ampio il suo mercato. Un litro di latte, distribuito in migliaia di supermercati, ha acquisito un “suo” prezzo, effetto della concorrenza, e della adeguata applicazione di costi e ricarichi. Per gli Npl la storia è molto diversa: le banche italiane ne hanno una quantità molto elevata (oltre 320 miliardi di euro) e di diverse tipologie: ci sono i crediti incagliati e quelli in sofferenza, ci sono quelli con garanzia sottostante e quelli senza. Poi ci sono i settori di provenienza: servizi e costruzioni sono caratterizzati dai trend peggiori, con crescita dei Npl rispettivamente a +480% e +601% dal 2009 al 2016.

I passaggi di mano degli Npl, sul mercato, sono esigui: nel primo trimestre 2017 sono stati realizzati accordi per 2,8 miliardi: erano 4,8 nel primo trimestre 2016

A dispetto della enorme quantità di crediti deteriorati esistenti, i passaggi di mano, sul mercato, sono esigui: nel primo trimestre 2017 sono stati realizzati accordi per 2,8 miliardi di euro rispetto ai 4,8 del primo trimestre del 2016 (-41,6%). Nello stesso periodo del 2015 ci furono operazioni per 1 miliardo. Per facilitare le banche nella possibilità di alleggerire i propri bilanci da questa zavorra lo Stato italiano ha introdotto le Gacs, ovvero uno schema di garanzia pubblica per crediti cartolarizzati. Il successo delle Gacs è stato quasi nullo: sono state utilizzate una sola volta nell’arco degli ultimi 12 mesi.

FONDO ATLANTE ARENATO. Per alimentare il mercato degli Npl è stato poi creato il fondo Atlante, destinato a sostenere gli aumenti di capitale delle banche e a comprare crediti deteriorati per farne salire il prezzo. Purtroppo il fondo Atlante si è arenato nel coprire interamente gli aumenti di capitale della Banca popolare di Vicenza e di Veneto Banca, bruciando di fatto le sue già poche risorse. Avrebbe comunque potuto spostare di poco il risultato: il prezzo medio delle operazioni su Npl chiuse nel 2017 è stato inferiore al 10% del valore nominale.

Le banche sono obbligate a vendere, per alleggerire i propri bilanci e per le regole imposte dalla Bce, mentre nessuno è obbligato a comprare

Tra i motivi dello scarso valore dei crediti deteriorati italiani ci sono anche i tempi della giustizia per la risoluzione delle controversie. Tuttavia c’è soprattutto una dinamica di mercato: le banche sono obbligate a vendere, da una parte per alleggerire i propri bilanci, dall’altra per le regole imposte dalla Banca centrale europea (Bce), mentre nessuno è obbligato a comprare. Chiaramente il prezzo viene determinato dal compratore, in queste condizioni, garantendo lauti affari a chi sa gestire i rapporti problematici e ha acquisito competenze nel recupero crediti.

ANAGRAFE DEI CREDITI DISOMOGENEA. Se la ripresa economica prendesse un minimo vigore la situazione potrebbe migliorare, e se le autorità europee concedessero un po’ più di margine potrebbe diventare più semplice, per le banche, “intercettare” la ripresa. In ogni caso dovrebbero al più presto rendere omogenea l’anagrafe dei crediti, che sono registrati in modo diverso da ciascun intermediario, spesso con archivi non digitalizzati. Questo fa allungare i tempi di gestione delle pratiche e rende disomogenee le operazioni a seconda dell’intermediario, contribuendo a rendere fumosa la determinazione di un prezzo.

ORGANIZZAZIONE FARRAGINOSA. Gli operatori specializzati in Italia ci sono, ma al momento godono di condizioni asimmetriche nei loro rapporti con le banche, rese troppo deboli dalla loro farraginosa organizzazione interna, dai regolamenti stringenti, dalle avverse condizioni di mercato e dalla mancanza di divisioni dotate di sufficiente staff adeguatamente remunerato. Per alcuni di questi aspetti le stesse banche potrebbero fare di più.

Questo articolo è tratto dal nuovo numero di pagina99, "il Quinto Stato che si mangia il mondo", in edicola, in digitale e in abbonamento dal 5 all'11 maggio 2017.

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