Alitalia
10 Maggio Mag 2017 1913 10 maggio 2017

Alitalia, la coperta corta degli ammortizzatori sociali

Risorse per le tutele di 1.500 lavoratori. Su un totale di 12 mila. Ora Renzi studia un piano da 3 mila licenziamenti. Lufthansa ne chiede 5 mila. Mentre il fondo che copre 6 mila dipendenti è a rischio. I conti.

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Il governo ha un motivo in più per salvare Alitalia: ci sono risorse sufficienti per pagare gli ammortizzatori sociali soltanto per 1.500 lavoratori della compagnia. Un numero incommensurabilmente basso rispetto ai dipendenti totali (12 mila). Ma anche in relazione alle ipotesi che circolano su nuovi esuberi. La piattaforma bocciata dai lavoratori prevedeva che 970 dipendenti si alternassero in cassa integrazione. Mentre nel piano scritto dall’ultimo amministratore delegato Cramer Ball le uscite erano 2.037.

LUFTHANSA VALUTA. Nelle ultime ore, invece, rimbalzano voci che anche nel progetto studiato direttamente da Matteo Renzi i licenziamenti siano almeno 3 mila, mentre Lufthansa starebbe valutando un suo intervento soltanto con una riduzione di 5 mila unità. In ogni caso maestranze che andranno tutelate.

BOERI DIEDE L'ALLARME. Il primo a lanciare l’allarme fu il presidente dell’Inps, Tito Boeri: «Se ci dovessero essere degli esuberi importanti è chiaro che questo avrà effetto sull’accesso agli ammortizzatori», disse l’economista all’inizio di aprile. Poi nei giorni successivi, con il peggiorare della situazione, arrivarono ai sindacati le prime conferme da parte del ministero del Lavoro e dello stesso istituto di previdenza: il sistema degli ammortizzazioni sociali può sostenere soltanto altri 1.500 lavoratori. Con numeri più ampi servirebbe un finanziamento straordinario, altrimenti sarebbero a rischio già i 6 mila lavoratori del settore che sono in solidarietà, cassa integrazione o disoccupazione.

Il fondo che copre 6 mila lavoratori è finanziato soprattutto dai tre euro prelevati ai passeggeri su ogni biglietto in partenza: misura straordinaria che finirà nel 2018

Nel 2008, quando entrarono in gioco i capitani coraggiosi, 5 mila dipendenti ottennero un paracadute di sette anni. Sei anni dopo, con l’arrivo degli emirati di Etihad, oltre 2 mila lavoratori riuscirono a strappare quattro anni di Cig anche sfruttando il neonato assegno di ricollocamento. All’ultimo giro di trattative azienda e ministero del lavoro hanno messo sul tavolo il ricorso alla cassa integrazione straordinaria per un massimo di due anni e altri due anni coperti dal sussidio di disoccupazione Naspi. Assegni che avrebbero potuto raggiungere il 70% dell’ultimo stipendio grazie all’integrazione del Fondo di solidarietà del settore. Quello che oggi è a rischio.

GETTITO DA 220 MILIONI L'ANNO. Il fondo oggi copre circa 6 mila lavoratori del comparto aereo, tra i quali un migliaio di ex dipendenti Alitalia e almeno 3 mila che hanno perso il posto. A finanziarlo sono soprattutto i tre euro prelevati ai passeggeri su ogni biglietto in partenza, che garantiscono un gettito di circa 220 milioni euro all’anno. «Ma il governo», dice Nino Cortorillo, leader nazionale della Filt Cgil, «ci ha già fatto sapere che considera l’esperienza del prelievo straordinario finita nel 2018. E non intende prorogarlo. Il che rende la situazione ancora più preoccupante, visto che la capienza del fondo è ormai vicina alla saturazione».

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