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10 Maggio Mag 2017 2048 10 maggio 2017

Banca Etruria, cinque anni tra crisi e commissariamento

Nel 2012 la pulizia del portafoglio crediti e il rosso per 186 milioni di euro. Poi l'offerta fallita di Vicenza, la riforma delle banche popolari di Renzi, la gestione straordinaria e la vendita a Ubi. Le tappe.

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Banca Etruria, ora passata a Ubi Banca assieme a Banca Marche e Carichieti, è un istituto che ha base ad Arezzo, fondato nel 1882 come banca popolare. Per quasi 30 anni sotto la presidenza di Elio Faralli, che lasciò nel 2009 a 88 anni, la banca iniziò a mostrare difficoltà nel 2012, quando gli organi di vigilanza impongono una pulizia del portafoglio crediti e l'anno si chiuse in rosso per 186 milioni di euro.

ESTATE 2013: aumento capitale da 100 milioni. L'istituto lancia un rafforzamento patrimoniale che viene sottoscritto.

DICEMBRE 2013: nuova scure Bankitalia su crediti, serve partner. La vigilanza chiede rettifiche sui crediti per 80 milioni di euro e il cda decide di avviare un processo di integrazione e di aggregazione. Il 2013 si chiude in perdita per 70 milioni.

FEBBRAIO 2014: La Popolare di Vicenza si dice interessata.

MAGGIO 2014: La Popolare di Vicenza lancia l'offerta.

GIUGNO 2014: L'offerta della Vicenza fallisce a fronte delle resistenze di enti locali (Comune e Provincia) e istituzioni di Arezzo e della mancata pronuncia del cda di Etruria. Ad agosto la banca decide di avviare il processo di trasformazione in spa.

NOVEMBRE 2014: Bankitalia multa i vertici fra cui il padre del ministro Boschi, vicepresidente dell'istituto.

GENNAIO 2015: Il governo Renzi decide di presentare la riforma delle banche popolari per imporre la trasformazione in spa delle maggiori, fra cui Etruria. I titoli volano in Borsa.

11 FEBBRAIO 2015: Commissariamento. Il Mef, su proposta di Bankitalia, dispone l'amministrazione straordinaria della banca per «gravi perdite del patrimonio».

AUTUNNO 2015: Il Fondo interbancario di tutela depositi, alimentato dal sistema bancario, studia l'acquisizione di Etruria-Marche-Chieti e Ferrara ma le autorità Ue bloccano l'operazione giudicandolo 'aiuto di Stato'

22 NOVEMBRE 2015: Decreto di risoluzione del governo. All'istituto assieme a Banca Marche, Carichieti e Ferrara viene applicata la direttiva Ue Brrd con l'azzeramento degli azionisti e degli obbligazionisti e l'assunzione di perdite da parte del Fondo di risoluzione pagato dal sistema bancario. Il governo annuncia la creazione di un fondo di 'ristoro' pagato sempre dalle banche per risarcire i truffati.

2016: le quattro banche vengono messe in vendita. La prima asta si conclude però a luglio con offerte, da parte di fondi internazionali, ritenute "irregolari" dal Fondo di risoluzione che fa capo alla Banca d'Italia e alimentato con i contributi di tutte le banche. La procedura viene riaperta in maniera negoziata ma le le due offerte rimaste sono giudicate insufficienti. Vengono aperte trattative con Ubi.

GENNAIO 2017: Si concludono le trattative con Ubi con la cessione delle tre banche (Carife va alla Bper) a un prezzo simbolico di 1 euro. Per il Fondo di Risoluzione il passivo 2016 è di 2,69 miliardi di euro.

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