Giovani Bonus 500 Euro
13 Maggio Mag 2017 0800 13 maggio 2017

Le nostre vite agiate senza soldi da spendere

Alta educazione, consumi da benestanti ma buste paga povere: così i giovani transclasse vanno oltre le loro possibilità. Consumando i patrimoni familiari e alimentando la compressione dei salari.

  • RAFFAELE ALBERTO VENTURA
  • ...

Il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali definisce nella sua ultima edizione (DSM-V) il concetto di “disforia di genere” come la sensazione che hanno certi individui di non appartenere al genere sessuale che viene loro socialmente attribuito in base all’anatomia. Ma c’è un altro curioso disturbo dell’identità, di cui non parlano i manuali, che affligge il ceto medio nei Paesi sviluppati: potremmo parlare di una “disforia di classe”. E cioè uno sfasamento tra la propria condizione sociale – cultura, abitudini e aspirazioni – e le risorse economiche necessarie per finanziarla.

I NUOVI POVERI IPER-ISTRUITI. Se esistono uomini prigionieri in corpi di femmina e donne prigioniere in corpi di maschio, i cosiddetti transgender, esistono anche borghesi prigionieri in corpi di proletario e proletari prigionieri in corpi di borghese, dei veri e propri transclasse. In un libro del 2014 (Les Transclasses ou la Non-Reproduction) la filosofa Chantal Jaquet analizzava la traiettoria di questi individui, pur considerandola come una mera eccezione alla rigide regole del determinismo sociale. E se invece la loro condizione fosse proprio la regola in questi tempi di crisi? I transclasse sono il segno di una società a forte mobilità, ma oggi si tratta perlopiù di una mobilità discendente. Il problema non sono i nouveaux riches che non sanno tenere forchetta e coltello al ristorante (non ci formalizziamo) ma i nouveaux pauvres ridotti in miseria perché l’unica cosa che hanno imparato a fare è glossare Heidegger o depolarizzare un fascio di antiprotoni.

I transclasse sono il segno di una società a forte mobilità, ma oggi si tratta perlopiù di una mobilità discendente

Il sistema educativo, come scriveva Ivan Illich negli anni Settanta, insegna a «pensare da ricchi e vivere da poveri», così consegnando gli individui alla dolorosa disforia tra un’identità borghese e una realtà ben diversa. I cosiddetti Millennials, nati tra il 1978 e il 1999, hanno studiato, hanno sperato, hanno investito e continuano a investire per garantirsi un inserimento professionale all’altezza delle loro aspirazioni; eppure non ci sarà spazio per tutti.

CONDANNATI AL DECLASSAMENTO. In assenza di un nuovo miracolo economico, gran parte di questa generazione è semplicemente condannata al declassamento. Come se non bastasse, alla crisi si aggiungono gli effetti perversi dei tentativi di salvarsi dalla crisi – insomma gli effetti perversi della disforia. I patrimoni accumulati nel Dopoguerra si erodono progressivamente andando a finanziare la lotta di tutti contro tutti per restare nel ceto medio, mentre questa stessa competizione fratricida tira verso il basso i redditi da salario come in un’asta al ribasso per vendersi al miglior offerente.

IL PATRIMONIO, ARMA CONTRO IL REDDITO. “Pagare per lavorare” (o per sperare di lavorare) è diventata la regola in una società in cui per molti resta più facile accedere al credito che accedere a una posizione. Incapaci di coordinare le nostre scelte individuali e impegnati in una corsa all’armamento formativo degna della Guerra Fredda, ci si avvia tutti assieme verso una “Mutua Assicurata Distruzione” o meglio un “Mutuo Assicurato Declassamento”. Chi l’avrebbe mai detto: il problema della nostra classe media è precisamente che è troppo ricca. E questo la condanna alla povertà. Al cuore di questa economia disfunzionale dello status, il patrimonio è diventata un’arma contro il reddito.

“Pagare per lavorare” è diventata la regola in una società in cui per molti resta più facile accedere al credito che accedere a una posizione

È questo il paradosso di una classe che, in merito alla propria condizione, s’illude doppiamente: inconsapevole del proprio relativo privilegio, piange miseria per il magro reddito senza tenere conto del patrimonio che la sostiene; incapace di derogare ai propri valori borghesi, finirà per esaurire ogni riserva patrimoniale senza riuscire ad adattare le proprie aspettative al reddito effettivo.

Nel frattempo ci si adatta emigrando oppure regolando la propria demografia. È questo il destino di un ceto medio che ha creduto di poter diventare classe agiata e si ritrova oggi classe disagiata, incapace di fare i conti con il reale. Nello specchio, continuiamo a vederci come dei giovani promettenti, con le nostre lauree, i nostri seni finti e il rossetto.

Questo articolo è tratto dal nuovo numero di pagina99, "guadagni 50 mila euro? in Italia sei ricco", in edicola, in digitale e in abbonamento dal 12 all'18 maggio 2017.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso