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17 Maggio Mag 2017 1301 17 maggio 2017

Fca, l'Ue apre la procedura di infrazione contro l'Italia

La Commissione apre la procedura di infrazione contro il nostro Paese. Il motivo? Non aver sanzionato Torino sulle emissioni della 500X. Delrio nega che la Fiat abbia utilizzato devices illegali. E allora perché la società ha ricalibrato i modelli? 

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Scontro aperto tra ministero dei Trasporti italiano e la Commissione europea sul caso Fca. L'esecutivo europeo ha aperto una procedura di infrazione nei confronti dell'Italia perché è convinta che la Fiat Chrysler abbia usato dei devices illegali per abbassare la quantità di emissioni di CO2 prodotte dai propri veicoli. E quindi mette in dubbio che il governo italiano abbia adottato le misure correttive e imposto le dovute sanzioni alla società. E dà due mesi di tempo al governo per dare chiarimenti sulla questione.
L'Italia per ora è stata messa in mora per una mancanza di controllo sulle emissioni del gruppo automobilistico. In base alle regole Ue, infatti, spetta alle autorità nazionali verificare che un tipo di automobile soddisfi tutte le norme prima che siano vendute. Qualora un costruttore di automobili violi gli obblighi normativi, le autorità nazionali devono adottare misure correttive (come ordinare un richiamo) e applicare sanzioni effettive, proporzionate e dissuasive stabilite nella legislazione nazionale.

IL CASO SOLLEVATO DAL MINISTERO TEDESCO. Il caso è nato dalla denuncia del ministero tedesco che ha portato a conoscenza della Commissione, nel contesto del processo di mediazione tra Italia e Germania richiesto dal Ministero dei Trasporti di Berlino nel settembre 2016 sulle le emissioni di ossidi di azoto (NOx) prodotte dal modello Fiat 500X omologato dall'Italia. La normativa Ue vieta l'uso di impianti di manipolazione come software, timer o finestre termiche, che conducono a un aumento delle emissioni di NOx al di fuori del ciclo di prova, a meno che essi non siano necessari per proteggere il motore da eventuali danni o avarie e per garantire un funzionamento sicuro del veicolo. Come la Commissione ha più volte evidenziato, questa è un'eccezione al divieto e come tale va interpretata in maniera restrittiva. La Commissione chiede ora formalmente all'Italia di dare una risposta alle sue preoccupazioni circa l'insufficiente giustificazione fornita dal costruttore in merito alla necessità tecnica - e quindi alla legittimità - dell'impianto di manipolazione usato e di chiarire se l'Italia è venuta meno al suo obbligo di adottare misure correttive per quanto riguarda il tipo di veicolo FCA in questione e di imporre sanzioni al costruttore di automobili. Ora l'Italia ha due mesi di tempo per rispondere, o proseguirà la procedura d'infrazione.

ESCLUDIAMO USO DI DEVICE ILLEGALI. Ma il ministero dei Trasporti contesta il ragionamento di fondo: «Contrariamente a quanto dichiarato dai vostri uffici, le autorità italiane hanno escluso fin dall'inizio la presenza di dispositivi illegali sui modelli Fiat sia nelle versioni originali sia in quelli ricalibrati. Durante il processo di mediazione abbiamo sottolineato che Fca ha avviato volontariamente una campagna di ricalibratura a febbraio 2016 per migliorare le performance delle emissioni, ben prima che la Germania ci informasse dei risultati emersi dai loro test». Il ministro Delrio conclude infine che: «Considerato che dopo la fine del processo di mediazione, dagli uffici della Commissione non abbiamo ricevuto nessuna richiesta di ulteriori informazioni rispetto a quelle già fornite nei mesi precedenti». Per questo, Roma ha chiesto di rimandare l'avvio della procedura di infrazione. Richiesta che la Commissione ha rispedito al mittente.

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