Cnel Villa Lubin
18 Maggio Mag 2017 0800 18 maggio 2017

Cnel, il piano di Gentiloni per chiudere il dossier

Il governo è pronto a varare una leggina per sabotare il ricorso dei consiglieri, che vogliono stipendi arretrati per 4 milioni. Saranno ridotti al minimo i poteri dell'ente. E i componenti scenderanno da 64 a 20.

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Matteo Renzi voleva cancellarlo con il referendum del 4 dicembre scorso. Paolo Gentiloni, invece, dovrà accontentarsi di una leggina per portare l’ente di villa Lubin verso una lenta eutanasia. A Palazzo Chigi vogliono chiudere velocemente il dossier Cnel, diventato negli ultimi anni l’emblema di ogni ente inutile, tanto che la riforma costituzionale bocciata ne prevedeva l’abolizione. Un dossier sempre più imbarazzante da quando i pochi componenti ancora in carica (22 su 64) avrebbero spinto il neopresidente Tiziano Treu a promuovere un contenzioso per ottenere gli emolumenti non elargiti negli ultimi tre anni. Si punterebbe a un risarcimento pari a circa 4 milioni di euro.

DISINNESCARE IL RICORSO. Innanzitutto la presidenza del Consiglio lavorerebbe per disinnescare il ricorso. Nella leggina si dovrebbe chiarire il principio espresso nella Finanziaria del 2015, che ha poi spinto il ministero dell’Economia ad abrogare i compensi ai consiglieri (25 mila euro all’anno), ai vicepresidente (45 mila euro) e al presidente (215 mila euro). In sostanza, verrà ripetuto che da organi consultivi come il Cnel non possono derivare oneri per lo Stato. Ma è presto per dire se questo basterà a bloccare le pretese degli attuali consiglieri.

I COMPITI DATI DALLA COSTITUZIONE. Sempre nella norma dovrebbe essere ristretto il perimetro dell’ente. L’articolo 99 della Costituzione (condizione che blinda l’organismo e lo rende riformabile soltanto con legge con procedura rafforzata) lo aveva eletto a luogo della concertazione tra governo e parti sociali. Gli aveva dato il potere di «contribuire alla elaborazione della legislazione economica e sociale», anche con proposte di legge e pareri. Strumenti mai utilizzati appieno, come dimostra il fatto che dalla sua fondazione il Cnel ha sfornato soltanto 14 proposte di legge (mai però approvate dal parlamento) e 970 pareri.

Il governo vuole mantenere a villa Lubin solo poche attività, come l’archivio dei contratti e la verifica della rappresentatività delle parti sociali

Il governo Gentiloni vorrebbe mantenere a villa Lubin soltanto poche attività come l’archivio dei contratti e la verifica della rappresentatività delle parti sociali. Decurtato anche il numero dei componenti: da 64 si scenderebbe a 20 o 15, per i quali non sarebbe previsto alcun emolumento. Ancora da decidere in quale provvedimento – non è esclusa la stessa manovrina – entrerà il testo sul Cnel. Ma il destino sembra segnato, dopo che la Camera ha di fatto bocciato la proposta di autoriforma arrivata proprio da villa Lubin.

CONFINDUSTRIA LICENZIA NAPOLEONI. Intanto le parti sociali che indicano i componenti (le associazioni imprenditoriali, i sindacati e i rappresentanti della cooperazione) avrebbero deciso di non reintegrare i membri che si sono dimessi quando l’ente sembrava destinato a morte certa. Hanno però deciso di aspettare l’avvio della prossima consiliatura e intanto stanno raccogliendo e vagliando le candidature. A quanto pare Confindustria è pronta a escludere Dario Napoleoni, l’attuale vicepresidente vicario che negli ultimi anni ha guidato i consiglieri – non a caso ribattezzati “gli ultimi giapponesi” – che non si sono dimessi e hanno tenuto in piedi l’organismo. Anche se in stato comatoso.

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