Draghi, crisi Eurozona è alle spalle
18 Maggio Mag 2017 2117 18 maggio 2017

Draghi: «La crisi economica è alle spalle»

Il presidente della Bce professa ottimismo: «La maggioranza dei cittadini favorevole all'Unione è tornata a far sentire la sua voce».

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«La crisi è ora alle nostre spalle». Mario Draghi lancia il più forte messaggio di ottimismo sull'economia dell'Eurozona dall'inizio del suo mandato alla Bce e rinfrancato dall'esito delle elezioni politiche in Francia rilancia l'integrazione europea: «Ora la maggioranza silenziosa ha ritrovato la sua voce, il suo orgoglio e la fiducia in se stessa». All'università di Tel Aviv, in Israele, dove ha ricevuto un dottorato honoris causa, Draghi ha fatto il punto sull'economia, forte di una crescita doppia degli Usa nel primo trimestre dopo il sorpasso avvenuto nel 2016.

«LA RIRESA È SOLIDA». «La ripresa dell'Eurozona è solida e sempre più ampia fra i Paesi e settori» economici, con «5 milioni di impiegati in più rispetto al 2013». Segnali di ottimismo che si accompagnano al rilancio del progetto europeo da parte dell'istituzione, la Bce, forse più attiva di tutte nella difesa e rafforzamento dell'euro degli ultimi cinque anni: c'è «un'onda crescente di energia nel chiedere un'azione unitaria europea. L'Ue e l'euro hanno sempre avuto il sostegno della maggioranza dei cittadini europei, ma spesso si sentiva solo una opposizione rumorosa».

«LA MAGGIORANZA SILENZIOSA RITROVA VOCE». Ora, dice Draghi forte della vittoria di Macron in Francia e del voto in Olanda, con un voto pro-Europa praticamente assicurato in Germania e il ritorno dell'asse franco-tedesco (la principale incognita rimane l'Italia), «la maggioranza silenziosa ha ritrovato la sua voce, il suo orgoglio e la fiducia in se stessa». Era tempo che Draghi non parlava con toni così "politici" ed è l'occasione per chiamare i Paesi all'azione: ora bisogna affrontare le riforme strutturali, eterne incompiute, e le sfide poste non solo dall'architettura dell'Unione economica e monetaria incompleta, ma anche da migrazioni, difesa comune, sicurezza: lo si può fare - dice Draghi - «solo mettendo insieme sovranità».

OTTIMISMO DELLA BCE. Se l'ottimismo di Draghi sulla ripresa lascia intravedere un possibile segnale di cambio di marcia alla riunione di giugno sulle politiche della Bce, va ancora più in questa direzione la presa di posizione di Benoit Coeuré: il consigliere esecutivo della Bce, alla Reuters, ha avvertito del rischio di una «eccessiva gradualità» nel cominciare a ritirare le misure straordinarie di Francoforte. Già a fine marzo l'economista francese aveva detto che mettere in discussione l'attuale tabella di marcia, che prevede di terminare prima il 'quantitative easing' e poi rialzare i tassi, non è un «tabù». Oggi torna su quel tasto, dichiarando che non si tratta di una decisione «incisa nella pietra».

INCOGNITA QUANTITATIVE EASING. È chiaro che la discussione nel consiglio Bce si sta vivacizzando in vista dell'appuntamento dell'8 giugno a Tallinn, dove si potrebbe indicare un'inversione di marcia in arrivo, e ancor più della decisione da prendere entro fine anno sul futuro del 'quantitative easing'. Lo rivelano gli stessi verbali della riunione di fine aprile a Francoforte: il consenso sul fatto che i rischi sono scesi ulteriormente da marzo è «generale», non unanime, con alcuni Paesi più deboli che ritengono prematuro cantare vittoria. Consenso «ampio», anche qui non unanime, sulla tenuta dell'inflazione, con il fronte capitanato dai tedeschi che vorrebbe dichiarare missione compiuta.

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