Sigarette
19 Maggio Mag 2017 0800 19 maggio 2017

Sigarette, l'ultima iniqua tassazione che si abbatte sui tabagisti

Il governo punta a recuperare oltre 200 milioni a carico dei fumatori. Colpendo i pacchetti più economici, dai 4,20 ai 4,40 euro. Mentre il mercato del tabacco riscaldato gode di sconti d'imposta del 50%. I calcoli.

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Nuova stangata per i consumatori italiani. Quando c’è da racimolare qualche miliardo le vittime preferite dallo Stato sono gli automobilisti, gli amanti dell’alcol e i fumatori. Stavolta è toccato a questi ultimi. Dopo la richiesta dell’Unione europea di approvare una manovra correttiva da 3,4 miliardi di euro, ecco che il governo Gentiloni ha deciso di aumentare le accise sulle sigarette.

SETTORE DA 200 MILA POSTI. L’esecutivo intende recuperare una cifra pari a 83 milioni nel 2017 e 125 milioni di euro nel 2018 a carico dei tabagisti, ma il settore del tabacco, che dà lavoro a circa 200 mila persone, è in cisi da anni e le cifre reali potrebbero essere parecchio inferiori alle previsioni.

FASCIA BASSA TARTASSATA. Autorevoli fonti del ministero dell’Economia riferiscono che tra le modalità di riscossione potrebbe esserci un significativo aumento dell'onere fiscale minimo con un impatto per le fasce di prezzo più basse dei pacchetti, dai 4,20 ai 4,40 euro inclusi. In estrema sintesi i consumatori più penalizzati sarebbero quelli appartenenti alla fascia medio-bassa, già propensa a spendere poco.

Una soluzione meno gravosa per i cittadini potrebbe essere quella di distribuire l’accisa su tutti i prodotti del tabacco con un aumento bilanciato che vada a colpire le varie fasce di prezzi

Secondo una ricerca condotta dall’associazione Campagne liberali, fondata da Pietro Paganini, Mario Lupo e Giammarco Brenelli, una soluzione meno gravosa per i cittadini potrebbe essere quella di distribuire l’accisa su tutti i prodotti del tabacco con un aumento bilanciato che vada a colpire tutti i prodotti e le varie fasce di prezzi delle sigarette.

«CONCORRENZA DISTORTA». Se passasse la linea del governo invece, a perderci non saranno solo il settore del tabacco e alcuni produttori, ma sarà anche il cittadino comune con reddito medio-basso e più affezionato al prodotto in questo momento. Spiegano dall’associazione a Lettera43.it: «Il prezzo dei pacchetti inevitabilmente lieviterà per affrontare l’accisa. Meno consumatori saranno propensi ad acquistare quel tipo di sigarette colpite dalla tassa e vi sarebbe una forte distorsione sul piano della concorrenza e dell’offerta con vantaggi per poche aziende produttrici e meno offerta di prodotto per tutti».

E-CIG VITTIME DEL FISCO. Si potrebbe evitare di tassare il tabacco tradizionale, già fortemente in calo, “coinvolgendo” nella composizione del gettito fiscale i nuovi prodotti che oggi godono di un regime fiscale di favore grazie a un sostanziale “sconto” del 50% elargito dal governo Renzi. Si tratterebbe di rimodulare l’imposta gravante sulle sigarette elettroniche, che dopo un boom iniziale sono finite anch’esse vittime del fisco, e di tassare anche il tabacco utilizzato dai nuovi device che non vaporizzando liquidi sono appunto prodotti del tabacco e non e-cig.

Lo sconto di tasse del 50% per il tabacco riscaldato distorce il mercato a totale svantaggio della sigaretta elettronica che di posti di lavoro ne generava 8 mila

Associazione Campagne liberali

Dal 2013 al 2015 si è passati da 8 mila addetti del settore delle sigarette elettroniche a soltanto 2.300 e le imprese coinvolte sono calate da 3 mila a mille unità. «A fronte di prezzi raddoppiati o triplicati a causa dell’imposta è sbocciato un mercato nero di contrabbando, contraffazione e smercio “fai da te” di prodotti pericolosi e non certificati con conseguenti problemi di sicurezza fisica e fiscale per il diffondersi dell’elusione», spiegano i liberali.

SVANTAGGIATE LE ELETTRONICHE. In compenso è aumentato il volume di mercato del tabacco (vero tabacco) riscaldato. Un settore che ha creato 600 posti di lavoro in più in Italia grazie a uno sconto di tasse pari al 50% rispetto alle sigarette tradizionali. «Poco importa se in questo modo si distorce il mercato a totale svantaggio della sigaretta elettronica che di posti di lavoro ne generava 8 mila», sottolinea l’associazione Campagne liberali.

Con una rimodulazione delle imposte sui liquidi delle e-cig che contengono nicotina e un reale contrasto al contrabbando il gettito stimato si aggirerebbe fra i 100 e 120 milioni

Il Tar del Lazio ha evidenziato questa iniquità della tassazione sulle sigarette elettronica rinviando la questione alla Corte costituzionale, «ma ora si è in una situazione di stallo e le accise continuano a gravare sugli affezionati consumatori e sulle piccole medie imprese del settore», dicono i liberali. Se si attuasse una rimodulazione delle imposte di consumo sui liquidi delle sigarette elettroniche che contengono nicotina e si effettuasse una reale attività di contrasto al contrabbando, il gettito stimato si aggirerebbe fra i 100 e 120 milioni di euro.

«LO STATO CONTINUA A PERDERE». «Sarebbe poi opportuno agire sul piano dell’equità attraverso un allineamento dell’accisa che coinvolga i nuovi prodotti come il “tabacco riscaldato”. Per ogni punto percentuale di consumatori che passa dalla sigaretta tradizionale al nuovo device», spiegano i liberali, «lo Stato perde all’incirca 65 milioni di gettito fiscale che invece rimangono a un solo produttore».

MODI DIVERSI PER OTTENERE 200 MILIONI. «Sommando i circa 65 milioni appena accennati e i 100-120 derivanti dal segmento sigaretta elettronica si otterrebbero all’incirca i 200 milioni previsti dalla manovra correttiva e scaricati ora unicamente sulle sigarette di fascia medio-bassa e dunque su una fascia particolare di cittadini in modo iniquo», concludono i membri dell’associazione.

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