Margrethe Vestager
20 Maggio Mag 2017 0900 20 maggio 2017

Le banche venete nel triangolo fra Commissione Ue, Bce e Roma

L'esecutivo europeo chiede maggiore capitale privato. Francoforte darebbe l'ok a più capitale pubblico. Mentre il Tesoro vuole uno sconto da quota 700 milioni. Da far pagare con la solita operazione di sistema. 

  • ...

Al ministero dell’Economia il triangolo forse l’avevano considerato. E in effetti sul caso delle banche venete di triangolo si tratta. Per Banca popolare di Vicenza e Veneto Banca la Commissione ha chiesto un altro miliardo di euro di capitali privati. Solo così, secondo l'esecutivo Ue, si può ripianare il buco di bilancio lasciato dalla necessaria svalutazione di una mole di crediti deteriorati superiori rispettivamente al 50 e al 60%. E per farlo, secondo le regole Ue, non possono essere usati i capitali pubblici messi a disposizione con il decreto Salva banche di dicembre 2016, utilizzabili solo in caso di ricapitalizzazione precauzionale e cioè in casi in cui gli istituti di credito risultino in ogni caso solvibili.

LA COMMISSARIA CON LA SCHIENA DRITTA. La notizia è filtrata dall'ufficio di Margrethe Vestager, commissaria Ue alla Concorrenza, ammirata per la sua capacità di applicare le stesse regole a tutti che si tratti di aiuti di Stato o di violazioni perpetrate dai colossi della Silicon Valley, come Facebook o Apple. Ma sulla gestione del caso veneto in realtà è in corso un negoziato serrato con la Banca centrale europea - e la numero uno della sorveglianza Danièle Nouy - e ovviamente il nostro ministero dell'Economia.

CAPITALE PUBBLICO INIZIALE A 1,3 MILIARDI. Le posizioni sono assai diverse: secondo fonti vicino al dossier a Francoforte avallerebbero anche una quota maggiore di capitale pubblico in nome della stabilità del sistema finanziario. E il nostro governo gioca di sponda tra le due capitali d'Europa per abbassare la soglia della richiesta a 700 milioni. Mentre dalla Commissione è trapelato anche che la cifra di partenza era di 1,3 miliardi. Tanto che, interpellato in proposito, un portavoce dell'esecutivo Ue si limita a dire: «La Commissione europea, il Meccanismo di vigilanza unico e le autorità italiane stanno lavorando fianco a fianco. Stono stati fatti progressi e vi terremo informati».

Fabrizio Viola, ex Mps, ad della Banca popolare di Vicenza.

Poche centinaia di milioni possono fare la differenza perché, come ha ammesso l'amministratore delegato dui BpVi Fabrizio Viola in occasione della assemblea di fine aprile 2017, la grande iniezione di capitale che serve ai due istituti per sopravvivere - e anche urgentemente, questione di pochi mesi - «può solo essere data dallo Stato, non essendoci soci privati interessati a investire».

CONTINUA CONDIVISIONE DEL RISCHIO. Il Fondo Atlante, che diventando azionista unico dei due istituti veneti ha smentito la sua stessa missione - doveva essere la nostra grande bad bank privata, con un effetto leva da 50 miliardi, promettevano il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan e l'ex Unicredit Federico Ghizzoni -, ha già annunciato di essere pronto a fare la valigie. E quindi con tutta probabilità l'ulteriore richiesta di liquidità sarà rivolta ai soliti e pochi noti: le altre banche, in una continua condivisione del rischio che finora è diventata una progressiva, ripetuta, ma non risolutiva socializzazione delle perdite.

SPERANZE SULLE FONDAZIONI BANCARIE. Di certo il governo sta già sondando le disponibilità: da Unicredit, già fuggita da un accordo di garanzia - a questo punto chissà quanto spontaneo - per l'aumento di capitale di BpVi, a Intesa SanPaolo e gli istituti minori, tutti possibili contribuenti dell'ennesima operazione di sistema. E le speranze sono soprattutto sulle fondazioni bancarie, già protagoniste di tutti i piani, anche se non proprio riusciti, messi in campo finora.

Solo nel 2016 la raccolta diretta, l'ossigeno di un istituto di credito, è crollata del 17,8% per Veneto Banca e del 14% a Vicenza, mentre aumentano i soldi da rimborsare ai soci truffati

Giuseppe Guzzetti, presidente dell'Acri e numero uno di Cariplo, è talmente uomo di sistema da essersi intestardito a non svalutare gli investimenti di Atlante, al punto da sfiorare il falso in bilancio pur di difendere la sua stessa creatura. E anche questa volta potrebbe mettersi a disposizione.

SALVATAGGIO, TEMPO QUASI SCADUTO. Resta da capire dove porteranno tutti questi sforzi. Viola non ha nascosto che la vita o la morte delle due banche, senza salvataggio pubblico, è questione di pochi mesi. Per ora le obbligazioni a garanzia statale sono riuscite a tamponare efficacemente i buchi di liquidità, ma solo nel 2016 la raccolta diretta, l'ossigeno di un istituto di credito, è crollata del 17,8% per Veneto Banca e del 14% nella vicina Vicenza, mentre dai tribunali continuano ad arrivare sentenze favorevoli ai soci truffati dalla vecchia gestione e quindi soldi da rimborsare. Il modello di businesse è completamente da rivedere.

QUESTO È ACCANIMENTO TERAPEUTICO? E così, in attesa di capire se le trattative nel triangolo Bruxelles, Francoforte e Roma modificheranno ancora i numeri, le richieste della Commissione possono valere anche come un suggerimento: e cioè valutare se sia o meno un caso di accanimento terapeutico.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati