Vicenza
24 Maggio Mag 2017 2153 24 maggio 2017

Banche venete, fumata nera con l'Ue e spettro bail in

Crescono le preoccupazioni per le sorti della Popolare di Vicenza e di Veneto Banca. I due istituti sperano nell'intervento del governo.

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Il lungo faccia a faccia a Bruxelles con la direzione generale per la concorrenza della Commissione Ue ha fatto lievitare le preoccupazione per le sorti della Popolare di Vicenza e di Veneto Banca, che vedono farsi più concreto il rischio bail in. Così i due istituti adesso si aspettano un intervento deciso del governo, anche sulla base del decreto salvarisparmio di dicembre, con cui sono stati stanziati 20 miliardi per il salvataggio delle banche in crisi.

I VERTICI A COLLOQUIO COL TESORO. Il 25 maggio è in programma un nuovo appuntamento, a Roma, con il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan e i vertici dei due istituti. Fra i punti in discussione ci sarà la richiesta dell'Ue di un maggior coinvolgimento dei privati nella ricapitalizzazione. Chi si aspettava che l'appuntamento di Bruxelles fosse l'occasione per un passo indietro della Commissione è rimasto deluso.

VIOLA DRIBBLA LE DOMANDE DEI CRONISTI. Le risposte laconiche dei protagonisti della trattativa non aiutano a rasserenare il clima. Arrivando all'appuntamento insieme l'ad di Veneto Banca, Cristiano Carrus, l'addella Popolare di Vicenza, Fabrizio Viola, ha dribblato i cronisti, che chiedevano se fosse ottimista sulla trattativa, con un «non lo so» che non lasciava presagire nulla di buono. Mentre ieri il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, aveva opposto un «non commento» all'ipotesi di risoluzione per le due banche.

TRATTATIVA SU PIÙ FRONTI. La trattativa verte su più fronti, dallo schema di fusione dei due istituti agli esuberi, dai modi con cui raggiungere i 6,4 miliardi di ricapitalizzazione chiesti dalla Bce a quelli per smaltire i 9,6 miliardi di sofferenze lorde. Al momento, però, l'ostacolo più grosso è rappresentato dal contributo di circa un miliardo di euro che l'Unione europea vorrebbe veder arrivare dai privati, per alleggerire l'intervento pubblico. «Francamente» - ha detto il consigliere delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina - «io partirei dal presupposto che i privati hanno già perso o stanno perdendo soldi. A questo punto garantite la possibilità di mettere in sicurezza queste banche attraverso l'intervento pubblico», con il decreto Salvabanche di dicembre. È invece in dirittura d'arrivo il confronto europeo di Montepaschi.

RESTA L'INCOGNITA DEGLI ESUBERI. All'accordo manca però qualche tassello, come quello degli esuberi. L'Ue non ha messo sul tavolo una cifra, ma ha chiesto un deciso taglio ai costi. Mps, però, non ha troppi fronti su cui agire, se non quello del personale. Così, il punto di caduta si tradurrebbe in circa 10 mila esuberi. Una cifra che Siena ritiene spropositata

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