Veneto Banca
25 Maggio Mag 2017 1146 25 maggio 2017

Banche venete, Padoan: «Esclusa ipotesi bail-in»

Il ministro dell'Economia: «Garanzie pubbliche per la liquidità». Ma le vie d'uscita sono poche. Bruxelles vuole che i due istituti trovino 1 miliardo di euro dai privati, prima della ricapitalizzaizone precauzionale.

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Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan.

Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, ha provato a rassicurare azionisti, obbligazionisti e correntisti di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Dichiarando che il bail-in è «un'ipotesi esclusa». Ma dopo l'incontro a Bruxelles fra i vertici dei due istituti e i rappresentati dell'Unione europea, si è materializzato quel rischio di risoluzione che prima nessuno aveva voluto evocare.

L'amministratore delegato della Popolare di Vicenza, Fabrizio Viola, ha portato a casa le parole confortanti del titolare del Tesoro: «Prendo atto delle dichiarazioni del ministro». In realtà, di vie d'uscita non ce ne sono molte. La Commissione europea vuole che le banche trovino 1 miliardo dai privati, in modo da rafforzare la cassa comune prima della ricapitalizzazione precauzionale da 6,4 miliardi di euro, che metterebbe i due istituti sotto il controllo dello Stato, scongiurando il loro fallimento.

DOVE TROVARE IL TESORETTO? Dove trovare quel tesoretto è stato l'argomento del confronto fra Padoan e i dirigenti delle venete, fra cui Viola e l'amministratore delegato di Veneto Banca, Cristiano Carrus, a cui hanno partecipato anche rappresentanti di Bankitalia. Il governo avrebbe a disposizione i 20 miliardi di euro stanziati a dicembre con il decreto salvarisparmi. Quindi, ha fatto sapere il Tesoro, «sotto il profilo della liquidità, Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca dispongono di tutte le garanzie pubbliche necessarie».

MESSINA HA CHIUSO IL RUBINETTO DI ATLANTE. Ma si tratta, appunto, di fondi di Stato e l'Ue non pare intenzionata a concedere deroghe rispetto la natura privata dell'intervento. Il Fondo Atlante, attuale proprietario delle venete, ha ancora dei soldi da parte, ma chi lo ha finanziato preferisce che li spenda per comprare crediti deteriorati, come da sua originaria vocazione. Il consigliere delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, ha detto che nelle crisi bancarie «i privati hanno già perso o stanno perdendo soldi», ora basta.

A RISCHIO 11 MILA DIPENDENTI. Insomma, trovare qualcuno che spontaneamente metta mano al portafogli è impresa difficile. Per questo dal Veneto è partito un appello al governo, affinché batta i pungi sui tavoli di Bruxelles o vada a bussare in maniera convincente alla porta di qualche privato facoltoso. A crollare in caso di bail-in sarebbero due realtà nate nella seconda metà dell'Ottocento, nel 1866 la Popolare di Vicenza e nel 1877 l'allora Popolare di Montebelluna, che, in totale, contano più di 11 mila dipendenti e più di mille sportelli, con una clientela composta principalmente da privati, professionisti e piccole-medie imprese.

PER BRUXELLES «CONTATTI COSTRUTTIVI». L'obiettivo del dialogo con le autorità europee, ha fatto sapere il ministero dell'Economia al termine dell'incontro, è trovare una «soluzione che garantisca la stabilità delle due banche venete e salvaguardi integralmente i risparmiatori». La Commissione europea, la Bce e le autorità italiane «stanno lavorando fianco a fianco» e «sono in corso contatti costruttivi», ha assicurato un portavoce della Commissione.

SINDACATI PRONTI SCENDERE IN PIAZZA. Ma restano le preoccupazioni dei sindacati, che chiedono al governo di non accettare ricatti dall'Europa e annunciano una fase di mobilitazione, con «una manifestazione a Bruxelles entro giugno». Mentre il governatore del Veneto, Luca Zaia, aspetta «un colpo di reni da parte del governo, che eserciti fino in fondo i suoi poteri e la sua autorevolezza».

SMENTITE LE VOCI SULLE DIMISSIONI DI VIOLA. Il punto verrà fatto nei due consigli di amministrazione delle banche venete. Fra le ipotesi che sono circolate, c'era pure quella secondo cui i consiglieri si sarebbero presentati dimissionari all'appuntamento. Ma non pare sia questa l'intenzione dei board. BpVi, in particolare, ha fatto sapere che è «destituita di ogni fondamento» la voce secondo cui Fabrizio Viola intenderebbe fare un passo indietro. Intanto Veneto Banca deve fare i conti anche con un'altra tegola: la multa da 5 milioni di euro dell'Antitrust per aver concesso mutui in cambio dell'acquisto di azioni dell'istituto.

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