Birra Artigianale
28 Maggio Mag 2017 1100 28 maggio 2017

Il business globale dei birrai artigiani

Il Brew Dog, diventato grande con l’azionariato diffuso, oggi ha 50 pub nel mondo e aprirà un beer hotel. Mentre il Birrificio Lambrate è anche a Berlino. E le multinazionali si adeguano. L'articolo su pagina99.

  • PAOLO MARTINI
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Nelle sfumature della nuova Milano da bere si nota ormai un segno tra il giallo e il rosso: è il colore di un’altra movida, di quelli che preferiscono le bionde, con una decisa tendenza verso l’ambrato e il ramato, per via del successo degli stili di birra ad alta fermentazione. Un quasi rosso che s’intona anche al segno, per così dire, politico-culturale di questo fenomeno: nei brew pub, ossia i bar che producono la birra che vendono, è facile vedere il poster di Che Guevara o trovare magari una copia de il Manifesto, e un piccolo produttore locale è arrivato persino all’ultimo corteo del 25 aprile, coi carretti nati per i mercatini hipster del sabato.

PARENTE DELLE CANNABINACEE. Già, intorno alle birre artigianali fermenta anche la nuova vita sociale, decisamente più easy e meno sovraeccitata della movida tradizionale, anche perché il luppolo è un parente stretto, non solo botanico, delle cannabinacee.

Obama mentre sorseggia una birra.

Rinascimento brassicolo: dalla periferia al cuore della movida di Milano

In certe serate a Milano, quando magari c’è qualche appuntamento di dj set o di musica dal vivo, all’esterno dei pub s’accalcano piccole folle. E dalla periferia Nord-Est del Birrificio Lambrate, nello storico quartiere intorno a Città Studi dove è cominciato il rinascimento brassicolo, le birre artigianali hanno man mano conquistato i quartieri centrali e borghesi: tutto è cominciato grazie alla gentilezza delle ragazze dell’Hop, di fronte alla Rotonda della Besana, poi sono arrivati i locali specializzati, come il Lambic di via Friuli per lo stile belga.

ANCHE IN COLONNE E A GARIBALDI. E oggi le birre di qualità alla spina sono addirittura davanti alle Colonne di San Lorenzo, con Tutti Fritti, dietro alla Bocconi con La birrofila, e persino in certi bar della movida “garibaldina”, come il Manhattan.

Il business della birra artigianale ha avuto un boom negli ultimi anni.

Gli scozzesi apripista: la rivoluzione di due post punkettoni

Tra i birrofili si cita spesso Goethe a proposito dell’idea che un viaggiatore non possa conoscere bene la geografia dei luoghi che visita, se non sa esattamente dove trovare una mescita di buona birra. Questo sano principio ispiratore, non a caso attribuito allo scrittore che ha inventato il concetto di letteratura mondiale, è ormai di più facile applicazione grazie a fenomeni come il birrificio indipendente scozzese Brew Dog, che gestisce pub in mezzo mondo, anche a Firenze, Bologna, Roma e si dice presto a Milano.

MEGA AZIONARIATO DIFFUSO. Il Brew Dog è un caso da manuale ormai anche per il mondo della finanza: due simpatici post punkettoni che si erano stufati di bere in giro solo birre industriali si sono chiusi da soli con il loro cane in un capannone affittato in quel di Frasenburgh, un borgo marino del Nord Est della Scozia famoso per la pesca di crostacei e per gli antichi fari, e nel 2007 hanno prodotto i loro primi mille ettolitri di birra; dopo appena otto anni di attività, ancora arrabbiati con le banche per i primi finanziamenti a tassi spaventosi, hanno voluto fare il salto nel mondo della globalizzazione grazie al più grande caso di azionariato diffuso (Equity for Punks IV), e dal 2015 sono diventati una realtà da mezzo migliaio di dipendenti, 134 mila ettolitri di birra e una cinquantina di bar nel mondo. E adesso stanno ripetendo con successo un’operazione di crowdfunding per partire con un singolare progetto alberghiero sempre a tema birra, il primo beer hotel negli Stati Uniti, a Colombus, Ohio.

Merkel con il suo boccale.

Bionde e turismo: la stessa dignità di una grande azienda enologica

Il turismo a tema, dal Belgio all’Irlanda, funziona anche per spiegare quanto sia significativo il fenomeno. In Italia, per esempio, è facile trovare qualche agenzia inglese specializzata che offra viaggi all’insegna dell’abbinamento per noi inconsueto di vino e birra, soprattutto nell’area del Nord-Ovest, tra Liguria e Piemonte.

LOCALI DI MESCITA E RISTORAZIONE. E così le prime sedi storiche del Baladin di Teo Musso, storico imprenditore della covata Slow Food-Eataly, hanno raggiunto la stessa dignità di una grande azienda enologica. Nel Sudtirolo italiano da alcuni anni una decina di birrifici artigianali si sono consorziati per offrire un itinerario birrario e gastronomico, soprattutto al turista che proviene dalle nazioni del Nord Europa, tedeschi in primis. Certo, questi birrifici sudtirolesi vantano locali di mescita e ristorazione ampi e a volte davvero particolarmente di richiamo, persino sul piano storico, come l’Hofer nella gola dei Sassoni o il Ca’ de’ Bezzi di Bolzano, che era la più antica osteria della città.

La birra artigianale è diventata paradigma di un altro capitalismo.

Boccali che sanno di vino? Se lo sapesse Kafka...

Cent’anni fa un giovane Franz Kafka annotava sul diario: «La birra a Milano ha odore di birra, ma sa di vino» (da Questo è Kafka? di Reiner Stach, Adelphi, 2016). Chissà che cosa direbbe oggi che le birre artigianali made in Milano hanno conquistato la Germania. Il Birrificio Lambrate nel 2017 ha aperto un pub anche a Berlino e sempre più spesso vengono birrai da tutto il mondo, persino americani e inglesi, per collaborare a fare qualche nuova birra con il pluripremiato mastro lambratese Fabio Brocca.

RICONOSCIMENTI INTERNAZIONALI. Del resto, anche se ottimi birrifici artigianali si trovano ovunque in Italia, è nel cuore del Nord che la concorrenza di altissimo livello non manca da anni: il fondatore del Birrificio Italiano di Como, Agostino Arioli, viene considerato un pioniere e un mastro birrario di grande livello continentale da anni. Poi, ci sono stati casi addirittura d’immediati riconoscimenti internazionali, dal Brewfist di Codogno al Toccalmalto di Fidenza, per stare sugli stili di birra molto amati nei Paesi di lingua inglese, fino al Montegioco sui colli tortonesi, un angolo da grande Belgio birrario in Italia.

MULTINAZIONALI IN CONTROFFENSIVA. Ma ora si sono svegliati pure i colossi multinazionali industriali della birra e hanno lanciato una controffensiva presentando sul mercato nuove linee seducenti, di false birre artigianali, oppure acquistando qualche birrificio artigianale per avere da proporre uno o due spine di qualità nei loro pub, da mettere accanto alle linee più industriali. La multinazionale belga Ab Inbev ha cominciato con la Goose Island, e ora si è spinta fino al reatino, con l’acquisizione della Birra del Borgo di Borgorose; Heineken si è presa dalla Lagunitas californiana alla Mort subite francese; Carlsberg, per esempio, ora ha scelto di spingere in tutta Europa anche le bionde della Brooklyn, nel cui capitale sono entrati al 20% i giapponesi della Kirin.

UNA NUOVA IMPRENDITORIALITÀ. La birra artigianale, del resto, è diventata anche un paradigma di nuova imprenditorialità e di un altro capitalismo, come si è detto a partire dal caso Brew Dog. Vedremo presto come finirà la sfida, e se a vincere stavolta sarà l’Internazionale dei birrai artigiani.

Questo articolo è tratto dal nuovo numero di pagina99, "manifesto per riformare l'economia dei lavoretti", in edicola, digitale e abbonamento dal 26 maggio al 2 giugno 2017.

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