Ilva a Arcelor-Mittal-Marcegaglia
30 Maggio Mag 2017 1545 30 maggio 2017

Ilva, i sindacati denunciano: «Inaccettabili 6 mila esuberi»

Il numero è previsto da entrambi i piani industriali presentati dalle due cordate in gara: Arcelor Mittal-Marcegaglia, in vantaggio per l'aggiudicazione finale, e gruppo Jindal.

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I sindacati considerano «inaccettabili» i circa 6 mila esuberi previsti dai piani industriali di entrambe le cordate che hanno presentato un'offerta per l'aggiudicazione dell'Ilva di Taranto. Le organizzazioni dei lavoratori lo hanno detto al termine dell'incontro al ministero dello Sviluppo economico, alla presenza del ministro Calenda e dei commissari straordinari che attualmente gestiscono lo stabilimento.

SINDACATI UNITI. Il numero è previsto da entrambi i piani industriali delle due cordate in gara: Arcelor Mittal-Marcegaglia, in vantaggio per l'aggiudicazione finale, e gruppo Jindal. I sindacati incontreranno di nuovo il ministro Calenda il primo giugno, per esprimere ufficialmente il loro parere. Ma sono già uniti e sul piede di guerra. Per Fim, Fiom e Uilm si tratta infatti di una «riduzione di occupazione inaccettabile».

IL TENTATIVO DI MODIFICARE I NUMERI. Il tentativo è far modificare i numeri, tanto più pesanti se si pensa che attualmente il gruppo Ilva lavora a scartamento ridotto e con 4.100 dipendenti in cassa integrazione (3.300 tra Taranto e Marghera e 800 tra Genova e Novi). Secondo quanto riferito dai sindacati, il piano Arcelor Mittal-Marcegaglia, che punta a 4 miliardi di ricavi nel 2024, prevede 4.800 esuberi da subito per poi salire a 5.800 nel 2023. Tenuto conto che il gruppo Ilva ha in tutta Italia 14.200 dipendenti, questo significa che si partirebbe con una forza lavoro di 9.400 addetti per poi scendere a 8.400 nel 2023.

GRAN PARTE DEGLI ESUBERI COPERTI DALLA CIGS. La cordata guidata dal gruppo Jindal prevede invece 6.400 esuberi, con una forza lavoro di circa 7.800 addetti alla fine del 2018 per poi risalire fino a 10.800 nel 2024. Differente fra le due cordate anche il costo medio annuo per lavoratore, che per Arcelor Mittal-Margegaglia arriva a 52.000 euro nel 2023 mentre per Jindal a 44.000 euro nel 2023. Nel corso dell'incontro è stato comunque sottolineato che l'attuale cassa integrazione copre e coprirà la gran parte degli esuberi, potendo anche venire incrementata in futuro.

LANDINI CRITICA ENTRAMBI I PIANI. «Si continua ad addossare sul lavoro la responsabilità di tenere in piedi aziende strategiche per il Paese», ha detto il leader della Fiom, Maurizio Landini, sottolineando che in entrambi i piani oltre all'alto numero di esuberi c'è anche il costo annuo medio degli addetti a evidenziare una riduzione degli stipendi.

JINDAL TENTA UN RILANCIO. Per quanto riguarda Jindal, è difficile che la sua offerta possa rientrare in gioco. Anche se il presidente indiano del gruppo, Sajjan Jindal, ha incontrato il ministro Calenda per tentare un rilancio sul prezzo. Secondo indiscrezioni avrebbe offerto 600 milioni di euro in più, arrivando a 1,8 miliardi di euro, lo stesso prezzo offerto dai concorrenti. La possibilità di un rilancio, però, non è prevista dalla procedura di vendita, anche a causa dell'eccessivo allungamento dei tempi che questo comporterebbe.

LE ORGANIZZAZIONI DEI LAVORATORI NON INTENDONO MOLLARE. Nel momento in cui con decreto del ministro dello Sviluppo economico ci sarà l'aggiudicazione dell'Ilva e il passaggio degli asset alla cordata vincente, si aprirà il vero confronto con i sindacati sul piano industriale. E a quel punto, avvertono le organizzazioni dei lavoratori, il loro parere «sarà vincolante».

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